5 libri per…Halloween

Halloween è ormai alle porte e quante classifiche o consigli di lettura a tema horror spuntano in rete in questi giorni? Non volendo essere da meno, anche io voglio dirvi la mia, consigliandovi una manciata di libri che potrebbero tenervi compagnia durante la notte più terrificante dell’anno. Ma lo voglio fare con una selezione di opere meno conosciute ed apprezzate dal grande pubblico. Perchè “Dracula”, “Frankenstein” o “I racconti del terrore” di Edgar Allan Poe sono classici intramontabili, ma se si scava un poco in profondità si può scovare tanto altro. Due romanzi, due raccolte di racconti ed una guida (avete letto bene, una guida), sono i miei suggerimenti. Sperando che la loro lettura possa provocarvi qualche sano brivido lungo la schiena!

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SHIRLEY JACKSON – L’INCUBO DI HILL HOUSE

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Autrice immeritatamente poco conosciuta a valorizzata in Italia, Shirley Jackson è a detta di chi scrive una delle più grandi autrici weird e horror di tutto il novecento. Fortunatamente è entrata a far parte del catalogo Adelphi, che l’ha riscoperta, pubblicando fino ad ora tre romanzi e una piccola antologia di racconti. “L’Incubo di Hill House” è un libro a metà strada tra l’horror e il romanzo psicologico. La trama potrebbe sembrare semplice e un po’ scontata: un gruppo di persone viene coinvolto da uno strano professore in un inquietante esperimento paranormale all’interno di una casa maledetta. Ma banale è decisamente l’ultimo aggettivo con cui si può definire questo capolavoro. Il tema della casa infestata viene infatti affrontato dalla Jackson in maniera del tutto originale, puntando maggiormente sull’aspetto psicologico che caratterizza l’intera vicenda, più che sull’horror vero e proprio Il senso di agoscia che il lettore prova pagina dopo pagina, deriva in gran parte dall’atmosfera opprimente della casa, dai suoi rumori, da voci e risate lontane. Ed è proprio questa paura velata (ma costantemente presente) e la follia che nasconde, ciò che affascina e che tiene incollati fino all’enigmatico finale.Consiglio anche, dopo la lettura del libro, lo stupendo film di Robert Wise del 1963 “Gli invasati”. Un perfetto omaggio cinematografico che rende piena giustizia alle atmosfere del romanzo.

PETER STRAUB – GHOST STORY

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Cinque uomini, un’entità malefica antica come il mondo, l’amicizia che li lega come unico antidoto per affrontarla. Vi ricorda qualcosa? Forse il re dell’horror con uno dei suoi romanzi più rappresentativi? Sto proprio parlando di “It” e di Stephen King, grande amico ed ammiratore di Straub, tanto da aver scritto con lui due romanzi a quattro mani. Peccato che il resto della produzione di Straub in Italia sia caduta nel dimenticatoio, compreso il romanzo che vi sto consigliando, per fortuna ristampato qualche anno fa da Bompiani. “Ghost Story” è un libro che non lascia scampo: claustrofobico, diabolico, terribilmente inquietante. E’ un’opera che racconta del male in ogni sua sfaccettatura, e di come solamente i profondi sentimenti che legano i cinque protagonisti possano essere il deterrente per ricacciarlo nelle nere profondità da dove è venuto. E proprio come il clown Pennywise, anche le entità che popolano le pagine di “Ghost Story” regalano al lettore attimi di splendido terrore. Ma non fatevi ingannare dalle analogie con il ben più famoso capolavoro di King, composto tuttavia anni dopo: Straub ha scritto un libro che si nutre di vita propria, con uno sviluppo degli eventi estremamente originale e che lascia con il fiato sospeso. Un vero e proprio classico del gotico moderno.

