Amalia Guglielminetti – L’immagine e il ricordo

Titolo: L’immagine e il ricordo

Autore: Amalia Guglielminetti

Editore: Ianieri Edizioni

Anno: 2018

Pagine: 124

Prezzo: € 12,50

“Un ritratto è cosa tanto muta e tanto fredda in confronto all’immagine che l’innamorato porta in sé stesso e vede con gli occhi del suo desiderio e del suo rimpianto. Dopo un certo tempo, che è il periodo ancora dolce sebbene già malinconico dell’intenso ricordo, quel rettangolo di carta su cui s’immobilizza in un atteggiamento immutabile quella figura pura così viva, così inquieta, così varia nella fantasia, diviene intollerabile allo sguardo e odioso al pensiero come l’immagine stessa dell’amore pietrificato, mummificato.”

Di Amalia Guglielminetti vi avevamo avevamo già parlato e ora, a distanza di qualche mese, proseguiamo nella piacevole (ri)scoperta di questa importante, anche se ingiustamente dimenticata, autrice italiana del primo Novecento. Stavolta il merito di aver ripubblicato parte della sua opera di narrativa breve va a Ianieri Edizioni, che propone la raccolta di novelle “L’immagine e il ricordo”.
Come si intuisce dall’emblematico titolo, il fil rouge che collega i dieci racconti che compongono l’antologia è costituito dalla rappresentazione della realtà attraverso una specifica immagine (mentale), dai ricordi che a volte tradiscono e dai riflessi metaforici di noi stessi e di chi ci sta intorno, più ingannevoli di quanto possano sembrare.

Le novelle della Guglielminetti affondano le proprie radici in una sensibilità tutta al femminile, tanto che le protagoniste dei racconti sono quasi sempre delle donne. Determinate, fragili, sognatrici, passionali, distaccate, dominate o dominatrici: la psicologia femminile è al centro dell’intera raccolta.
Così ritroviamo illusioni amorose che si infrangono contro una realtà che di idilliaco non ha più nulla, inganni che vengono svelati (a volte soltanto per pura coincidenza) e si ritorcono contro il proprio creatore o ancora passioni dettate dal momento e da circostanze particolari, che a mente lucida risultano tanto vuote quanto patetiche. Situazioni che scavano nella coscienza dei personaggi, riportando a galla ricordi che si credevano sepolti da tempo, creando nuovi struggimenti e false speranze. Immagini della persona amata che vengono proiettate da una mente in preda al turbamento, che le tratteggia con linee dai contorni effimeri, creando riflessi di una falsa realtà tanto agognata quanto irraggiungibile. A volte però le immagini che la nostra mente costruisce sono sostituite da rappresentazioni concrete e tangibili, che non sempre però risultano meno fugaci delle proiezioni mentali stesse. Significativo a tale proposito è il racconto che dà il titolo alla raccolta, in cui un gruppo di amici si interroga su di un quesito tanto semplice quanto spiazzante: “Durerà più l’immagine o il ricordo?”. Non sempre infatti sono i ricordi a sbiadire e le immagini a conservarsi nonostante il trascorre impietoso degli anni.
Tra le novelle più riuscite dell’opera troviamo “La matrigna”, interprete, come ci fa notare Michela Monferrini nella prefazione, di un curioso parallelismo con il ben più famoso romanzo di Elsa MoranteL’isola di Arturo”. Anche nel racconto della Guglielminetti, protagonista è un ragazzino rimasto orfano di madre, il cui padre decide di risposarsi con una donna molto più giovane. E anche qui tra il ragazzo e la sua matrigna sboccia un affetto e un rapporto dalle sfumature complesse e contraddittorie. Una corrispondenza che ci fa ulteriormente capire l’importanza (non riconosciuta) della Guglielminetti nella letteratura italiana del Novecento.

L’immagine e il ricordo” è una raccolta di novelle dai tratti delicati che, pur peccando a mio avviso di qualche ingenuità, regala un’intensa indagine psicologica, in particolar modo dell’universo femminile. Dieci racconti che, muovendosi tra grazia e inquietudine, vale la pena di riscoprire.

Voto: 3,5/5

Mr. P.

