Blake Butler – Atlante delle ceneri

Titolo: Atlante delle ceneri

Autore: Blake Butler

Editore: Pidgin Edizioni

Anno: 2018

Pagine: 200

Prezzo: € 12,00

“COME RICORDERAI?
– Nei miei denti dondolanti. Nelle mie ginocchia rumorose. Con la striscia di mattino che attraversa il giardino; dove salgono i vermi, dove la terra sputa sulla sua cena. Questa casa invecchia con me ogni notte. Come ricorderò? Nelle fiamme. Nel rantolo delle nuvole. Ogni volta che odo un tonfo dal tetto sopra di me. Ogni volta che mi bagno la faccia per la vergogna. C’è sempre tutta questa carta: le nostre ricevute, gli appunti e i grazie mille, rime per compleanni composte da estranei; note e spazzatura e posta mai aperta; fotografie deformate dall’acqua. A volte recito ad alta voce la mia vita per ore. A volte invece proprio non me la sento.”

Un prontuario tardivo“: così recita il sottotitolo di “Atlante delle ceneri“, opera dello scrittore statunitense Blake Butler, autore fin’ora inedito in Italia ma portato nel nostro Paese dalla sempre attenta Pidgin Edizioni, che continua il suo lavoro di ricerca di testi originali e dai forti connotati sperimentali.
Ma dicevamo appunto del “prontuario tardivo”. Nessun’altra definizione poteva essere più appropriata per “Atlante delle ceneri“, che si rivela appunto una sorta di enigmatico manuale di (non) sopravvivenza alla fine (?) del mondo.  Butler infatti immagina un pianeta devastato da innumerevoli piaghe (si passa quelle classiche come l’acqua, il buio o gli insetti a piaghe nate da una fervida inventiva: interferenze, glitter, denti, tanto per citarne alcune), dove pochi sopravvissuti tentano di ritrovare gocce di utopiche speranze in un mondo ormai al collasso. Qui arriva la prima particolarità di un’opera in cui l’aggettivo “eccentrico”, nella migliore accezione del termine, calza a pennello. “Atlante delle ceneri” in realtà non è né propriamente un romanzo, né una raccolta di racconti ma è un romanzo a racconti. La struttura narrativa è infatti suddivisa in episodi singoli, storie che possono essere lette come vicende a sé stanti ma che contribuiscono a comporre un unico mosaico letterario, che costituisce appunto il prontuario citato all’inizio. Ogni racconto è inoltre introdotto dalla manifestazione di una piaga diversa, raccontata da un narratore non meglio identificato. Una costruzione dell’opera che mi ha alquanto affascinato.

Quindi quello di Butler si può annoverare tra gli innumerevoli libri collegati alla distopia e al post apocalittico? Soltanto in parte. Il filone distopico infatti è soltanto lo sfondo (e forse  il pretesto) per potersi addentrare in profondità nell’animo umano, tra sentimenti di perdita, solitudine esistenziale e una moralità che viene spazzata via dal marciume del pianeta. Con uno stile originale e altamente suggestivo, Butler passa agevolmente da momenti squisitamente ascrivibili all’horror, che generano nel lettore forti sentimenti di angoscia e inquietudine, a un lirismo quasi poetico e a un’introspezione psicologica che producono emozioni contrastanti ma mai banali in chi legge.
Tra le pagine catastrofiche di Butler ritroviamo tour in quartieri sommersi, collezioni di fotografie che ricostruiscono con struggimento un’intera esistenza e madri schiave dei propri figli. Per proseguire con la delicata amicizia tra un uomo e una bambina alla tormentata ricerca di uno scopo qualsiasi per continuare a vivere in un mondo devastato, ma anche la tragedia di una coppia e del loro bambino malato, situazione dolorosa che si tramuterà in qualcosa di terrificante. Ogni racconto è pervaso da un forte senso di drammaticità, che lega ogni storia come pezzi di puzzle, dando vita a un’immagine sinistra e carica di fatalità. Ma sotto quel torrente nero, fatto di parole ed emozioni dai tratti sconvolgenti, scorre anche la speranza e la necessità di fuggire dalla devastazione e dalla solitudine di un pianeta distrutto. Proprio questa voglia di continuare a lottare e proseguire nelle proprie esistenze, nonostante in apparenza non ci sia più nulla per cui valga la pena resistere, è il vero fil rouge dell’opera.