JOHN AJVIDE LINDQVIST – MURI DI CARTA

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Lindqvist ha costruito la propria fama sul romanzo d’esordio, quel “Lasciami entrare” che ha nobilitato nuovamente la figura del vampiro, ridandogli la malefica dignità che gli è sempre spettata. Non tutti però forse sanno che in Italia sono state pubblicate altre cinque opere dello scrittore svedese, tra cui appunto “Muri di carta”, che è anche la sua unica raccolta di racconti. Le undici storie che la compongono vedono come protagonisti persone comuni, semplice abitanti di Stoccolma, le cui vite banali vengono lentamente invase dal male, che striscia generando mostri che spesso sono parte indissolubile delle loro coscienze. Così addentrandoci nel nero universo dipinto da Lindqvist ci imbattiamo in un edificio che si muove inspiegabilmente, in giochi infantili poco rassicuranti, in una donna dotata di un incredibile sesto senso che troverà la sua vera natura nei boschi, in una oscura vicenda di amore e morte in cui capiamo quanto i sentimenti umani siano fuggevoli. Da non dimenticare la curiosa volontà dell’autore di inserire una sorta di spin-off dei suoi primi due romanzi: infatti ritroveremo i protagonisti di “Lasciami entrare” e torneremo a vivere l’orrore sprigionato dalle pagine de “L’estate dei morti viventi”. “Muri di carta” è un raccolta per chi non ha paura di imbattersi negli angoli scuri che si celano nella quotidiniatà, di guardarci dentro e di uscirne piacevolmente terrorizzato.

AARON SCOTT – RACCONTI OSCURI

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Non lasciatevi ingannare dal nome: Aaron Scott è italianissimo ed è molto bravo a scrivere piccoli e deliziosi racconti di genere. Ha pubblicato finora due antologie di cui la prima, “Racconti oscuri”, è stata una delle migliori scoperte in ambito horror fatte lo scorso anno. Brevi narrazioni che hanno il merito di colpire il lettore come un pugno nello stomaco. Aaron Scott ci parla di angoscianti esperimenti di psicofonia, di ragazzini che farebbero meglio a non varcare la soglia che li separa da un terribile segreto, di concorsi che non si vorrebbero vincere mai, di canzoni che racchiudono orribili presagi. Questi sono solo alcuni degli orrori custoditi nel terrificante mondo dello scrittore milanese. Arricchiscono il volume tre anticipazioni del suo secondo lavoro, altrettanto inquietanti e paurose. Non è facile scovare autori italiani in grado di dire ancora qualcosa di originale in ambito horror senza scopiazzare dai maestri inglesi e americani. In Aaron Scott ho trovato una penna con una propria personalità e che può regalare ai suoli lettori attimi di sana ed autentica paura.

A CURA DI GIAN FILIPPO PIZZO – GUIDA ALLA LETTERATURA HORROR

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Come posso non definire la mia personale bibbia in ambito horror questo bel tomo di oltre 400 pagine ricco di informazioni, approfondimenti e consigli sul genere? Il volume affronta i cento migliori autori fantastici e del terrore dal Settecento ad oggi, analizzando anche il loro impatto sul cinema e, cosa molto gradita, indicando per ognugno la biografia italiana essenziale. Ed è una goduria perdersi tra le pagine appuntando nomi e titoli, con la conseguenza inevitabile di far crescere a dismisura la propria wishlist. Ovviamente come tutte le opere omnie il livello di approfondimento non può essere elevato, ma le voci riguardanti gli scrittori sono davvero ben strutturate, snocciolando le informazioni essenziali. Fondamentale per chi si avvicina al genere con un po’ di timore non sapendo da che parte iniziare la propria discesa nel terrore, questa guida risulta essere molto utile anche a chi si considera già un esperto. Perchè cosa c’è di più bello nella vita di un lettore dello scoprire autori e storie nuove da amare?

E come dice Stefano Benni: “La paura è una grande passione, se è vera deve essere smisurata e crescente. Di paura si deve morire. Il resto sono piccoli turbamenti, spaventi da salotto, schizzi di sangue da pulire con un fazzoletto. L’abisso non ha comodi gradini.”. Ora non mi resta che augurarvi di passare uno spaventoso Halloween!

