Carlos Dámaso Martínez – Serial

23Titolo: Serial

Autore: Carlos Dámaso Martínez

Editore: Edizioni Arcoiris

Anno: 2016

Pagine: 92

Prezzo: € 10,00

“«Ho il presentimento che la vicenda non sia finita qui.» disse poi.
«Forse» ribatté Ángel. «Io do per scontato che nessuna serie si chiude come un cerchio qualsiasi».”

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Lo ammetto: pur essendo un amante degli intriganti misteri della letteratura gialla e dei brividi e della suspense che infonde al lettore un thriller ben congegnato, non mi ero ancora avvicinato ad un vero e proprio romanzo poliziesco e dalle autentiche tinte noir, ancor meno ambientato in Sud America. Ci ha pensato Edizioni Arcoiris a fornirmi l’occasione ideale per approcciarmi al genere, proponendo nella loro collana Gli Eccentrici il breve romanzo “Serial” dell’argentino Carlos Dámaso Martínez.

Un’Argentina corrotta e inquietante fa da sfondo perfetto alla turpe vicenda dipinta da Dámaso Martínez, che ci catapulta immediatamente e senza tanti fronzoli nel cuore della narrazione, lasciandoci storditi e irrequieti. Una serie di morti stanno lentamente lasciando sotto shock l’intera società argentina. Cadaveri che appartengono a individui in apparenza senza alcun legame tra di loro ma che, scavando a fondo, sembrano essere strettamente avvolti da un filo tanto sottile quanto letale. I media e l’opinione pubblica li hanno catalogati come suicidi, ma chi ha il coraggio e la ferma volontà di squarciare il velo e guardare con decisione cosa c’è al di sotto, non può ignorare gli indizi che portano ad una più oscura ed allarmante verità. Il lettore viene guidato, attraverso la torbida nebbia che circonda il mistero, da due personaggi tanto singolari quanto diametralmente opposti l’uno all’altro. Montes è uno degli uomini di punta della malavita argentina, costantemente con il dito sul grilletto e i sensi tesi a percepire il pericolo. Proprio lui ci accompagnerà all’interno della corruzione e dell’inquinamento morale delle istituzioni argentine, tra regolamenti di conti e lavoretti sporchi per eliminare scomodi testimoni. Quello di Montes è uno sguardo lucido e spietato, consapevole di ogni propria azione, che non cerca redenzione ma punta soltanto alla propria sopravvivenza. Secondo protagonista è il giornalista televisivo Ribba, testardo e diffidente, il cui unico scopo è la ricerca della verità, anche se quest’ultima potrebbe rivelarsi particolarmente scomoda. Ed è proprio lui il primo agguerrito sostenitore sulla falsità dell’ipotesi dei suicidi, che considera una messinscena architettata ad arte per coprire qualcosa che deve rimanere accuratamente sepolto. Grazie all’aiuto di Ángel, un amico informatore, e alle mail inviate da un fantomatico ammiratore informato sui fatti, Ribba riuscirà a dare un senso alla misteriosa catena di morti. Parallelamente Montes scoprirà che la sua vita è in pericolo e che al centro degli inspiegabili suicidi potrebbe esserci proprio lui.

Con una narrazione diretta ed efficace, Dámaso Martínez ci regala una storia che non lascia un attimo di respiro, caratterizzata da un ritmo serrato e senza pause. Ad ogni pagina che voltiamo, pare quasi che acque torbide e gelate invadano la nostra mente, lasciandoci spaesati e tremanti. Un’oscurità inquietante e piacevole allo stesso tempo, che ci insinua più di un dubbio, per poi svelarli in modo lento e ambiguo. Un romanzo breve ma denso, che può essere perfetto per addentrarsi nei meandri del genere poliziesco, proprio come è capitato a me.

Voto: 3,5/5

Mr. P.

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Émilie De Turckheim – Una primavera tranquilla

Titolo: Una primavera tranquilla

Autore: Émilie De Turckheim

Editore: Edizioni Clichy

Anno: 2016

Pagine: 158

Prezzo: € 15,00

“Nessuno può essere solo giorno o solo notte. Lucette dice che viviamo tutti all’imbrunire. Significa che ci troviamo tutti nel momento della giornata in cui non fa né giorno né notte e da lontano non si può mai sapere se uno è l’uno o l’altro.”

