I migliori dischi del 2015

Ormai il 2015 è agli sgoccioli e, come in ogni anno che si rispetti, anche nei dodici mesi appena trascorsi la musica è andata a braccetto con le mie giornate. Rispetto al 2014, per quanto mi riguarda, quest’anno è stato più avaro di uscite discografiche di mio gradimento, ma sulla qualità non si discute. Come si dice in questi casi: pochi ma buoni. Ho deciso quindi di condividere quelli che sono stati i migliori dischi del 2015, sperando di potervi dare qualche buono spunto di ascolto. Dopo la top ten, ho pensato di segnalare anche altri album che ho apprezzato particolarmente, ma che non sono riusciti ad entrare in classifica. Che le danze abbiano inizio!

10. DAVE GAHAN & SOULSAVERS – ANGELS & GHOSTS

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Secondo disco per il frontman dei Depeche Mode insieme alla band inglese dei Soulsavers. Abbandonate le sonorità elettroniche dello storico gruppo di origine, Dave Gahan realizza un disco intimo e personale, caratterizzato da strumenti acustici e archi. Non lasciatevi fuorviare dall’oscuro e stupendo singolo “All of this and nothing” o dall’inno pop “Shine“: la vera anima del disco è costituita dalla serie di perle malinconiche della seconda metà. E così incontriamo la dolcissima “Lately“, la sognanteThe last time” o l’energica ballata rock “Don’t cry“. La chiusura è poi affidata alla struggente “My sun“, accompagnata da uno dei testi migliori di quest’anno. Anche lontano dai suoi Depeche Mode, Dave Gahan sa sfornare grandi canzoni. – Best track: My sun

9. LANTERS ON THE LAKE – BEINGS

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Quartetto proveniente da Newcastle, i Lanterns On The Lake sono una di quelle band che meriterebbero almeno il triplo del pubblico che hanno. “Beings“, terzo disco della loro carriera, è un album squisitamente autunnale. Leggeri tocchi di pianoforte, eterei violini e chitarre inquiete sono gli ingredienti per un cocktail musicale perfetto per la stagione in cui le foglie cadono dagli alberi. Pensiamo infatti alla magnifica opener “Of dust & matter” o alla dolcissima “Send me home“. Ma nel viaggio sonoro proposto dalla band inglese troviamo anche l’indie rock di “Through the cellar door“, la psichedelia della title track e la chiusura strumentale di “Inkblot“. Canzoni magnifiche, contenute in un disco passato colpevolmente inosservato. – Best track: Of dust & matter

8. ÓLAFUR ARNALDS – BROADCHURCH SOUNDTRACK

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Durante il 2015 l’instancabile musicista islandese ha dato alle stampe non uno ma ben tre dischi: tutti lavori di alto livello e caratterizzati dalle sue tipiche sonorità sempre in bilico tra musica classica e derive elettroniche. Ma il lavoro che mi ha maggiormente colpito è sicuramente la colonna sonora di “Broadchurch“, a mio avviso una delle migliori serie tv degli ultimi anni. Ovviamente l’ascolto di questo disco è indissolubilmente legato alla visione del telefilm, pertanto consiglio di immergersi nell’incredibile paesaggio sonoro creato da Ólafur Arnalds solamente dopo essersi goduti le due stagioni di “Broadchurch“. Sarà come essere trasportati sulle ventose scogliere inglesi a strapiombo sul mare, immersi nella malinconia sprigionata da queste note, a volte delicate e avvolgenti, altre tetre e misteriose. Immagini e suoni che insieme hanno creato qualcosa di incredibile. – Best track: So far

7. BLUR – THE MAGIC WHIP

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Il 2015 ha visto dopo ben dodici anni di tira e molla il definitivo ritorno discografico dei Blur. Influenzato da Hong Kong, dove è stato parzialmente registrato, “The magic whip” vede il quartetto inglese in splendida forma. Non mancano ovviamente i classici pezzi di pop scanzonato infarciti di coretti, ormai marchio di fabbrica dei Blur (su tutti la spensierata”Ong ong“), ma anche le stupende ballate a cui ci hanno abituati nel corso degli anni (“My terracotta heart” e “New world towers“). Fortunatamente anche la vena sperimentale degli ultimi dischi continua a farsi sentire anche in questo nuovo lavoro: lo pseudo reggae di “Ghost ship” o la chiusura in salsa western di “Mirrorball” ne sono ottimi esempi. Un gran ritorno per una band che ha ancora molto da dire. – Best track: My terracotta heart

6. DARDUST – 7

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Il mio disco rivelazione dell’anno è italianissimo ma ha un suono nord europeo. Dietro al nome Dardust si nasconde infatti Dario Faini e “7” è stato registrato interamente a Berlino, prima città di una trilogia che vedrà protagoniste dei capitoli successivi Reykjavic e Londra. Come suggerisce il titolo, l’album è composto da sette composizioni strumentali, che sanno miscelare abilmente la musica classica ed un senso della melodia tutto italiano a sonorità elettroniche e ambient. E così nelle bellissime “Sunset on M.” e “Un nuovo inizio a Neukölln” la magia del pianoforte e l’incredibile dolcezza degli archi vengono sostenuti da synth e suoni digitali. Sette piccoli capolavori, da ascoltare a luce spenta e ad occhi chiusi, lasciando la mente libera di perdersi tra queste note. Arricchiscono il disco sei altrettanto stupende versioni acustiche. – Best track: Sunset on M.