Atlante delle ceneri” è una lettura dal forte impatto emotivo, che scava senza remore nella coscienza annebbiata dell’uomo, sussurrandoci che la nostra natura di esseri umani non muta, anche di fronte alla fine di un’era, ma anzi si fortifica. Perché l’amore sconfinato di una madre per i propri figli o il dolore sedimentato nel nostro cuore per la perdita dei propri cari, sono sentimenti che non cambiano, né ora, né mai.

Ps: Una nota a parte merita la cura maniacale dell’edizione, con pagine dai bordi neri (a simboleggiare la piaga del fuoco) e con differenti  sfondi a tema per ogni calamità descritta. Ancora una volta, brava Pidgin Edizioni.

Voto: 4/5

Mr. P.

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Joe Meno – Billy Argo: il ragazzo detective fallisce

Titolo: Billy Argo: il ragazzo detective fallisce

Autore: Joe Meno

Editore: Pidgin Edizioni

Anno: 2018

Pagine: 396

Prezzo: € 15,00

“Perché il mistero spaventa così tanto noi adulti? Forse perché i nostri mondi sono diventati mondi di routine e sicurezza e ordine man mano che siamo cresciuti? Forse perché abbiamo imparato la risposta a tutto e la risposta è che non c’è mai un passaggio segreto, un tesoro nascosto o una nota scritta in codice che possano salvarci nei nostri momenti più bui? Perché ci opponiamo con tanta forza alla credenza che esista un mondo che non conosciamo? È più spaventoso accettare le nostre vite come sono o coltivare una fantasia di speranza?”

Avevo conosciuto la Pidgin Edizioni lo scorso anno con le prime due uscite, storie dalle trame particolarmente originali e con una narrazione dallo spirito underground, diretta e mai banale. Soddisfatto delle esperienze di lettura che mi ha regalato la giovane casa editrice napoletana, ho voluto continuare a scoprire il suo modo alternativo di pubblicare narrativa con il nuovo titolo, uscito pochi mesi fa. Autore negli USA di veri e propri best-seller, Joe Meno è il terzo autore che ci propone la Pidgin, con il suo “Billy Argo: il ragazzo detective fallisce“. Già dal titolo, e anche dall’ottima copertina, capiamo di trovarci di fronte a un romanzo fuori dagli schemi, in cui la linearità e l’ordinarietà è meglio lasciarle da parte. “Billy Argo” è difficilmente incasellabile e io stesso, sfogliandolo, non sapevo se mi sarei trovato di fronte a un giallo, un racconto di formazione o un romanzo psicologico. L’opera di Joe Meno è tutto questo messo insieme ma è anche molto di più.

L’autore ci fa entrare nella narrazione in punta di piedi, svelandoci dapprima l’infanzia di Billy, quando il ragazzo scopre con gioia e meraviglia un autentico talento nel risolvere enigmi e misteri tanto che, insieme all’amata sorella Caroline e all’amico di sempre Fenton, si improvvisa detective. Investigare gli riesce talmente naturale che i casi risolti da Billy aumentano a dismisura, portando il trio  all’attenzione dei media e procurandogli un successo crescente. Come tutte le infanzie, anche quella di Billy e dei suoi amici giunge però al termine e i destini dei tre si separano. Da qui in avanti l’esistenza del ragazzo detective prende una piega tragica e inaspettata, con il suicidio della sorella e il ricovero di Billy in un istituto di igiene mentale. La narrazione riprende dieci anni dopo, in cui un Billy Argo ormai trentenne viene dimesso dall’istituto psichiatrico, giudicato guarito e pronto ad affrontare nuovamente il proprio percorso di vita. Da qui inizia la riscoperta di sé del protagonista, sempre in bilico tra il terrore per il mondo esterno e l’antica scintilla, mai del tutto sopita, per il mistero e la sua indagine. Ciò che però grava come un’ombra oscura e inquietante sull’esistenza di Billy è la morte della sorella: il ragazzo infatti non riesce a trovare un qualsiasi motivo che abbia scatenato in lei l’idea del suicidio. Così, scavare nella psiche tormentata di Caroline, tra vecchi diari, criptici indizi e sbiaditi ricordi, si tramuterà nel mistero definitivo, l’unico che, se risolto, sarà in grado di donare al detective la serenità che tanto agogna.
Joe Meno ci accompagna in un surreale tentativo di riabilitazione all’esistenza, tra edifici che scompaiono, bambini che si esprimono solo attraverso la scrittura di bigliettini e cattivi che riemergono dal passato per scovare tesori nascosti. Una storia di formazione dai contorni bizzarri che, al posto di descrivere un’adolescenza tormentata, come ci si aspetterebbe, dipinge con ironia e delicatezza l’interiorità dai tratti fanciulleschi di un adulto che non ha avuto la possibilità di crescere. Il lettore però non resta mero spettatore del percorso quasi iniziatico di Billy ma partecipa attivamente, in più di un’occasione, nelle ricerche del detective. In che modo, non sarò certo io a svelarlo. Chi avrà il “coraggio” di affrontare questa esperienza di lettura fuori dall’ordinario, lo scoprirà quando meno se lo aspetta.