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Cosa c’è di meglio, quando il sole estivo incombe sulle nostre teste, che godersi una sana lettura? Magari un giallo pieno di intrighi e di mistero, genere letterario perfetto per trascorrere qualche ora ossigenando il cervello e magari provando anche qualche piccolo brivido lungo la schiena. Se avete già dato fondo a tutta la collezione di Conan Doyle e della Christie che avete in libreria, ci pensa Edizioni Clichy a darvi lo spunto per nuove letture. È nata infatti la collana “Quai des Orfèvres”, che vuole essere un’esplorazione nel mondo del giallo classico e del noir da una prospettiva focalizzata sui risvolti umani e psicologici. Il compito di inaugurare la collana tocca a Émilie De Turckheim, scrittrice francese di 36 anni, e al suo “Una primavera tranquilla”, primo libro dell’autrice a essere tradotto in Italia.

Paragonato per atmosfera al capolavoro “Dieci piccoli indiani”, la vicenda è narrata attraverso gli occhi di Aimé, ragazzo dalla mentalità infantile e, soltanto apparentemente, innocente. Proprio il racconto in prima persona di Aimé, personaggio poco acculturato e affetto da ritardo mentale, caratterizza lo stile di scrittura dell’intera opera. Un modo di esprimersi semplice ed elementare, che non appesantisce la narrazione, ma anzi ci fa immergere totalmente all’interno della storia. Tutto prende il via quando Monsieur Louis, ricco tenutario proprietario di una villa immersa nella campagna francese, muore a causa di un colpo di fucile. Aimé, tuttofare da anni al servizio di Monsieur Louis, scopre che, nel proprio testamento, il suo datore di lavoro ha deciso di lasciare in eredità la casa e i boschi che la circondano ai suoi cinque migliori clienti. Questo perchè ogni anno, in autunno, la villa viene trasformata in albergo per dare rifugio ad ospiti benestanti che giungono da ogni parte del paese per cacciare nei boschi di Monsieur Louis. Ciò disturba enormemente Aimé, ma soprattutto Martial, altro dipendente della tenuta, orribilmente sfigurato in volto a causa di un misterioso incidente. Da quando ha subito la mutilazione, Martial balbetta continuamente, ha paura di scorgere il proprio riflesso negli specchi e cerca in tutti i modi di sfuggire agli sguardi curiosi e terrorizzati dei clienti. Ma qual è stato il disgraziato incidente che ha causato la malformazione al viso del povero Martial? E perchè Aimé, quando viene interpellato in merito, sigilla le labbra senza sputare fuori una sola parola? Un primo enigma inizia a farsi strada nella mente del lettore: cosa nasconde il torbido passato di Martial? I cinque invitati giungono quasi in contemporanea alle porte della villa campestre, allettati dalla concreta notizia di un’eredità: non serve altro che attendere il notaio, decidere la spartizione della tenuta in parti uguali e il gioco è fatto. Così si presenta davanti ad Aimé e Martial un quintetto piuttosto disomogeneo e caratteristico di individui appartenenti al genere umano: una coppia poco raccomandabile, un ispettore di polizia ormai in pensione, un enigmatico militare e il tenutario di una casa chiusa. Cinque personaggi che apparentemente non hanno assolutamente nulla in comune, tranne l’essere stati clienti di Monsieur Louis. Ma siamo davvero sicuri che non ci sia un sottile filo invisibile che li lega in modo fragile ma indissolubile? Inizia così la lunga attesa per l’arrivo del notaio, previsto per il giorno dopo, che viene ingannata dai racconti dei nuovi venuti circa il loro primo incontro con Monsieur Louis, inframmezzata dalle osservazioni involontariamente ironiche e pungenti di Aimé. Ma la prospettiva di una tranquilla e rilassata serata, viene sconvolta da un’orribile tragedia, che getta nel panico l’intero casolare. Come se non bastasse, trascorsa la nottata, il giorno seguente il notaio tarda ad arrivare, mentre il nervosismo aumenta, quasi a significare che ci sia qualcosa di più alla base del testamento. Un indizio dopo l’altro, l’autrice ci mette di fronte alla sconcertante verità, che esplode in un finale perfetto, anche se forse un po’ prevedibile. Un’attenzione particolare la merita inoltre Lucette, l’unico vero amore di Aimè, ormai perduto per sempre, dispensatrice di piccole perle di saggezza, proprio attraverso i ricordi del ragazzo.