5. GUY GARVEY – COURTING THE SQUALL

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Prima prova solista per Guy Garvey, frontman degli inglesissimi Elbow, band che non ha mai sbagliato un disco. Le squisite atmosfere malinconiche della band di Manchester permeano gran parte dell’album di Garvey (basta citare la title track o la sognante “Juggernaut“), a cui però si aggiungono fiati, percussioni e un inaspettato approccio blues e funk “(Angela’s eyes” e “Belly of the whale” ne sono una prova). Non manca nemmeno una pennellata di jazz nell’oscura “Electricity“, cantata in coppia con Jolie Holland. Un disco da gustare da soli, con un whisky in mano e la dolcezza della voce di Garvey ad accarezzarci l’anima. – Best track: Courting the squall

4. MEW – +-

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Purtroppo poco conosciuti nel nostro paese, i Mew sono una band danese che da anni sforna ottimi dischi pop, nel senso più colto e lodevole del termine. Non fa eccezione nemmeno “+-“, album dal titolo bizzarro ma con un gran contenuto. Brani zuccherosi ed easy listening, come il bel singolo “The night believer” o “Interview the girl“, si alternano a pezzi decisamente più sperimentali, come l’eterea “Clinging to a bad dream” o l’epica cavalcataRows“. Per non parlare della ballata finale “Cross the river on your own“, che vi farà cadere più di una lacrima. Un disco e una band che meriterebbero sicuramente molta più visibilità rispetto a quella, ahimè, limitata di cui godono. – Best track – Cross the river on your own

3. EL VY – RETURN TO THE MOON

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Gli EL VY sono il side project di Matt Berninger, frontman dei The National (una delle migliori band degli anni 2000), e di Brent Knopf dei bravi ma meno conosciuti Menomena. Insieme hanno deciso di divertirsi, incidendo un disco che dire eterogeneo è un eufemismo. Si passa infatti con disinvoltura dal danzereccio pop da cameretta di “Return to the moon” alle chitarre malate di “I’m the man to be“, proseguendo con le atmosfere assolutamente National di “No time to crank the sun” e il rock scanzonato di “Happiness Missouri“. Il tutto ovviamente tenuto insieme dalla voce di Matt Berninger, che potrebbe benissimo cantare una filastrocca per bambini rendendola eccezionale. Aspettando il ritorno dei The National, gli EL VY si sono rivelati un ottimo diversivo. – Best Track: No time to crank the sun

2. DEATH CAB FOR CUTIE – KINTSUGI

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Mi spiace doverlo dire ma la separazione da Zooey Deschanel ha fatto sicuramente bene a Ben Gibbard: almeno dal punto di vista musicale. “Kintsugi“, il primo disco senza lo storico chitarrista Chris Walla, è un disco maturo, con testi riflessivi e sonorità degne dei migliori Death Cab. Sicuramente la fine della storia d’amore con la Deschanel ha influenzato profondamente la scrittura degli undici brani che compongono l’album e l’atmosfera che si respira è quella di una malinconia pura, in grado di avvolgere dolcemente l’ascoltatore. Ma l’ormai terzetto americano non disdegna anche episodi più ritmati e brani dalla matrice prettamente rock (“The ghost of Beverly Drive” e “Black sun“), alternati alle ballate che sono da anni il marchio di fabbrica della band. E’ mancato veramente un soffio perchè “Kintsugi” non fosse in vetta alla top ten! – Best track: Little wanderer

1. EDITORS – IN DREAM

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Ed eccoci finalmente arrivati al gradino più alto della classifica, occupato da una delle mie band preferite in assoluto. Dopo un ritorno a sonorità analogiche e maggiormente rock oriented con il bellissimo “The weight of you love“, il quintetto londinese vira nuovamente verso un approccio digitale, sfornando un disco impregnato di atmosfere oscure e malinconiche, in cuiperò non mancano momenti da dancefloor indie (il singolone “Life is a fear” e la stupenda “Our love“). Un viaggio tormentato, tra suoni elettronici e la magnifica voce di Tom Smith, che ormai ha decisamente preso familiarità con il falsetto. Impreziosisce il tutto la collaborazione con Rachel Goswell degli Slowdive, il cui contributo è stato fondamentale a rendere “The law” uno dei pezzi più belli del 2015. Sperando vivamente che la band il prossimo anno torni da queste parti, non posso che decretare “In dream” il mio disco dell’anno. – Best track: The law

Ma, come vi ho accennato all’inizio dell’articolo, quest’anno ha visto l’uscita di altri dischi che mi hanno favorevolmente colpito e che ho deciso comunque di segnalarvi:

  • Coldplay – A head full of dreams
  • Elbow – Lost worker bee Ep
  • Grant Nicholas – Black clouds Ep
  • Muse – Drones
  • Ólafur Arnalds & Alice Sara Ott – The Chopin project
  • Ólafur Arnalds & Nils Fraham – Collaborative works
  • Placebo – Mtv unplugged
  • Starsailor – Good souls: the greatest hits
  • Subsonica – Una nave in una foresta dal vivo

E il vostro 2015 musicale come è stato? Quali sono i dischi che vi hanno accompagnato durante i mesi appena trascorsi? Fatecelo sapere!

Mr. P

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Top 5 libri delusioni nel 2015

Breve premessa

I libri di cui parlerò a breve non sono per me libri brutti, ma mi hanno sinceramente lasciato, chi più chi meno, un po’ d’amaro in bocca. Su ciascuna opera ero piena di aspettative e, purtroppo, sono state quasi tutte deluse. Forse è colpa del momento in cui li ho letti – c’è un tempo giusto per ogni romanzo –, forse mi hanno trasmesso poco o magari qualcosa mi ha infastidita. Oppure, sono semplicemente meno meravigliosi di quanto si decanti in giro.

GEORGES SIMENON – LA CAMERA AZZURRA

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Il mio primo Simenon. Non sarà di sicuro l’ultimo, perchè tra le centinaia di titoli che questo autore ha sfornato ce ne sono alcuni la cui trama m’ispira parecchio, spero solamente che non siano così scontati. “La camera azzurra” è una sorta di romanzo noir che tratta i temi dell’amore ossessivo e del tradimento. Temi che, di solito, mi attirano molto e che mi lasciano sempre qualcosa. Ma non è assolutamente ciò che è successo con questo libro. Pur scrivendo parecchio bene, ho trovato le vicende un po’ banali, a tratti noiose (seppure ad un certo punto della narrazione ci sia un buon colpo di scena) e quindi la sensazione che il romanzo mi ha lasciato è l’indifferenza, la mediocrità, nessun grande difetto ma neanche nessun pregio.