Billy Argo” conferma, con la sua dose di sana eccentricità perfettamente bilanciata da una profondità non comune, l’ottimo percorso editoriale intrapreso da Pidgin Edizioni. Nel romanzo di Joe Meno infatti troveranno pane per i propri denti i lettori curiosi e che amano osare, addentrandosi nelle pieghe di un racconto seducente che, tra nonsense e sentimenti autentici, non può fare a meno di suscitare una genuina meraviglia.

Voto: 4/5

Mr. P.

Jeff Jackson – Mira corpora

Titolo: Mira corpora

Autore: Jeff Jackson

Editore: Pidgin Edizioni

Anno: 2017

Pagine: 216

Prezzo: € 12,00

“Registro gli eventi della mia vita, riempiendo un quaderno dopo l’altro. Forse non riporto i dettagli esattamente nel modo giusto, ma non importa. I fatti precisi non hanno valore, qui. Ciò che conta è la saliva che ho appena sputato su questo stesso foglio di carta. Il denso grumo si dissolve lentamente in un piccolo cerchio nel testo e rende traslucide le parole. L’inchiostro comincia a gocciolare. Le fibre si allentano. Se fai scorrere le dita su questo paragrafo, sentirai il punto dove ho conficcato il mio pollice attraverso il foglio. C’è un intero mondo in quel buco.”

Seconda uscita per Pidgin Edizioni, casa editrice che fa della letteratura underground il suo manifesto, dando voci ad autori dal linguaggio forte e mai banale. Questa volta tocca al drammaturgo americano Jeff Jackson e al suo “Mira corpora“, romanzo che già dal titolo lascia intuire originalità e voglia di sorprendere il lettore. L’opera di Jackson potrebbe essere annoverata nel grande calderone dei romanzi di formazione ma ridurre in tal senso la storia di Jeff, il ragazzo protagonista omonimo dell’autore, risulterebbe alquanto limitante. “Mira corpora“, oltre che percorso esistenziale e spirituale, è surrealismo, simbolismo, violenza e ossessione.

L’infanzia di Jeff non è stata come quella della maggior parte dei bambini: sempre in bilico tra l’aggressività di una madre alcolizzata e i soggiorni trascorsi in questo o quell’altro orfanotrofio, il piccolo narratore non ha mai conosciuto l’amore incondizionato di un genitore o il profondo senso di sicurezza sprigionato da una rincuorante monotonia familiare. Proprio in un orfanotrofio prende il via la storia, con una potentissima scena iniziale, in cui sembra quasi che il ragazzino provi a cercare l’affetto che da sempre gli manca in un gruppo di cani randagi, attratto allo stesso tempo dalla vita selvaggia di quegli esseri a quattro zampe, concezione dell’esistenza che abbraccerà lui stesso qualche anno più tardi, quando deciderà che i soprusi della madre avranno raggiunto il limite di tolleranza. Proprio la fuga da casa lo condurrà attraverso un cammino corporeo e psichico, in cui sovente la crudezza della realtà si aggroviglia senza soluzione di continuità all’inquietudine onirica di simbologie e utopie dai contorni magici. La narrazione ingloba dapprima scenari naturali e primitivi, per poi spostare le sue sghembe coordinate all’interno di paesaggi urbani dalle tinte fosche e cruente.
Lungo il proprio viaggio, Jeff farà la conoscenza di un nugolo di personaggi dai tratti distintivi ben marcati, ognuno dei quali incastrerà un tassello fondamentale nel caos che si agita inquieto nella sua esistenza. Uomini cinici, oracoli, leader di band scomparse dai palcoscenici: ciascuno di loro condurrà Jeff all’interno della propria oscurità personale, destabilizzando la sua apatia e la sua vita da reietto, ma dandogli anche qualcosa a cui mirare, che si materializzerà in un dipinto raffigurante un albero di arance all’interno di una radura. Un’immagine che Jeff scruta con occhi indagatori, curiosi e sognanti e che potrebbe benissimo rappresentare la normalità di una vita che invece è sempre stati ai limiti e l’affetto di una madre che è sempre mancato. Un’immagine che potrebbe però rivelarsi un’illusione, un mondo di carta che mai potrebbe coincidere con la realtà. Una realtà in cui il corpo dell’essere umano, martoriato, sfruttato, decaduto o violentato, sembra essere l’unico elemento concreto a cui appigliarsi, facendo leva sul primario istinto di sopravvivenza insito in ognuno di noi, quando il miraggio dell’albero di arance scompare lento all’orizzonte.