Émilie De Turckheim confeziona un ottimo giallo classico, che ha tutte le caratteristiche proprie del genere, arricchito da un’approfondita analisi psicologica dei personaggi. Una lettura agile e coinvolgente, che trasporta il lettore per qualche ora nelle stupende (ed inquietanti) campagne francesi, regalando una storia avvincente che si legge tutta d’un fiato. Una buonissima prima uscita per la nuova collana di gialli edita da Edizioni Clichy che, sono sicuro, saprà regalarci altre piccole perle letterarie come questa.

Mr. P.

Voto: 4/5

Joseph Incardona – La metà del Diavolo

Titolo: La metà del Diavolo

Autore: Joseph Incardona

Editore: NN Editore

Anno: 2016

Pagine: 278

Prezzo: € 17

“Come se gli uomini avessero bisogno di una catastrofe per capire cosa stanno perdendo. Come se riavvicinarsi potesse improvvisamente cambiare il corso degli eventi.”

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Con il giungere dell’estate ci si trova molto spesso, letterariamente parlando, di fronte a due scelte: o ci si rimbocca le maniche e si affronta il “libro-mattone”, quello super spesso di cui si è sempre rimandata la lettura durante l’anno per mancanza di tempo – quale occasione migliore delle vacanze, dunque? – , o ci si affida ad un buon vecchio thriller (che in alcune varianti può anche essere un giallo), pronti a tuffarsi tra misteri, colpi di scena e psicopatici assassini. Proprio avendo in mente quest’ultimo tipo di lettura mi sono avvicinata a “La metà del Diavolo”, un libro che sembrava avvincente al punto giusto, ma che da subito mi ha attratta anche per qualcos’altro. Una citazione postata da NN Editore, infatti, mi ha convinta nel profondo che sotto all’etichetta del genere, ci fosse altro. Leggendolo, non mi sono affatto ricreduta, anzi: avevo ragione al cento per cento. Joseph Incardona non ha scritto soltanto un’opera dalle tinte thriller e noir, ha ispezionato l’animo umano, i suoi tormenti, i suoi istinti, le sue paure, la sua forza. Incardona è riuscito a trascinarmi nei meandri della mente dei suoi personaggi, mai totalmente cattivi nè totalmente buoni, pieni di sfumature, dovute per lo più alle loro storie, mai banali, e spesso tragiche. La copertina (nota di merito ad NN Editore per la scelta dei progetti grafici, sempre meravigliosi!) rispecchia perfettamente il cuore del libro: un’autostrada vuota ed un’automobile che si dirige verso una bocca sconosciuta, aperta, pronta ad inghiottirla. La disperazione, l’ignoto, il nulla.

A Pierre Castan la vita ha riservato un destino totalmente diverso da quello che lui si immaginava; le premesse per trascorrere una vita felice c’erano tutte: una moglie, una figlia, un lavoro da medico legale. Famiglia, esperienza, successo. Tutto questo improvvisamente gli è stato portato via quando la piccola Lucie è scomparsa. Pierre lo sa, ormai si è rassegnato all’idea di non rivederla mai più: non si è dileguata magicamente e non è fuggita via, la sua bambina è stata rapita e sente, come lo può sentire un padre, che il suo cuore ha cessato di battere. Di fronte ad una tragedia del genere, un uomo o si arrende, accettando ciò che gli è stato riservato, dandosi risposte più o meno vaghe, rassegnandosi; o diventa tormentato, ossessionato ed ostinato nel voler trovare chi gli ha rovinato l’esistenza, con un solo scopo in mente: la vendetta. La strada che Pierre Castan ha deciso d’intraprendere è proprio la seconda: da mesi vive vagabondando per il tratto di autostrada in cui sua figlia è sparita, cercando una traccia, un piccolo indizio, spiando, parlando con sconosciuti. Sua moglie, Ingrid, si è rinchiusa in casa, attende notizie attaccata al telefono, trascorre la sua esistenza mettendo in atto compulsioni (auto)erotiche e bevendo Bloody Mary, disperata. La situazione di stallo in cui la coppia si trova, però, cambia improvvisamente quando un’altra bambina (ormai la terza nel giro di poco tempo) scompare sull’autostrada: il lettore stesso assiste al suo ultimo pranzo in autogrill, ai suoi genitori in crisi, al suo rapimento. Non è più un caso, non è più una coincidenza ormai: c’è la stessa persona dietro tutto questo orrore, qualcuno che vediamo muoversi lentamente, attento in ogni suo gesto, un emarginato, un escluso, un sadico. Intervengono allora il capitano Julie Martinez, affiancato dal tenente Gaspard e dalla sua squadra: è una corsa contro il tempo, due fazioni opposte che desiderano giungere allo stesso obiettivo, con fini però diversi. Riuscirà la polizia ad incastrare l’assassino, sarà invece Pierre Castan ad ucciderlo? O ancora, il subdolo rapitore (la cui identità verrà svelata ben presto nel corso del libro) la farà franca, pronto anzi ad agire ancora?