IRVIN YALOM – LA CURA SCHOPENHAUER

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Ho iniziato questo romanzo con tantissime aspettative, per due motivi principali: primo, avevo letto, sempre dello stesso autore, “Le lacrime di Nietzsche”, e mi era piaciuto tantissimo, mi aveva quasi commossa; secondo, ho a che fare con la psicologia ed amo la filosofia. Le premesse c’erano tutte, dunque: un autore già conosciuto che era riuscito a toccarmi il cuore, una trama che parlava di uno psichiatra che contattava un vecchio paziente, fissato con Schopenhauer, e con cui iniziava una terapia di gruppo. E invece no. Il libro è farcito da una serie di luoghi comuni sul vivere la vita, fare quello che amiamo, aiutare gli altri, e blablabla. Che all’inizio potrebbero anche starci, ma dopo un po’ anche no. Le trascrizioni delle sedute di gruppo sono interessanti, ma siccome praticamente tutti i protagonisti (ad eccezione di Philip, per quanto mi riguarda) sono super irritanti, alla fine ci si stanca – e ci si confonde pure tra i nomi, si fa fatica a distinguerli. Le piccole intrusioni biografiche sulla vita di Schopenhauer non sono male, ma alla lunga rischiano di diventare solo una summa di tutti i suoi aforismi. Le avventure di Pam in India è meglio se non ne parliamo neanche. Insomma, qualche piccolo spunto c’è, ma mi aspettavo veramente tanto di più. Banalissimo e costruito male.

JOHN WILLIAMS – STONER

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E qui mi aspetto una pioggia di insulti e parolacce. Ai primi due libri che ho citato ho dato 3 stelline su 5, gli ultimi se ne beccano 3.5/5, sono stata un po’ più magnanima. Ma veniamo al dunque: “Stoner”. E’ stato definito uno dei libri più belli degli ultimi anni, quindi ero veramente curiosa di leggerlo. Forse mai delusione fu più grande. “Stoner” è un romanzo irritante. Il protagonista, William Stoner, è un uomo normale, segue una certa linea per tutta la sua vita e non appena devia un po’ da quella che per lui e gli altri è la norma, cede e torna subito alla quotidianità. Egli vive fino alla fine dei suoi giorni un’esistenza convenzionale, costellata da numerose sfortune e ben poche gioie. E tutto ciò è irritante perchè il lettore si ritrova a pensare “Dai Stoner, forse questa volta ce la fai, se t’impegni veramente, se non ti rassegni, se cambi qualcosa nella tua vita, se, se, se…” eppure niente. Stoner nacque e Stoner rimase. E per chi odia l’inettitudine, per chi vuole fare qualcosa e non accettare invece silenziosamente ciò che accade, tutto questo è inaccettabile. Sono conscia del fatto che molto spesso vada così, ma io non cedo a questa visione, non ancora almeno. John Williams comunque rende il libro abbastanza piacevole perchè scrive bene, e certi passi sono molto poetici ed eleganti. L’amore per la letteratura, l’odio sottile nelle relazioni più intime, sono trattati anche questi temi, ma, purtroppo o per fortuna, un romanzo del genere non riesco proprio a definirlo un capolavoro. Se non altro, mi ha insegnato come non vivere la mia vita futura.

HENRY JAMES – RITRATTO DI SIGNORA

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Un pomeriggio, accendendo la televisione, ho cominciato a vedere un film che aveva Nicole Kidman come protagonista: “Ritratto di signora”. Non lo conoscevo, ma ho subito scoperto che era tratto da un romanzo di un autore anche piuttosto famoso: nientepopodimeno che Henry James. Siccome la pellicola già mi stava appassionando dopo pochi minuti, ho deciso d’interromperla e di comprare il libro, detestando vedere prima le trasposizioni cinematografiche. Così, qualche mese dopo, è giunto nelle mie mani. Ci ho messo un sacco a finirlo. Forse perchè l’ho letto durante la sessione d’esami, o forse perchè è un tomo di più di 600 pagine in cui non succede poi granchè. Se vi aspettate colpi di scena a non finire, non è il libro che fa per voi. “Ritratto di signora” è un romanzo per lo più introspettivo, ed ho iniziato ad apprezzarlo davvero solo oltre la metà. Le descrizioni di James di città come Londra o Roma mi hanno trascinata esattamente in quei posti, nelle strade nebbiose della prima e tra le rovine antiche della seconda. Nonostante io ami i classici e tutte quelle opere che scavano dentro l’animo umano, non sono rimasta folgorata da questo libro, mi aspettavo forse di più, e a fine lettura mi sono ritrovata un po’ provata da tutta questa pesantezza.

DINO BUZZATI – IL DESERTO DEI TARTARI

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Ecco, qui mi vergogno un po’. Perchè so che il mio problema con questo libro di Buzzati è in realtà dato dal sentimento principale che l’autore voleva far provare al lettore: la lentezza, l’attesa, l’inesorabilità del tempo. A volte mi sono chiesta “Ma quando finisce?!?”. Non perchè fosse un libro brutto, ma proprio a causa del continuo aspettare qualcosa, una svolta, questi benedetti Tartari! In realtà, non mi è dispiaciuto. Buzzati, come sempre, scrive molto bene, certi monologhi interiori sono veramente belli e la storia in sè è piena di poesia. L’autore riesce a descrivere perfettamente la solitudine umana, la speranza, l’attesa continua. Perchè sì, questo è un libro sulle attese. Il protagonista aspetta per tutta la vita una guerra, un evento forse mitico, un qualcosa che però potrebbe dare senso alla sua esistenza; Giovanni Drogo prova a tornare nel suo mondo, quello prima dell’esperienza alla Fortezza, ma non ci riesce, nonostante fosse uno dei suoi desideri maggiori il primo giorno di servizio. Lui deve aspettare, sa che succederà qualcosa, o, per lo meno, ci spera. Questo romanzo richiede concentrazione ed una buona dose di tempo: ciò che ha fatto sì che lo inserissi in questa lista è proprio la lentezza, lentezza che giustamente serve a dare il ritmo malinconico di cui è pervaso. Insomma, riconosco che Buzzati abbia avuto un’idea geniale, ma tutto questo attendere mi ha un po’ stancata.

Ecco quindi alcuni dei libri che mi hanno meno entusiasmata, durante questo 2015. E per quanto riguarda voi? C’è qualche libro da cui vi aspettavate molto e che invece vi ha delusi? Fatecelo sapere!

Mrs. C.

Top 5 libri letti nel 2015

L’anno sta per finire e, naturalmente, è tempo di classifiche. Durante questo 2015 sono riuscita a leggere “soltanto” 34 libri.  Devo dire, però, che quelli che mi hanno colpita nel profondo si possono contare sulle dita di una mano. Ecco, quindi, la mia top 5, i migliori libri letti durante questi ultimi 365 giorni!

