Felipe Polleri – Germania, Germania!

Titolo: Germania, Germania!

Autore: Felipe Polleri

Editore: Edizioni Arcoiris

Anno: 2016

Pagine: 212

Prezzo: € 14,00

“Uno scrittore è un uccello invisibile che vola di casa in casa per studiare (e annotare) l’infinite perversità degli esseri umani, o dei loro doppi o impostori o replicanti o androidi. Per questo tutti ci odiano. Ci perseguitano. Ci picchiano. Ci rinchiudono.”

Quando nell’autunno del 2015 mi fu segnalato il primo progetto di crowdfunding di Edizioni Arcoiris, scelsi con entusiasmo di partecipare e sostenere così nel mio piccolo l’editoria indipendente e la diffusione della letteratura sudamericana nel nostro Paese. Lo scrittore che la casa editrice di Salerno aveva deciso di proporre ai suoi lettori era, l’allora inedito in Italia, autore uruguiano Felipe Polleri, con uno dei suoi romanzi maggiormente rappresentativi. A partire dal curioso titolo, “Germania, Germania!”, avevo capito di trovarmi di fronte a qualcosa di unico nel panorama letterario moderno, un’opera che avrebbe lasciato il segno. Quando poco più di un anno dopo stringevo finalmente tra le mani il volume, avevo capito di non essermi sbagliato. “Germania, Germania!” è un viaggio allucinato e perverso, una cavalcata nell’inconscio dell’uomo, in grado di spaventare e di offrire spunti di riflessione, avvolgendoci in un’atmosfera torbida e visionaria. Il libro di Polleri è tra gli scritti più inquietanti che mi sia mai capitato di leggere. Un autentico vortice di decadenza e angoscia, che risucchia il lettore fin dalla prima riga, facendolo riemergere a tratti per una boccata d’aria, prima di avvilupparlo nuovamente tra le sue spire. Un vortice che non manca di esercitare il suo fascino oscuro e a cui non ci si può sottrarre.

Definire “Germania, Germania!” un semplice romanzo non rende giustizia alla particolarissima costruzione narrativa e alla genuina originalità che Polleri ha saputo infondere alla sua opera. Forse la definizione che meglio calza può essere il flusso di coscienza, ma anche così pare riduttivo. La narrazione è suddivisa in tre momenti distinti, ognuno dei quali è affidato ad una diversa voce narrante (ma siamo poi così sicuri che siano tre persone distinte?): Christoper, Parsifal e Antoine. Le vicende sono ambientate durante la Seconda Guerra Mondiale e proprio il nazismo e i campi di sterminio rivestono un ruolo fondamentale. «Sono morto. Sono morto quattordici anni fa.». Bastano le poche parole dell’incipit per rendersi perfettamente conto di essere davanti a un’opera che di banale e stereotipato non ha assolutamente nulla. Così decidiamo di abbandonarci completamente ai tortuosi percorsi mentali dello scrittore Christopher Marlowe, tra  un fratello ermafrodita, un assassino denominato il “Fantasma di Marte” e Sherlock Holmes. Tocca poi a Parsifal, che si diverte a costruire burattini e a mettere in scena ambigue commedie e vive circondato da doppi e da nazisti. È infine è la volta di Antoine, autore del “Grande saggio sul funzionamento della macchina“, a cui hanno asportato l’euforia di vivere. Proprio in questa terza e ultima parte Polleri si lancia in una carrellata di macchine agghiaccianti, come la macchina dell’insonnia, la macchina dell’attesa o la macchina del pianto, il tutto corredato da immagini a dir poco inquietanti. Macchine (mentali o reali?) costruite per disgregare la personalità dell’uomo, annullarlo e renderlo innocuo. Ma nella scrittura di Polleri niente è mai ciò che sembra e ogni personaggio o situazione si diverte a travestirsi da metafora: bisogna scavare a fondo per trovare un’interpretazione e forse è proprio questa continua ricerca e la miriade di possibilità che ci vengono mostrate, a rendere “Germania, Germania!” così intrigante. Una cosa è chiara: lo scritto di Polleri è un’accusa, feroce e provocatoria, contro i poteri forti, contro chi vuole ridurre gli uomini a burattini senza volontà, contenitori vuoti nello spirito e nel corpo. A ciò si contrappone la creatività e la fantasia (malata) dei tre protagonisti, che preferiscono rifugiarsi nella propria mente, creando mondi e sovrapponendoli al nostro, piuttosto che vivere nello squallore della realtà che li circonda.

Germania, Germania!” è pura anarchia letteraria, che è in grado di donare, a chi non si spaventa nel trovarsi di fronte ad un libro non canonico, emozioni intense e brutali, giocando sull’esagerazione e la provocazione. Un’esperienza di lettura che consiglio vivamente a chi abbia voglia di uscire dagli schemi, addentrandosi in un universo assurdo e grottesco, in cui però niente viene lasciato al caso. Credetemi se ve lo dico: “Germania, Germania!” non vi lascerà indifferenti.