Mr. P.

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Autori vari – Racconti ispanoamericani del terrore del XIX secolo

Titolo: Racconti ispanoamericani del terrore del XIX secolo

Autore: Autori vari

Editore: Edizioni Arcoiris

Anno: 2015

Pagine: 148

Prezzo: € 12,00

“La coscienza del mio essere, delle mie idee, dei miei pensieri, delle mie azioni passate che galleggiano nella mia memoria come resti di un vascello naufragato avvolto dalle onde, con l’impreciso profilo e i contorni confusi di fantasmi vaganti nella nebbia.”

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Essendo appassionato di racconti del terrore mi sono approcciato a questa antologia con una curiosità particolare. Infatti, quando penso a storie che narrano di spettri, di ritorni dall’oltretomba o dei complicati meccanismi della follia umana, associo immediatamente questi temi alle lande nebbiose dell’Inghilterra vittoriana o all’America di Edgar Allan Poe. Invece qui ci troviamo di fronte a nove racconti che affrontano sì i temi classici dell’orrore, ma che fuoriescono dalle penne di altrettanti autori di lingua spagnola. E chi avrebbe mai associato il terrore, quello autentico, ai caldi ed assolati paesaggi dell’America Latina? A colmare questa lacuna ci pensa Edizioni Arcoiris che, all’interno della collana “Gli Eccentrici”, porta nel nostro paese scrittori poco conosciuti o addirittura mai tradotti.

Così in questi nove scritti troviamo animali demoniaci, ossessioni che conducono all’abisso e all’annullamento della coscienza, defunti che provengono da quella zona d’ombra che non dovrebbe essere mai attraversata.
La raccolta si apre con uno dei pochi autori giunti anche in Italia, nonché capostipite del fantastico sudamericano, Leopoldo Lugones. “Il rospo” affonda le proprie radici nelle antiche tradizioni popolari, attraverso la narrazione di un’anziana signora ad un bambino. E così scopriamo che anche un animale apparentemente inoffensivo come un rospo è capace di trasmettere una sottile inquietudine, che si tramuta in un autentico incubo.
L’ombra nera” di Casimiro del Collado narra invece di un incontro con un misterioso uomo nero, giunto da un oceano di tenebre, e della visione quasi estatica di donne fatali. Una trama che, letta adesso, può forse non apparire così originale, ma che nell’Ottocento avrà sicuramente regalato notti insonni a più di un lettore.
E’ poi il turno di Rubén Darío e della sua “Thanatopia”, che non avrebbe sfigurato in una raccolta di Poe. Il protagonista del racconto è letteralmente preda di una paura ancestrale, che trova la sua origine nell’aldilà e nel mondo dei morti. Anche qui centrale è la figura femminile, portatrice di orrore e follia.
Arriviamo ora alla narrazione maggiormente visionaria dell’intera raccolta: “La confessione di Pelino Viera” di William Henry Hudson, altro autore non del tutto sconosciuto in Italia. La paura qui nasce dalla stregoneria e da una moglie che nasconde un orribile segreto. Un vero e proprio viaggio, delirante ed irrazionale, tra creature alate e multiformi. Un viaggio che viene raccontato attraverso una confessione tanto assurda quanto impregnata di verità.
Il posto centrale dell’antologia è occupato, a mio avviso, dal capolavoro del libro: “Il cane interiore” di Carlos Octavio Bunge. E proprio il cane, terribile e famelico, che infesta il subconscio del giovane protagonista, altro non è se non il nostro oscuro passeggero, la zona buia che ognuno porta dentro di sè. L’istinto primordiale che cerca costantemente una via d’uscita dalla nostra coscienza anestetizzata.
Con “Tristán Cataletto” di Julio Calcaño torniamo su territori più convenzionali all’horror di matrice classica: il vampiro infatti è la figura che domina le atmofere torbide evocate dall’autore.
Di fronte alla giuria”, scritta da Alejandro Cuevas, è la storia di un’ossessione e dell’influsso nefasto di un amico. Narrata in forma di confessione, è un racconto che, durante la lettura, ho associato più volte ad un capolavoro della narrativa del terrore, quale è “Il cuore rivelatore” di Poe. E se un autore viene paragonato a Poe la qualità certo non manca.
Il penultimo brivido lungo la schiena ce lo regala Juan Montalvo, che con “Gaspar Blondín” ritorna a narrarci della terribile presenza di un uomo misterioso, per poi sfociare nel colpo di scena finale.
La conclusione è affidata a Juana Manuela Gorriti e al brevissimo “Una visita infernale”, a parere di chi scrive il racconto più debole dell’antologia, che narra di un’apparazione demoniaca ma lasciando un po’ di amaro in bocca.