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Arrigo Boito – Il pugno chiuso

Titolo: Il pugno chiuso

Autore: Arrigo Boito

Editore: Ianieri Edizioni

Anno: 2018

Pagine: 104

Prezzo: € 12,50

“Lo scacco nero, per Tom che lo guardava, non era più uno scacco, era un uomo; non era più nero, era negro. La ceralacca rossa era sangue vivo e la testa ferita una vera testa ferita. Quello scacco egli lo conosceva, egli aveva visto molti anni addietro il suo volto, quello scacco era un vivente… o forse un morto. No quello scacco era un moribondo, un essere caro librato fra la vita e la morte. Bisogna salvarlo! Salvarlo con tutta la forza possibile del coraggio e della ispirazione.”

Non conoscevo Arrigo Boito, se non per essere stato un importante letterato italiano a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento. Noto soprattutto per i suoi libretti d’opera, l’autore padovano è stato tra i massimi esponenti della Scapigliatura, movimento artistico sviluppatosi nell’Italia settentrionale a partire dagli anni sessanta dell’Ottocento e a cui si possono ricondurre, per stile e tematiche, le tre novelle racchiuse nella raccolta con cui Ianieri Edizioni intende farci riscoprire un classico della letteratura italiana ingiustamente dimenticato. Curato da Dario Pontuale, uno che di classici da riscoprire se ne intende e che ha anche contribuito con un’interessante prefazione, “Il pugno chiuso” affronta, nelle tre storie che lo compongono, tematiche come la morte, la ricerca introspettiva del proprio io, l’ossessione, l’intolleranza razziale e la vendetta, il tutto infarcito dall’attitudine macabra e con un occhio di riguardo al fantastico, che caratterizza il pensiero scapigliato.

La narrazione prende il via con la novella che dà il titolo al volume, ottimo esempio di racconto in cui le sfumature fantastiche e l’analisi psicologica si mescolano alla perfezione, lasciando il lettore disorientato e incapace di comprendere dove la realtà si dissolve per lasciare posto ai contorni indefiniti del soprannaturale. Il protagonista, ricercatore medico, ascolta il bizzarro e inquietante racconto di un uomo affetto da plica polonica (malattia dei capelli), che svela, tra un bicchiere e l’altro, l’incredibile vicenda di un usuraio alle prese con la sua mano destra che stringe in un pugno chiuso un fiorino rosso dall’aura maledetta. L’elemento perturbante dell’intera storia è l’impossibilità per l’usuraio di aprire la mano, particolare che affascina chi legge ma che allo stesso tempo confonde: tutto ciò è opera di un intervento ultraterreno o la causa scatenante è da ricondursi alla psiche dell’usuraio? Boito nel tracciare confini labili e nel giocare con l’intuizione del lettore si rivela un autentico maestro, confezionando una novella che ha poco da invidiare alle famose ghost stories d’oltremanica.
Il capolavoro della raccolta, almeno per quanto mi riguarda, lo troviamo però nel secondo racconto “L’alfiere nero”. Boito ci narra dell’intensa partita a scacchi giocata interamente a livello psicologico tra uno scacchista professionista bianco e un benestante imprenditore nero. I due sfidanti si dividono la scacchiera in base al colore della propria pelle, dopodiché ha inizio una partita serrata, fatta di sguardi obliqui, pensieri distorti e tattiche oscure. Un racconto che si allaccia alla questione razziale e allo sfruttamento degli schiavi neri, in un crescendo emozionale e spirituale, per poi esplodere nel dirompente finale. Un piccolo gioiello della short story, in cui follia, incubi e paranoie si amalgamano senza esclusione di colpi.
Termina la raccolta “Iberia”, novella che ho trovato la più debole del lotto e che letta oggi mi è apparsa un po’ troppo datata. Scritto in uno stile quasi aulico che enfatizza la tragicità degli avvenimenti narrati, il racconto, ambientato in Spagna in un’epoca che non ci è dato sapere, rievoca un tipico amore maledetto tra due giovani rampolli di una famiglia reale. Il finale dà un tocco di misticismo e mistero a un racconto che personalmente non ho apprezzato come avrei voluto e che non ha decollato, appunto, fino all’enigmatica chiusura.