Voto: 4/5

Mr. P.

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Alexandra Kleeman – Il corpo che vuoi

Titolo:Il corpo che vuoi

Autore: Alexandra Kleeman

Editore: Edizioni Black Coffee

Anno: 2017

Pagine: 304

Prezzo: € 15,00

“Sto scavando dentro di me, fra le cose che so di me stessa, per trovare un brandello di linguaggio che mi aiuti a esprimere che cosa desidero, di cosa ho bisogno, cosa voglio chiedere. «Cerco solo qualcosa che mi faccia sentire di nuovo me stessa» rispondo. «Ma non la me stessa di ora» specifico dopo un po’. Ora mi sento come uno che ha appena scoperto che gli hanno lasciato dentro un paio di forbici durante un’operazione chirurgica.”

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Ci sono libri su cui è difficile scrivere qualcosa. Libri che, una volta terminati, lasciano una tale sensazione di spaesamento per cui è quasi impossibile trovare delle parole adeguate per poterli raccontare. Senza ombra di dubbio “Il corpo che vuoi” rientra nella suddetta categoria. Questo romanzo è il “primo” in due sensi totalmente differenti: è l’esordio di una giovane scrittrice statunitense, Alexandra Kleeman, ed è anche l’iniziale scommessa di una casa editrice che è nata da poco ma che ha già le idee chiarissime, la Black Coffee. Mi sono approcciata ad esso quindi senza aspettative, con una grande curiosità e nulla più. Quest’ultima è stata, in un certo senso, appagata, in quanto fin da subito mi sono lasciata trasportare da una storia profonda e coinvolgente, ma allo stesso tempo, terminando la lettura, sono rimasta a dir poco stupefatta, piena di domande, di questioni irrisolte, perplessa dinanzi a qualcosa sicuramente più grande di me.

L’atmosfera stessa del romanzo della Kleeman è vaga, confusa, indefinita. I personaggi principali non hanno un nome vero e proprio, o meglio, ce l’hanno ma esso non è mai esplicitato: una delle poche cose che permette di distinguerli è, infatti, la loro iniziale. A è la protagonista, colei che narra la vicenda a cui prende parte; trascorre le sue giornate in un’apatia dilagante, nutrendosi quasi esclusivamente di arance e ghiaccioli. Quando è stanca, o triste, accende la tv e si lascia trascinare, quasi ipnotizzata, da pubblicità inquietanti e disturbati reality show, sempre in compagnia del suo ragazzo, C, che cerca di starle vicino ma non la capisce mai veramente. Perchè, in sostanza, neanche lei riesce a comprendersi davvero, nonostante i suoi continui sforzi per indagare quello che si nasconde al suo interno, al di là di quella che è la sua pelle, prigione e ossessione continua: «Se potessi guardarmi dentro e toccarmi le viscere, osservarle giorno dopo giorno, conoscerne il colore e la consistenza, forse mi sentirei più vicina a quei chili di materia organica che vivono in me, nel mio punto cieco. Ma fino ad allora lo strato esterno rimarrà la mia parte più intima, quella che se mi venisse rubata lascerebbe uscire tutta me stessa, il nucleo essenziale». Parte fondamentale dell’esistenza di A è la sua grottesca coinquilina, B, il cui unico scopo nella vita pare sia quello di diventare l’esatta copia della protagonista: uno specchio sinistro e folle, una gemella dai tratti drammaticamente simili, la propria parte oscura che ognuno di noi sa di poter trovare negli altri. A fare da sfondo a vicende che sono già intimamente sconcertanti di per sè, si ritrovano fenomeni e situazioni particolari e alienanti, tra cui una bizzarra sindrome che porta rispettabili padri di famiglia a scomparire nel nulla, uomini che per salvare vitelli decidono di mangiarne il più possibile, merendine succulente che sembrano nascondere il segreto della felicità, creme per il viso commestibili – capaci di renderci più belle dentro – e misteriose sette che predicano il distacco totale dal proprio passato e dalla propria identità, attraverso un’alimentazione corretta che permetterà a tutti di divenire fantasmi pieni di Luce.

Il mondo creato dalla Kleeman, seppure disturbante, non si allontana poi così tanto da quello in cui viviamo, anzi: sono continui i rimandi all’apparenza, al corpo, a tutta una serie di ossessioni macabre che contraddistinguono la società odierna. La fame, insaziabile, che ognuno di noi ha, la continua ricerca della perfezione, di qualcosa che sia in grado di darci di più, sempre di più. Il cibo, croce e delizia, piacere ed orrore insieme, la televisione ed i suoi programmi, unica voce in grado di sollevarci dalla nostra immensa solitudine, talvolta. La dipendenza dagli altri, dal nostro passato, da quello che pensiamo di essere e da quello che invece vorremmo diventare. Questi e tantissimi altri sono i temi esplorati ne “Il corpo che vuoi”, un esordio narrativo oscuro ed enigmatico, a tratti quasi distopico e surreale, pronto a sorprendere il lettore e a lasciarlo pieno di dubbi che, chissà, riuscirà mai a risolvere del tutto?