NATSUO KIRINO – LE QUATTRO CASALINGHE DI TOKYO

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Questo è IL libro. Il libro più bello, avvincente e disturbante del 2015, quello che mi ha dato più dipendenza e che non vedevo davvero l’ora di leggere appena avevo un momento di tempo. Non sono una profonda conoscitrice della letteratura giapponese e questo è il primo romanzo che leggo di Natsuo Kirino, ma mi ha davvero spiazzata, colpita ed affondata. Su “aNobii” qualcuno aveva scritto «Quentin Tarantino potrebbe farci un film» ed effettivamente sarebbe proprio il suo genere. La trama è semplice: quattro donne, colleghe ma non propriamente amiche, si ritrovano legate l’una all’altra a causa di un omicidio che cercano di coprire. Da qui il libro si sviluppa ulteriormente, in una spirale di colpi di scena, atrocità, violenze, inganni e ricatti. Ogni capitolo alterna un punto di vista diverso sulla vicenda, sondando la parte più oscura della nostra mente. Scritto divinamente, non è nè un thriller, nè un giallo, nè un romanzo psicologico, ma forse un mix di tutti e tre, un noir ambientato in una Tokyo probabilmente neanche poi così lontana da certe realtà.

ORIANA FALLACI – LETTERA A UN BAMBINO MAI NATO

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Primo approccio con la Fallaci, libro completamente differente dal primo in classifica, ma crudo e doloroso quanto il precedente, anche se in un modo totalmente diverso. “Lettera a un bambino mai nato” è il lungo monologo di una donna al bambino che si ritrova a portare in grembo, è una lettera piena di dubbi esistenziali: è giusto mettere al mondo un figlio in un’epoca come questa, dove la violenza dilaga ed il rispetto viene continuamente a mancare? E’ giusto abortire? E di chi è la responsabilità in questo caso? E’ un un’opera che in primis tutte le donne dovrebbero leggere, intenzionate o meno ad avere figli. E’ però anche uno scritto che ogni uomo dovrebbe interiorizzare, prima o poi, per comprendere le difficoltà ed il dolore che, molto spesso, le donne si ritrovano a subire. Un libro breve ma tagliente come pochi.

PATRICIA HIGHSMITH – IL TALENTO DI MR. RIPLEY

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Un paio di anni fa (nonostante sia uscito nel 1999) ho visto per la prima volta l’omonimo film di Anthony Minghella e ne sono rimasta completamente affascinata. Ho quindi deciso poi di leggere il libro da cui la pellicola era stata tratta, sperando di non rimanerne delusa – perchè sì, quando a volte si vede prima la versione cinematografica, poi si corre il rischio di perdere tutti i colpi di scena e le novità che si assaporerebbero nella lettura. Fortunatamente, con il capolavoro di Patricia Highsmith non è successo. Tom Ripley è un giovane americano che campa organizzando piccole truffe; è piuttosto insoddisfatto della sua vita ma, per una volta, la buona sorte gli viene in soccorso. Incontra infatti il signor Greenleaf, padre di un suo vecchio compagno di scuola, Dickie, che lo persuade – pagandolo anche discretamente – a recarsi in Italia, nel paesino marittimo di Mongibello, dove il figlio risiede, per convincerlo a tornare in America. Ha luogo quindi quello che per Tom è un “nuovo inizio”: incontra Dickie, ne rimane ammaliato, e decide di dar luogo ad uno scambio d’identità che gli permetterà di assumere una nuova, magnifica, ricca vita. Senza spoilerare troppo, vi dico che questo romanzo, ambientato per la maggiorparte in Italia, è un thriller psicologico veramente appassionante, e, nonostante il protagonista non sia propriamente una brava persona, non potrete non affezionarvi a lui.

OSCAR WILDE – DE PROFUNDIS

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Passiamo ora ad un libro cosiddetto “classico”. Non è facile descrivere il mix di emozioni che ha suscitato in me questa lunga lettera scritta col cuore in mano da Oscar Wilde al suo amico e compagno (o forse è meglio dire “ex amico e compagno”) Alfred Douglas, detto Bosie. Sono pagine piene di dolore, rancore, amore ma anche infelicità quelle a cui mi sono trovata davanti. L’autore le ha scritte mentre era incarcerato anche a causa del suo giovane amante, in quanto fu condannato per il reato di sodomia. Si ritrova qui un Wilde che appare meno “brillante” del solito: ciò che intendo dire è che, pur mantenendo un altissimo livello di scrittura, traspare in pieno una figura devastata dal dolore, irritata, debole e fragile in tutta la sua umanità. Wilde qui non è più soltanto l’eccentrico dandy conosciuto da tutti per i suoi aforismi e la sua eleganza innata: è anche e soprattutto un uomo che esterna la sua passività ed il suo vittimismo nei confronti di un ragazzino viziato ed egocentrico. Una coltellata in pieno petto per chi si è ritrovato almeno una volta nella vita inerme nelle mani della persona che amava.

ITALO CALVINO – GLI AMORI DIFFICILI

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Questo libro in realtà non ha ricevuto le cinque stelline su cinque, ma si è aggiudicato un 4.5/5. Il motivo per cui non gli ho dato il massimo è perchè “Gli amori difficili” inizia con un paio di racconti che non mi hanno entusiasmato granchè e che sono, a mio parere, nettamente inferiori alle piccole perle che si trovano successivamente. Il mio disappunto iniziale (ed anche finale, in quanto gli ultimi due racconti, quelli più lunghi, li ho trovati ugualmente meno belli rispetto agli altri) ha fatto sì che questo non rientrasse pienamente nei libri amati alla follia nel 2015, ma comunque una quinta posizione se la conquista lo stesso, perchè Calvino è Calvino, e prima o poi stupisce e rapisce comunque. La maggior parte delle storie qui narrate ha a che fare con l’amore, un amore che però nasconde molto spesso una grande amarezza, anche se a volte commuove quasi fino alle lacrime. L’autore scrive meravigliosamente, fa dei piccoli gesti quotidiani e degli incessanti dubbi della mente il suo cavallo di battaglia e riesce ad infiltrarsi con dolcezza nel cuore del lettore. Il racconto che vale da solo forse l’intero libro è senz’altro “L’avventura di un automobilista”, disarmante.