Arrigo Boito ci regala in queste novelle atmosfere lugubri che pescano a piene mani nell’introspezione psicologica e nel racconto fantastico europeo, sapendo però creare trame e situazioni originali e piene di fascino. Una raccolta che pone un piccolo ma importante tassello all’interno della riscoperta di classici dimenticati e che contiene due autentici gioiellini di tensione macabra.

Voto: 3,5/5

Mr. P.

Stefano Caso – Libreria Luigi

Titolo: Libreria Luigi

Autore: Stefano Caso

Editore: Ianieri Edizioni

Anno: 2017

Pagine: 187

Prezzo: € 14,00

“Una maschera. Per tanti anni avevo calzato una maschera. Pelosa, per di più. Un fantasma nero a cui avevo chiesto soccorso per fare di me un personaggio dotto e rispettabile. Un artificio che credevo divenisse potere per me e sudditanza per gli altri. E invece, lo avrei scoperto più tardi, era stata una raffinata difesa nei confronti della vita, dei miei desideri più genuini.”

Cosa significa “festeggiare” i propri cinquant’anni scoprendo che quanto si ritiene di più autentico e motivo d’orgoglio di tutta la propria vita, in realtà si tramuta in una gigantesca menzogna raccontata a se stessi?  Che come ci si vede allo specchio non corrisponde affatto all’idea che si sono costruiti di noi chi ci sta intorno? A questi quesiti prova a dare una risposta Stefano Caso, che nel suo “Libreria Luigi“, romanzo dal sapore pirandelliano, narra appunto le vicissitudini di Luigi Araldi, libraio che, dopo aver compiuto mezzo secolo, viene investito da un incredibile ciclone di eventi che cambieranno per sempre la sua esistenza.

Il turbine incontrollabile di tradimenti, rimorsi, vendette e rimpianti prende il via dalla poco gentile ma certamente innocua considerazione di un’anziana cliente che, all’affermazione di Luigi sul suo cinquantennale compleanno, risponde:
«Tanti auguri allora. Cinquanta? Lei porta la sua età in maniera davvero pietosa. Gliene avrei dati almeno una decina di più. Ma, come si dice, l’importante è essere giovani dentro. Non trova?»
Parole che hanno sul povero libraio l’effetto di un ferro rovente sulle carni vive: idealmente marchiata a fuoco da quella donna, la sua mente inizia a vorticare pericolosamente in cerca di un appiglio, rappresentato dalla tanto sbandierata cultura, l’unica cosa che lo ha sempre reso fiero e superbo. Ma proprio il suo aspetto fisico, tanto denigrato dalla vecchia signora, è il baluardo esterno del suo amore sconfinato per i libri e il sapere: barba spessa e scura e i pochi capelli rimasti portati lunghi. Segni distintivi che vengono per la prima volta messi in discussione e che sono soltanto l’inizio di una metamorfosi tanto imprevedibile quanto spassosa. Perché l’ironia, nel libro di Caso, non manca mai. Più di una volta, leggendolo, mi sono ritrovato a  sorridere, in particolare quando i fantasmi letterari del libraio in crisi esistenziale prendono il sopravvento. Lord Wotton, Vitangelo Moscarda, Charles Bukowski, Luigi Pirandello, Victor Hugo e chi più ne ha, più ne metta. Una girandola di personaggi appartenenti alla finzione letteraria e di autori passati a miglior vita infestano le giornate di Luigi, dispensando consigli non richiesti e lanciando maligne provocazioni.
Libreria Luigi” è un romanzo che affronta l’eterna paura di invecchiare e l’annosa questione dell’apparire agli altri, finendo così per mentire anche se stessi, ma sempre con la dovuta leggerezza e la giusta dose di umorismo. La trama non troppo originale viene compensata dallo stile dell’autore, scorrevole ma non banale, che alterna in un ripido saliscendi espressioni quasi auliche, che ritroviamo perlopiù nei pensieri del protagonista, che fa sfoggio della propria cultura anche parlando tra se e se, e il parlato di tutti i giorni.

Stefano Caso ci propone una lettura leggera ma che sa anche offrire momenti di riflessione. La storia di una vita ordinaria e abitudinaria che sprofonda in una crisi tanto destabilizzate quanto necessaria. Un mutamento improvviso dai risvolti tragicomici ma che, almeno una volta nella vita, ognuno di noi ha segretamente desiderato che avvenisse anche nella propria esistenza.