Ciò che rende diversa l’opera di Incardona da un qualsiasi altro noir è l’attenzione al mondo interiore dei personaggi, che sono, tra l’altro, numerosi: diversi punti di vista si affiancano nelle pagine del romanzo. Oltre ai coniugi Castan e alla Gendarmeria, infatti, vediamo susseguirsi i pensieri e le azioni dell’assassino stesso, uomo all’apparenza mite ed innocente ma dall’animo nero, quelli di Marc e Sylvie -genitori dell’ultima ragazzina rapita, Marie. Ed insieme a loro, tutta una serie di persone che vivono nei dintorni dell’autostrada, che ne hanno addirittura assunto alcuni tratti: la confusione, la transitorietà, l’insicurezza. Facciamo la conoscenza di Pascal e di Lucino, che lavorano nella ristorazione e rappresentano entrambi il marcio, per due motivi diversi; ma incontriamo anche Lola, che vende cinicamente il suo corpo all’interno di una tenda ai bordi della strada, Jacques Baudin, un uomo che colleziona nella sua baracca tutto ciò che trova nell’area di sosta accanto a cui vive e Tía Sonora, un’anziana donna che sembra poter predire il futuro delle persone a cui legge la mano. “La metà del Diavolo” è un romanzo dallo stile tagliente, pungente, ritmico e denso. I punti si susseguono uno dopo l’altro, a frasi brevi (composte addirittura molto spesso da un solo nome, da un solo aggettivo) si alternano veri e propri elenchi, come quello delle ossessioni che mi aveva tanto colpita all’inizio, prima ancora di entrare in questo tunnel buio. “La metà del Diavolo” è un vero e proprio viaggio all’inferno, un viaggio, come afferma la traduttrice Claudine Turla, nel “non-luogo” per eccellenza, l’autostrada: tutto si svolge lì, nel bel mezzo dell’estate e sembra davvero di ritrovarsi al centro della Terra, in preda ad un caldo infernale, con una speranza che si fa via via – pagina dopo pagina – sempre più debole a causa del Male che ci circonda. Imitando la linea editoriale di NN, che da, sul retro copertina, dei consigli a chi vuole leggere i loro libri, tento, molto umilmente, di farlo anche io. Questo libro è per chi ha visto l’oscurità da vicino e sa cosa significa perdersi in essa, per chi vuole sondare le tenebre umane e lotta affinchè giustizia venga fatta, sempre. Questo libro è per chi si è fermato in autogrill, un’afosa notte di luglio, dopo un concerto, e non ha potuto non pensare alla fatalità della vita, che, a volte, è in grado di sovrastarci tutti.

Voto: 4/5

Mrs. C.

Daphne du Maurier – Rebecca

Titolo: Rebecca

Autore: Daphne du Maurier

Editore: Il Saggiatore

Anno: 2015

Pagine: 425

Prezzo: € 19,00

“Chissà quanta gente al mondo aveva sofferto e continuava a soffrire perché – come me – era incapace di liberarsi dalla propria ragnatela di timidezza e ritrosia e, in preda alla follia e alla cecità, riusciva a costruirsi un muro che impediva di intuire la verità.”