Ma adesso tocca a voi: qual è la vostra top 5 dei libri letti in questo 2015? Fateci sapere, perchè siamo sempre in cerca di nuovi spunti letterari!

Mrs. C.

 

Robert W. Chambers – Il re in giallo e altri racconti

Titolo: Il re in giallo e altri racconti

Autore: Robert W. Chambers

Editore: Edizioni Hypnos

Pagine: 436

Anno: 2011

Prezzo: € 24,90

“Canto dell’anima mia, la mia voce è spenta. Anche tu muori, mai nato, come una lacrima mai pianta s’asciuga e muore, nella persa Carcosa.”

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Autore dalla produzione sconfinata e per la maggior parte parte tendente al romanzo di stampo romantico, Robert William Chambers deve però la sua fama ad una raccolta di racconti datata 1895, pervasa dall’enigmatica ed inquietante figura del Re in giallo. Un libro riscoperto in Italia negli anni ottanta e nei primi novanta, quando case editrici come la Fanucci, la Newton Compton e la Mondadori diedero vita ad una serie pubblicazioni di matrice prettamente horror e weird, riportando in auge un genere troppo spesso confinato ad una nicchia di appassionati. Ma dopo questo fugace momento di celebrità, Chambers è tornato purtroppo nell’oblio più totale, fino a quando nel 2014 la serie televisiva “True Detective” ha pensato furbescamente di infilare nella trama riferimenti alla letteratura weird e fantastica, per rendere più avvincente e misterioso il telefilm. I riferimenti più marcati sono Thomas Ligotti e, appunto, il nostro Chambers. L’enorme successo della serie ha permesso alla raccolta “Il Re in Giallo” di essere ristampata e nuovamente letta dal pubblico italiano. Personalmente ho adorato “True Detective“, ma è abbastanza sconsolante che un classico della letteratura di genere debba essere riscoperto solamente perchè menzionato in un telefilm che, seppur ottimo, con il libro in questione non ha nulla a che vedere. Per fortuna esistono belle realtà editoriali come le Edizioni Hypnos, che hanno iniziato a ristampare l’intera produzione fantastica di Chambers partendo proprio da “Il Re In Giallo“, il tutto nel lontano 2011, anno in cui “True Detective” forse esisteva solamente nella mente del creatore Nic Pizzolatto. E dopo questa doverosa premessa è ora di immergerci nelle torbide atmosfere sprigionate da queste pagine.

Il Re in giallo” è un libro nel libro: è infatti un testo teatrale immaginato da Chambers, di cui alcuni stralci si possono leggere all’interno dei racconti e che ha l’allarmante particolarità di rendere folle chiunque lo legga. Ci troviamo di fronte ad uno dei primi casi di pseudo-biblia, ossia testi che non sono mai stati scritti ma che sono comunque entrati a far parte dell’immaginario collettivo. Esempio ben più noto è il “Necronomicon” di Lovecraft, ispirato probabilmente proprio dall’opera di Chambers. In realtà l’antologia si può dividere in due sezioni, con un paio di racconti a metà a fare da collante e spartiacque. Le storie legate tra loro dal fantomatico Re in Giallo sono infatti le prime quattro. L’esordio è affidato allo stupendo “Il riparatore di reputazioni“, che da solo vale i soldi dell’acquisto. La follia più nera fa da padrone in questa storia di presunte dinastie imperiali, condita dalla tormentata presenza di un anziano che di mestiere ripara reputazioni. Ma non voglio svelare nulla di più di un racconto che ogni appassionato di weird e fantastico dovrebbe leggere. Si prosegue poi con “La maschera“, affascinante storia di uno scultore che ha scoperto un composto in grado di tramutare in marmo ogni cosa che ne venga immersa. “Nella corte del drago” è il breve resoconto di un’ossessione in grado di condurre sul baratro della pazzia. “Il segno giallo“, narrazione carica di incubi incentrata su di una spilla maledetta che lega indissolubilmente un pittore e la sua musa, termina il ciclo del Re in giallo. Permeati ancora da atmosfere fantastiche sono “La demoiselle d’Ys“, che prende spunto da un’antica leggenda bretone e “Il paradiso del profeta“, un curioso ed enigmatico caleidoscopio di allegorie e simbolismi. Le ultime quattro storie della raccolta abbandonano completamente le tematiche weird, per virare verso racconti intrisi di realismo ed ambientati durante la guerra franco prussiana. Ho apprezzato parecchio “La via dei quattro venti“, in cui comunque una sottile inquietudine e un’aura di mistero aleggiano nell’aria mentre, nonostante non manchino di fascino, ho trovato decisamente sotto tono rispetto al resto dell’antologia gli altri tre scritti. Ma le Edizioni Hypnos hanno pensato bene di arricchire il volume con altri due racconti, sempre facenti parte del filone fantastico di Chambers. “Il fabbricante di lune” è un’avventura avvincente e carica di segreti, che mescola con ottimi risultati miti della cultura cinese con un’arcana foresta nel mezzo degli Stati Uniti. Terminiamo il nostro viaggio nell’universo chambersiano con “Una piacevole serata“, classica ghost story ispirata al meglio della tradizione inglese, tematica che non può mancare in qualsiasi raccolta di genere che si rispetti.

Il re in giallo” è una lettura estremamente affascinante e Chambers un autore che merita sicuramente il posto d’onore che si è conquistato tra gli scrittori weird. Non leggete questo libro perchè citato in “True Detective” o per sperare di capire finalmente cosa sia la tanto nominata città di Carcosa, ma leggetelo per potervi immergere anima e corpo nella follia sprigionata dalle pagine scritte da Chambers e per perdervi nella mitologia collegata all’universo governato dal temibile Re in giallo. E quando chiuderete l’ultima pagina, scommetto che anche voi sarete soddisfatti di aver riscoperto un classico della letteratura fantastica.

Voto: 4/5

Mr. P.