Voto: 4/5

Mrs. C.

Mario Soldati – Storie di spettri

Titolo: Storie di spettri

Autore: Mario Soldati

Editore: Mondadori

Anno: 2010

Pagine: 208

Prezzo: € 9,50

“Perché non aveva il coraggio di seguire le impronte dei piccoli passi fino alla magnolia? Fra pochi minuti la neve le avrebbe cancellate, e lui non avrebbe mai più saputo: avrebbe perso, con la prova che non era un’allucinazione e che quelle impronte erano vere, l’ultima occasione di sapere. Ma forse era proprio questo il suo scopo. Non voleva sapere. Aveva paura di sapere.”

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Autore particolarmente prolifico, il torinese Mario Soldati è stato scrittore, giornalista, sceneggiatore, regista e autore televisivo. All’interno della sua vasta produzione, la forma breve è stata sicuramente fondamentale nella costruzione della sua poetica. Tra la miriade di racconti scritti dall’autore piemontese, negli anni ’60 la Mondadori pensò bene di raccogliere in un unico volume 20 storie che avessero come filo conduttore gli spettri. Ma non dobbiamo lasciarci fuorviare dall’ingannevole titolo: chi si aspetta infatti di trovare le classiche ghost stories che ricalcano i maestri del genere come M.R. James, Le Fanu o Conan Doyle, rimarrà deluso. Gli spettri che evocano i racconti di Soldati sono i fantasmi dell’anima, gli spiriti dell’inconscio, che scaturiscono dalle zone più buie della nostra psiche, le ombre di un passato che ritorna. Il soprannaturale viene soltanto sfiorato, lasciando disorientato più di una volta il lettore, in bilico sul sottilissimo filo che separa il reale dall’irreale.

Elemento che accomuna queste venti istantanee intrise di malinconia e mistero, è l’ambientazione tutta italiana: ovviamente Torino, città natale di Soldati, che ben si presta con la sua aura arcana, ma anche Roma e Genova. Ritroviamo in questo modo la media borghesia italiana, costituita da impiegati e professionisti, alle prese con fatti inspiegabili e conturbanti o semplicemente con struggenti ricordi della propria gioventù e di amori ormai perduti. Così un banale scambio di persona porta a congetture e riflessioni dai toni soprannaturali (“Il tarocco numero 13”) o un amore platonico viene bruscamente spezzato dall’angoscia sprigionata da strane figure appostate a guardia della casa di lei (“L’alloggetto del seminterrato”). E ancora antichi alberghi di provincia che si dissolvono (“L’albergo di Ghemme”), borse che vengono ritrovate, turbando con il loro contenuto l’ignaro protagonista (“La borsa di coccodrillo”) o oniriche partite di tennis giocate al crepuscolo (“La pallina da tennis”). Ma Soldati ci narra con innata maestria anche di uomini che ricercano disperati anni dopo l’unica donna che abbiano mai amato in vita loro (“Un paese in O”), anziani che sperano di essere aggrediti per certificare la malvagità del mondo (“L’aggressione”) o l’utilizzo di strani metodi per scegliere la propria moglie (“San Mamete”). Un racconto in particolare, a mio avviso, riassume perfettamente il connubio di inquietudine e di tenero struggimento che pervade l’intera raccolta, miscelando sapientemente pennellate di mistero con le reminiscenze di una passione giovanile ormai perduta per sempre. “I passi nella neve”, il cui sfondo è una Torino assolutamente perfetta per rappresentare quanto Soldati intende evocare con la sua penna, è la narrazione  di una fuga notturna alla ricerca delle tracce di un amore tanto antico quanto ancora potente. Un piccolo capolavoro, che condensa in poche pagine tormentate l’imperscrutabile e la nostalgia insista nell’animo umano.

Storie di spettri” è una raccolta preziosa e dai toni raffinati, capace di cullarci con le sue atmosfere agrodolci e nello stesso tempo di turbare e far sussultare il nostro animo. Distillati delle più pure emozioni umane, quali la paura e il rimpianto, da bere a piccoli sorsi, cercando di gustarli il più possibile. Piccoli affreschi carichi di sentimento da conservare gelosamente e leggere e rileggere, magari in una notte estiva con la finestra spalancata e il vento che trasporta echi e strani rumori o in una gelida serata invernale, con un camino scoppiettante e una tazza di the a tenerci compagnia.

Voto: 4,5/5

Mr. P.