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Daphne du Maurier è sempre stata un’autrice eclettica e dalla produzione quanto mai variegata: durante la sua carriera è passata agevolmente dal romanzo d’amore a quello storico, dalla biografia romanzata alle raccolte di racconti. Indubbiamente però, uno degli aspetti più affascinanti della sua intera bibliografia, è sicuramente dato da quelle opere che analizzano il lato oscuro della mente umana, attraverso un’approfondita quanto inquietante indagine psicologica. Proprio “Rebecca“, romanzo del 1938 trasposto poi al cinema nel 1940 dal maestro del brivido Alfred Hitchcock, è uno degli esempi migliori della narrativa nera della Du Maurier

La trama è semplice e alquanto lineare, ma non per questo scade nella banalità o nel già letto. L’intera vicenda viene raccontata in prima persona dalla protagonista (con la bizzarra particolarità di non venire mai chiamata per nome), consentendo alla du Maurier di farci immedesimare completamente nel disagio e nell’angoscia provati dalla ragazza,  quasi come se la nostra mente riuscisse ad evocare le immagini oscure ed i suoni inquietanti che lei percepisce. La narrazione prende il via quando una giovane dama di compagnia, al servizio di un’agiata signora americana dalle vedute alquanto ristrette, fa la conoscenza a Monte Carlo di Maximilian de Winter, un ricco ed aristocratico possidente inglese. Dopo qualche giorno di assidua frequentazione, la ragazza viene a sapere che il passato del signor De Winter è pervaso dal dolore straziante per la perdita della moglie, Rebecca, affogata tragicamente in mare. Iniziano così a delinearsi l’ombra ed il fantasma di Rebecca, che avvolgeranno con la loro lugubre presenza l’intera narrazione. Nonostante questo, tra i due sboccia l’amore, che li fa convogliare a nozze. Dopo una luna di miele trascorsa in Italia, Maxim porta la nuova moglie a Manderley, la splendida e maestosa tenuta di famiglia, situata sulla costa inglese e circondata da boschi immensi. Proprio l’ingresso nell’antica magione, ci proietta nel vivo della storia. Fin dai primi giorni, la protagonista si rende conto che la presenza di Rebecca è ovunque: la servitù ricorda ancora i suoi ordini e sembra continuare ad obbedirle, ogni cosa che la giovane sfiora era di Rebecca, i cani danno come l’impressione di attendere che lei ritorni da un momento all’altro. Come se non bastasse, la du Maurier introduce uno dei personaggi più inquietanti e meglio riusciti dell’intera opera: la cadaverica e sempre vestita di nero signora Danvers, la governante di Manderley, devota anima e corpo a Rebecca. E così inizia quasi una tacita competizione tra la signora Danvers e la giovane sposa, sempre più intimorita dagli occhi maligni e carichi di odio che l’anziana governante sfodera ogni volta che i loro sguardi si incrociano. Altra fonte costante di inquietudine è il cottage sulla spiaggia, da sempre rifugio e riparo di Rebecca quando era in vita. Qualcosa di malvagio sembra aleggiare intorno alla vecchia costruzione, tanto che Maxim intimerà più di una volta alla sua nuova moglie di non metterci piede. La scrittura evocativa della du Maurier sembra trasportarci davvero all’interno di Manderley, tra i suoi corridoi pieni d’ombra, i boschi oscuri o la misteriosa spiaggia lambita dal mare. Intanto, il tempo nella vecchia dimora scorre veloce e una primavera si trasforma in estate, mentre la nuova signora De Winter fa visita alla nonna di Maxim, che invoca a gran voce Rebecca ripudiando la nuova arrivata, e fervono i preparativi del tradizionale ballo in maschera, che finirà con l’ennesimo trionfo di Rebecca. Un crescendo di tensione e di angoscia, che ci accompagna lentamente fino allo sconvolgente finale, tenendoci incollati alle pagine.

Rebecca” è un superbo romanzo psicologico, difficile da incasellare in un genere preciso, dalle tinte fosche e poco rassicuranti. La caratterizzazione dei personaggi è assolutamente perfetta e la presenza di Rebecca in ogni dettaglio della casa è reso magistralmente dalla du Maurier. Un libro che si legge tutto d’un fiato, in cui l’atmosfera e le sensazioni giocano un ruolo fondamentale. Quando terminerete la lettura vi sembrerà ancora di essere immersi nel paesaggio inglese, con il rumore del mare che si infrange sugli scogli, e se chiuderete gli occhi, la vostra mente  scorgerà ancora il ricordo di una donna bellissima, alta e pallida, di nome Rebecca.

Voto: 5/5

Mr. P.