Dicembre a Torino: le Luci d’Artista

Immaginate un freddo pomeriggio dicembrino. Sono le cinque, le cinque e mezza forse, e vi state gustando una cioccolata calda con panna, assolutamente meritata, in un bar del centro. E’ ormai da un po’ troppo tempo che siete lì dentro, e decidete quindi di uscire di nuovo ed affrontare il gelo che sempre più sta avanzando. Magari non siete soli, con voi c’è un’amica o, ancora meglio, una persona un po’ più speciale. Pagate il conto, afferrate il cappotto, lo indossate lentamente, pronti ad immergervi tra i passanti che, frettolosi ed infreddoliti, raggiungono le loro mete, qualsiasi esse siano. Guardate a destra, a sinistra, poi in alto. E lì fermate il vostro sguardo. Immaginate di essere a Torino: in questo caso i vostri occhi avrebbero sicuramente indugiato su quelle che ormai, da tradizione, sono chiamate Luci d’Artista.

Le Luci d’Artista sono una famosa manifestazione culturale che si tiene nel capoluogo di provincia piemontese dal 1998: numerose luminarie, vere e proprie opere d’arte, rendono il centro città – ma anche qualche via un po’ più fuori mano!  – un luogo speciale e pieno di fascino. Le Luci sono  installazioni che non possono passare inosservate, neanche a chi non ama esageratamente il Natale e l’atmosfera che esso crea. Queste opere infatti (nel 2015 siamo giunti alla 18esima edizione, con ben 25 luci) non si attengono strettamente al tema natalizio, ma racchiudono in sè una varietà di soggetti e messaggi davvero disarmante. Anche i “Grinch” della situazione potranno quindi lasciarsi guidare dalla loro bellezza e cogliere l’occasione per una passeggiata serale che diventa un vero e proprio gioco, una sorta di nascondino in cui si devono scovare le molteplici opere in questo museo a cielo aperto che è Torino.

Non è la prima volta che io e Mr. P. ammiriamo le varie installazioni, ma siccome ogni anno non solo sono situate in luoghi differenti della città, cambiando quindi posizione, ma aumentano anche di numero, abbiamo deciso di comune accordo di perderci ancora una volta per le vie e le piazze torinesi, e di portarvi con noi.

Abbiamo iniziato il nostro giro dalla meravigliosa Piazza Vittorio Veneto: forse non tutti sanno che è una delle piazze più grandi d’Europa. Abbiamo quindi attraversato il Ponte Vittorio Emanuele I, direzione Monte dei Cappuccini. Prima, però, non abbiamo potuto fare a meno di fermarci a rimirare non solo Piazza Vittorio, ma anche la chiesa “simbolo” della città: la Gran Madre.

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Terminato il momento d’estasi che questo luogo ci provoca sempre, ci siamo incamminati verso una delle zone un po’ più lontane dal centro in cui poter ammirare le luci. Si tratta di un’installazione posta sulla sommità di una vera e propria collina, il Monte dei Cappuccini. Sfidando il buio – la strada non è granchè illuminata –, la pendenza, il freddo e le nostre ben scarse abilità fisiche, siamo giunti in cima e, lo ammettiamo, lo spettacolo a cui ci siamo trovati di fronte ha ripagato tutta la nostra fatica. Le luminarie sono veramente suggestive ed il piazzale davanti alla Chiesa di Santa Maria al Monte permette di godere di un panorama della città dall’alto. E’ stato un po’ un peccato a causa della nebbia che ricopriva tutto, ma nonostante questo abbiamo trascorso una bella mezz’ora con occhi e bocche spalancati.

"Piccoli spiriti blu" di Rebecca Horn.

Piccoli spiriti blu” di Rebecca Horn.

Una Torino illuminata e nebbiosa vista dal Monte dei Cappuccini.

Una Torino illuminata e nebbiosa vista dal Monte dei Cappuccini.

Chiesa di Santa Maria al Monte. Accanto un convento di frati cappuccini ed il Museo Nazionale della Montagna.

Chiesa di Santa Maria al Monte.
Accanto un convento di frati cappuccini ed il Museo Nazionale della Montagna.

Dopo essere scesi dalla collina, abbiamo ri-attraversato il fiume e Piazza Vittorio, fiondandoci nella centralissima Via Po, dove ci attendevano pianeti, lune, stelle dorate, ed un acrobata a governare il tutto.

"Palomar" di Giulio Paolini.

Palomar” di Giulio Paolini.

In una traversa di Via Po, precisamente Via Montebello (che, per chi non lo sapesse, è anche la via in cui si trova la Mole Antonelliana!), abbiamo assistito ad una nuova opera, presa in prestito da Salerno. Questa città, infatti, a seguito della popolarità acquisita dall’iniziativa torinese, a partire dal 2006 ha cominciato a proporre una propria edizione delle Luci d’Artista!

"Mosaico" di Enrica Borghi.

Mosaico” di Enrica Borghi.

Proseguendo sempre per Via Po, in direzione Piazza Castello, abbiamo imboccato una delle vie principali della città: Via Carlo Alberto, illuminata da una serie di palle blu e bianche – probabilmente formate da bottiglie di plastica, ma non ne sono sicurissima. Nell’omonima piazza si trova anche “Cultura = Capitale“, di Alfredo Jaar, opera che, sinceramente, non mi ha mai colpito granchè e a cui non ho mai trovato un senso.

"Palle di neve" di Enrica Borghi.

Palle di neve” di Enrica Borghi.

Dopo aver percorso questa strada quasi fino alla fine siamo sbucati in Piazza Bodoni: una frase dai mille significati sottesi incornicia l’intera piazzetta, lasciandoci a riflettere sulle sfumature dell’amore.

"L'amore non fa rumore" di Domenico Luca Pannoli.

L’amore non fa rumore” di Domenico Luca Pannoli.

La via più chic ed elegante di Torino, Via Lagrange, ospita invece una serie di alberi di Natale illuminati che non abbiamo mai capito se sono davvero abeti o “vele”, come dice invece il nome dell’opera.

"Vele di Natale" di Vasco Are.

Vele di Natale” di Vasco Are.

La seconda via più “fashionista” e costosa di Torino, invece, Via Roma, è rischiarata da una serie di costellazioni di colore blu ed oro.

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"Planetario" di Carmelo Giammello.

Planetario” di Carmelo Giammello.