Voto: 3,5

Mr. P.

Dario Pontuale – Ciak si legge

Titolo: Ciak si legge – Capolavori senza tempo raccontati a chi ha poco tempo

Autore: Dario Pontuale

Editore: Ianieri Edizioni

Anno: 2017

Pagine: 180

Prezzo: € 16,00

“Scoprirai che leggere avvera i desideri e amplifica i sogni.”

“Perché la cultura è proprio questo: insegnarsi reciprocamente a leggere.” [dalla postfazione di Valerio Nardoni]

Quante volte vi sarà capitato di ascoltare la tipica frase: «Non ho letto il libro ma ho visto il film!». Decine e decine di volte, ci scommetto. Questo magari per pigrizia, perché non si è (ancora) tra i cosiddetti “lettori forti” oppure semplicemente perché è capitato di trovarsi davanti il film in televisione ma poi ci si è dimenticati di recuperare il libro. È accaduto a chiunque e non c’è nulla di cui vergognarsi.
Ciak si legge“, del bravissimo scrittore, saggista a curatore di classici Dario Pontuale, è proprio rivolto a chi vorrebbe addentrarsi nel meraviglioso mondo della letteratura classica ma non riesce a ritagliarsi il tempo necessario o non ha ancora sviluppato tale desiderio come si deve, ma necessita di una spintarella da chi la scrittura e la lettura le respira ogni giorno.

Il volume nasce da una serie di incontri che l’autore ha tenuto in varie biblioteche romane, in cui ogni volta presentava al pubblico ignaro un classico. Al termine della serata, Pontuale trascriveva il tutto per tenerne traccia, creando di fatto la raccolta di saggi che compone il libro. Ventidue sono gli autori che ci vengono raccontati, ognuno tramite un’opera, che non necessariamente si rivela essere la più conosciuta o significativa. Le scelte di Pontuale spaziano da classici ottocenteschi (Melville, Tolstoj, Flaubert) ad autori più moderni (Bukowski, Camus, Salinger), passando per la grande letteratura italiana (Buzzati, Pavese, Fenoglio). Una carrellata di scrittori e opere immortali, presentati ognuno con una piccola biografia, una citazione e un’illustrazione originale della classe del 2° anno del Corso di Illustrazione della Scuola Internazionale di Comics di Padova. Disegni che impreziosiscono ulteriormente il volume e che diventano vere e proprie chicche per bibliofili e non. Ovviamente non può mancare il riferimento cinematografico, con tutte le informazioni utili sulla trasposizione in pellicola di ogni capolavoro. Il cuore del libro però sono i brevi saggi che accompagnano ogni autore, incentrati per la maggior parte sull’opera scelta da Pontuale. Approfondimenti che si tramutano quasi in racconti e da cui traspare in modo cristallino tutto l’amore, autentico e appassionato, che lo scrittore romano nutre per la lettura e in particolare per i classici. Gli accenni alle trame fanno molta attenzione a non svelare troppo, lasciando anzi il lettore con il fiato sospeso e con la voglia di saperne di più, di correre in libreria o in biblioteca e recuperare il volume. Pontuale è abilissimo a instillare in chi legge il desiderio di proseguire la lettura, lasciando che  la mente di ognuno spazi dall’attesa di Giovanni Drogo alla fortezza Bastiani, alle avventure marinaresche di Jim Hawkins e del temibilie Long John Silver o ancora all’inettitudine di Zeno Cosini. Un vero e proprio bignami a cui attingere quando si ha bisogno di uno stimolo autentico alla lettura.

Come tutte le altre opere di Pontuale che ho avuto il piacere di leggere, anche “Ciak si legge” è una dichiarazione d’amore verso il mondo dei libri e verso la duplice faccia della stessa medaglia, ovvero la scrittura e la lettura. Una passione che traspare nitida da ogni pagina di questa raccolta di saggi, che ha il compito, a mio avviso centrato in pieno, di trasmettere tale passione anche a chi la lettura non la mastica quotidianamente ma sente in sé il bisogno di evadere, sognare, essere teneramente cullato o deliziosamente spaventato. Insomma, chi sente ancora il bisogno di emozionarsi.

Voto: 4,5/5

Mr. P.