Mira corpora” non è una lettura immediata e lineare e ogni episodio rappresenta una finestra spalancata su di un piccolo universo, che si ricongiunge agli altri attraverso il collante rappresentato dal corpo e dalla spirito di Jeff, in un cerchio che forse si chiude soltanto in apparenza. Una narrazione dalla spiccata personalità e mai convenzionale aiuta il lettore ad addentrarsi tra le pieghe del libro, in un percorso tortuoso e ricco di insidie ma che, se affrontato con la giusta dose di curiosità e riflessione, sa regalare una storia difficile da dimenticare.

Voto: 4/5

Mr. P.

Masande Ntshanga – Il reattivo

Titolo: Il reattivo

Autore: Masande Ntshanga

Editore: Pidgin Edizioni

Anno: 2017

Pagine: 196

Prezzo: € 12,00

“E se i bambini piangessero perché la nascita è la prima forma di incarcerazione umana? E se l’essere imprigionati nel corpo umano fosse uno shock indelebile per la coscienza? E se la carne è destinata a cascare sin dal principio, non rappresenta allora un involucro inadatto, dal momento che la coscienza, naturalmente amorfa, è antitetica alla disintegrazione?”

Il reattivo” di Masande Ntshanga è il primo volume pubblicato da Pidgin Edizioni, casa editrice nata da pochi mesi ma con le idee ben chiare. Come suggerisce il nome stesso (con “pidgin” ci si riferisce a un idioma derivante dalla mescolanza di lingue di popoli differenti), la casa editrice napoletana si propone di dare spazio alla letteratura underground, con una particolare attenzione al mescolamento dei linguaggi e dei generi. Sulla rampa di lancio è stato posizionato il romanzo d’esordio del giovane scrittore sudafricano Masande Ntshanga, che ha dato ragione alla coraggiosa scelta dell’editore.

Il reattivo” non è un romanzo immediato: questa è stata la prima percezione che ho avuto a lettura ultimata. È un libro da scoprire adagio, immergendosi a poco a poco in un ritmo narrativo che a tratti arranca, ma che ci prende per mano, fino a quando anche noi ci rendiamo conto di essere sotto il sole di Città del Capo.
Protagonista è Lindanathi, ragazzo positivo all’HIV, che divide il suo tempo tra un impiego da commesso e la vendita di farmaci anti-retrovirali insieme ai suoi amici più stretti, Ruan e Cecelia. I loro pomeriggi e le loro notti trascorrono tra alcol e droghe, assuefatti dai fumi dell’incoscienza, per dimenticarsi del loro status di condannati. Ingabbiati in una percezione alterata dell’esistenza, con la volontà (soltanto in apparenza illusoria) di poter cambiare le cose, i tre ragazzi ricevono inaspettatamente la telefonata di un uomo misterioso, che li vuole incontrare per commissionargli un lavoro. L’irruzione nelle loro vite di un enigmatico sconosciuto diventerà un pretesto per riflettere sulla propria condizione, in particolar modo per Lindanathi, prigioniero di un destino già segnato. Divorato dai sensi di colpa per la morte del fratello, assillato dall’Ultima Vita, ovvero ciò che potrà accadere durante il suo ultimo anno di vita, Lindanathi dovrà trovare la forza di combattere e di reagire, di trasformare il concetto di “reattivo”: non più soltanto sieropositivo ma intento a reagire.
In un Città del Capo che trasuda vivacità e autenticità, si snoda una vicenda che vuole essere un antidoto contro il lasciarsi morire, un’alternativa all’attesa fine a se stessa. Lo stesso nome del protagonista (Lindanathi significa “aspetta con noi”), sembra essere profetico del suo destino. Un destino che forse non si può cambiare, ma sicuramente si può affrontare: restare inermi non serve a nulla.

Ntshanga, con uno stile impeccabile e una prosa che sa scuotere il lettore e affascinarlo nello stesso tempo, ci narra uno spaccato di vita che ruota attorno all’idea della morte, all’attesa, al passato che non lascia liberi. Un esordio che lascia il segno, forse discontinuo nel percorso che si snoda lungo l’intero arco narrativo, ma che non manca di comunicare con la coscienza del lettore, lanciando un mantra carico di un unico significato: reagire.

Voto: 4/5

Mr. P.