Ed ecco che, super infreddoliti e ormai prossimi all’ibernazione, giungiamo in una delle piazze che amo di più di Torino, e proprio qui c’incantiamo, deliziati. L’atmosfera è davvero magica ed intima, non saprei come altro descriverla. Le foto di sicuro non rendono, proprio per questo motivo v’invito ad andare a vedere con i vostri occhi quanto è bella Piazza San Carlo illuminata in questo modo.

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"Regno dei fiori: nido cosmico di tutte le anime" di Nicola De Maria.

Regno dei fiori: nido cosmico di tutte le anime” di Nicola De Maria.

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Insieme alla prossima installazione, che abbiamo faticato non poco a trovare in quanto nascosta in un cortile interno, e ai Piccoli Spiriti Blu del Monte dei Cappuccini, sono le Luci d’Artista che più mi hanno emozionata. Sembra sciocco, ma è così. Si parla pur sempre d’arte.

In Via Alfieri 6, nel Palazzo Valperga Galleani (che abbiamo scoperto essere stato la Storica Sede del Grande Torino dal 1929 al 1962), un altro spettacolo ci ha lasciato senza fiato. Un particolarissimo giardino verticale, un albero illuminato che cambiava colore ogni momento, e, ad un tratto, il cortile stesso si è tinto d’azzurro. Bellissimo.

"Giardino verticale, Giardino Barocco, Come se a Torino ci fosse il mare e La maschera" di Richi Ferrero.

Giardino verticale, Giardino Barocco, Come se a Torino ci fosse il mare e La maschera” di Richi Ferrero.

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C'è stato un "Ooooh" generale!

C’è stato un “Ooooh” generale!

Ormai si è fatta sera inoltrata; abbiamo deciso quindi di fermarci per cenare velocemente, e, malgrado alla fine non siamo riusciti a vedere tutte le Luci, direi che comunque, nonostante un freddo agghiacciante, siamo stati in grado di avvistarne un buon 80%. Dopo un momento di pausa, quindi, ci siamo avviati verso Via Pietro Micca, ad osservare una serie di uccelli geometrici un po’ inquietanti.

"Volo su..." di Francesco Casorati.

Volo su…” di Francesco Casorati.

In una traversa di Via Pietro Micca  (Via San Francesco d’Assisi) abbiamo scovato la seconda ed ultima opera presa in prestito dal comune di Salerno: a mio parere migliore rispetto alla precedente!

"Il mito" di Nello Ferrigno.

Il mito” di Nello Ferrigno.

Sono decisamente segni zodiacali!

Sono decisamente segni zodiacali!

Giungiamo infine in Piazza Castello, il cuore della città di Torino. Inutile dirlo, illuminata è stupenda. L’albero di Natale, come ogni anno, è un po’ tamarro, ma noi lo accettiamo lo stesso! 🙂

Piazza Castello ed il suo albero. Sulla destra c'è anche un maxi calendario dell'avvento/presepe.

Piazza Castello ed il suo albero.
Sulla destra c’è anche un maxi calendario dell’avvento/presepe.

Solo più tre Luci ci aspettano. Due le conosciamo già: la prima è una storia che si snoda lungo tutta Via Garibaldi, la seconda un fanciullo (o tanti fanciulli?) che s’illumina ad intermittenza in Via Accademia delle Scienze.

"Luì e l'arte di andare nel bosco" di Luidi Mainolfi.

Luì e l’arte di andare nel bosco” di Luidi Mainolfi.

"Ancora una volta" di Valerio Berruti.

Ancora una volta” di Valerio Berruti.

Ultima, ma non certo meno importante – anche perchè è la vera e propria novità di questa edizione 2015 – un’opera che ha anche un significato sociale, in quanto fa riferimento alle grandi migrazioni animali causate dal riscaldamento globale. La troviamo nell’affascinante Galleria Subalpina.

"Migrazione" di Piero Gilardi.

Migrazione” di Piero Gilardi.

La nostra lunghissima giornata è finita. Siamo stanchi, infreddoliti, ed io non mi sento più le mani dal continuo fotografare. Ma siamo stati ripagati grazie alla magia di Torino e delle sue Luci, e questo, sinceramente, ci basta.

Le Luci d’Artista sono cominciate il 31 ottobre e finiranno il 10 gennaio. Fossi in voi non me le farei scappare!

PS: per vedere le foto in una risoluzione migliore cliccarci sopra.

 Mrs. C.

Dicembre a Torino: il Parco del Valentino e le vetrine del centro

Torino è una città meravigliosa: il centro non è piccolo ma nemmeno troppo grande, è piena di vita senza essere caotica ed ha una soluzione per ogni esigenza. Volete rilassarvi? Ecco il Parco del Valentino – uno dei più famosi per i torinesi, anche se non è certamente l’unico. Preferite passare un pomeriggio all’insegna della cultura? C’è l’imbarazzo della scelta: conosciutissimi il Museo Egizio (considerato il più importante del mondo dopo quello del Cairo), il Museo del Cinema (sito nella Mole Antonelliana, il simbolo della città), il MAO (Museo d’Arte Orientale), la GAM (Galleria d’Arte Moderna), e chi più ne ha più ne metta. Desiderate investire il vostro tempo (ed il vostro denaro!) nello shopping più sfrenato? I negozi dell’elegante Via Roma sapranno di certo conquistarvi.

E’ però nella stagione autunnale/invernale che questa città sprigiona maggiormente il suo fascino: oltre ad essere particolarmente piena d’iniziative nel mese di novembre (basti pensare a CioccolaTò e al Torino Film Festival, per fare un esempio, ma gli eventi sono tantissimi), verso l’avvicinarsi del Natale si trasforma completamente e si veste di luci e colori spettacolari grazie ad una tradizione risalente ormai al 1998: le Luci d’Artista sono una mostra d’arte contemporanea open space, che fa parte del progetto Contemporary Art Torino. Le principali vie e piazze del centro (ma non solo!) vengono illuminate da una serie di luci che sono vere e proprie opere d’arte. Torino diventa così una città magica: ad ogni passo si scopre un’installazione nuova, ed il pomeriggio (o la sera) diventano quindi una grande caccia al tesoro all’aperto.

E’ proprio per questo motivo che io e Mr. P. abbiamo deciso di trascorrere un sabato autunnale – anche se le temperature erano decisamente invernali, devo dire! – in questo modo, a catturare la bellezza dell’arte, a farci sorprendere dai giochi di luce e dai messaggi velati che le numerose opere desideravano trasmetterci. Siccome è uno spettacolo bellissimo e non tutti potranno goderne, abbiamo quindi pensato di trasformare la nostra lunga passeggiata in un post sul blog, sia per far conoscere Torino e la sua bellezza a chi non ci è ancora stato, sia per invitarvi ad andarci al più presto: l’edizione 2015 delle Luci durerà infatti fino al 10 gennaio 2016!

Prima di avventurarci per le vie illuminate, però, vogliamo mostrarvi com’è Torino ad inizio dicembre: le Luci d’Artista sono senz’altro un “must have” per chi non le ha mai viste, ma non è l’unica cosa che rende questa città così speciale. Gli ultimi colori accesi dell’autunno al Valentino, le vetrine del centro addobbate ed agghindate per Natale, le caldarroste ed il vin brulè nel bel mezzo del Borgo Medioevale…

Cominciamo con una Torino pseudo deserta, nonostante sia sabato. Questo è uno dei lati più belli della città: che sia mattina, pomeriggio inoltrato o sera tarda, si troverà sempre una stradina tranquilla in cui passeggiare, senza venir soffocati dalla folla che a volte si riversa nelle vie principali del centro.

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La nostra passeggiata prosegue per il Parco del Valentino, uno degli spazi verdi più conosciuti e grandi della città. A questo indirizzo potete trovare un’utile mappa per non perdervi. In autunno i colori sono meravigliosi, e si possono avvistare anche un discreto numero di scoiattoli sfuggenti (facciamo un baffo ai parchi londinesi!). Il Valentino si estende lungo la riva sinistra del fiume Po, ed è un intrico di viali, piste ciclabili, giardini rocciosi, ruscelli, piccole fontane e palazzi bellissimi.

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All’interno del Parco si può ammirare anche il Borgo Medievale che, come dice il nome stesso, è appunto un borgo cinto da mura in cui si trovano, su un’unica via centrale tutta a zig-zag, case, piazzette, una chiesa, la Rocca e numerose botteghe artigianali. E’ tutta, però, una grandissima finzione! Perchè in realtà il borgo è solamente una riproduzione di ben 8.850 mq di un borgo tardo medievale: esso fu infatti costruito soltanto tra il 1882 ed il 1884, come padiglione dell’Esposizione generale italiana artistica e industriale, svoltasi a Torino nel 1884. Originariamente era destinato allo smantellamento ma la città decise di acquistarlo e, dal 2006, esso fa parte della Fondazione Torino Musei.

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La Rocca riprende le fattezze di numerosi castelli piemontesi e valdostani: le sue stanze sono visitabili. Mentre il Borgo è ad ingresso libero, la Rocca ed il giardino sono invece a pagamento (a questo link troverete i prezzi). Il primo martedì del mese, però, Torino mette a disposizione di tutti l’arte e la cultura e quindi il castello – come molti altri musei della città – è visitabile gratuitamente.

A dicembre le vie del Borgo sono inoltre rallegrate dalle sagome dipinte sul legno dell’artista genovese Emanuele Luzzati, installazioni che andranno poi a formare, nella Piazza del Melograno, un vero e proprio Presepe natalizio.

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Per concludere, ecco un altro paio di foto che vi faranno senz’altro venire voglia di immergervi nei viali del parco: probabilmente – anzi, sicuramente! – sono di parte, ma camminare per il Valentino mi da veramente una sensazione di pace incredibile. In primavera si riempie di coppie che vanno a fare romantici picnic sui prati o di solitari lettori, d’estate ci si ritrova per fare due tiri a calcio o a volley, d’autunno gli alberi diventano “color tramonto” e d’inverno, molto spesso, tutto si ricopre di una patina bianca ed i bambini si divertono a giocare con la neve. Sì, ok, probabilmente penserete che questo è ciò che succede un po’ in ogni parco, a seconda della stagione, ma siccome io sono affezionata al Valentino, un po’ come lo sono tutti i torinesi, v’invito a venire di persona ad accorgervi se l’autunno non è più bello, qui!

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 Ultime, ma non meno importanti, alcune delle vetrine torinesi più carine (e, in un caso, succulente!) che abbiamo incontrato durante il nostro pomeriggio.

Caffetteria Gilda, Via Po 37. Non l'abbiamo ancora provata, ma sia la vetrina delle torte che quella dei donut sembravano talmente invitanti che presto ci faremo una capatina!

Caffetteria Gilda, Via Po 37.
Non l’abbiamo ancora provata, ma sia la vetrina delle torte che quella dei donuts sembravano talmente invitanti che presto ci faremo una capatina!

Albero super chic di non so più quale negozio in Piazza Bodoni. Notare, tra le varie decorazioni a forma di renna e cavallo (?), quelle dei teschi e degli uccellini in gabbia.

Albero super chic di non so più quale negozio in Piazza Bodoni.
Notare, tra le varie decorazioni a forma di renna e cavallo (?), quelle dei teschi e degli uccellini in gabbia.

Vetrina della Galleria d'arte Fratelli Fogliato in via Giuseppe Mazzini 9.

Vetrina della Galleria d’arte Fratelli Fogliato in via Giuseppe Mazzini 9.

Noberasco, Via Antonio Gramsci 12. Cosa non darei per provare i centinaia di tipi di frutta secca che hanno in negozio...

Noberasco, Via Antonio Gramsci 12.
Cosa non darei per provare i centinaia di tipi di frutta secca che hanno in negozio…

Albero di Natale un po' kitsch con orsetti polari, scoiattoli e... chihuahua.

Albero di Natale un po’ kitsch con orsetti polari, scoiattoli e… chihuahua.

Un giro nella sublime Galleria Subalpina dovete farlo anche solo per vedere vetrine come questa!

Un giro nella sublime Galleria Subalpina dovete farlo anche solo per vedere vetrine come questa!

La prima parte del nostro pomeriggio si conclude qui, speriamo di avervi fatto venire voglia di avventurarvi per Torino, e vi lasciamo una piccola anticipazione sul prossimo post, che si concentrerà esclusivamente sulle bellissime Luci d’Artista!

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Mrs. C.