I “Racconti ispanoamericani del terrore del XIX secolo” è, come tutte le raccolte, contenitore di piccoli capolavori da riscoprire e di racconti meno d’impatto. Ma sicuramente la qualità letteraria è presente in tutte le storie di questa antologia. Dobbiamo allora ringraziare la lungimiranza e l’audacia di un piccolo editore, che ci ha regalato la possibilità di gustarci brevi narrazioni di genere, che altrimenti sarebbero rimaste ingiustamente in un immeritato oblio.

Voto 3,5/5

Mr. P.

Gustav Meyrink – Il golem

Titolo: Il Golem

Autore: Gustav Meyrink

Editore: Tre Editori

Anno: 2015

Pagine: 358

Prezzo: € 21,00

E se anche la sorte di noi esseri viventi assomigliasse a quella di quei fogli di carta? C’è forse un vento invisibile, inafferrabile che ci scaraventa qua e là e determina le nostre azioni, mentre la nostra ingenuità ci induce a credere di possedere il libero arbitrio?”

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Nel centenario dalla sua pubblicazione, la casa editrice Tre Editori ripropone in una nuova edizione “Il Golem”, romanzo d’esordio di Gustav Meyrink, nonché il suo testo maggiormente conosciuto. Occorre subito fare una premessa sull’edizione, curatissima e corredata di parecchio materiale utile alla comprensione di un’opera tanto affascinante quanto complessa. La curatrice Anna M. Baiocco è particolarmente attenta ai rimandi occulti e ai significati esoterici e cabalistici a cui Meyrink fa riferimento, guidando lo sperduto lettore, grazie anche ad una lunga ed esaustiva introduzione. Da non dimenticare poi l’aggiunta delle stupende illustrazioni originali di Hugo Steiner Prag, tetre e misteriose e che rispecchiano fedelmente l’atmosfera gotica dell’intero romanzo.

Meyrink, dedito lui stesso alle scienze occulte ed esoteriche, fa rivivere nella suo scritto l’antica leggenda praghese del Golem, modernizzandola ed adattandola alla Praga di inizio novecento. Si narra infatti che nel XVI secolo il sapiente rabbino Jehuda Low creò, a difesa della comunità ebraica di Praga, un essere artificiale plasmato dall’argilla, a cui era possibile dare vita semplicemente incidendo sulla fronte la parola “emet” (in ebraico verità). Ma tale era la fragilità del Golem che bastava cancellare la prima “e” per trasformare la parole in “met” (morto), annientandolo completamente. Infatti quando la mostruosa creatura iniziò a ribellarsi al suo creatore, il rabbino decise di sacrificarlo, nascondendolo nella soffitta della Sinagoga Vecchia-Nuova, al centro del quartiere ebraico di Praga, dove secondo la leggenda dimorerebbe ancora adesso.

La vicenda di Meyrink prende spunto da un banale scambio di cappelli all’interno del Duomo di Praga. Il protagonista prende per sbaglio il copricapo di un certo Athanasius Pernath, intagliatore di pietre preziose, e nel sonno sprofonda lentamente ma inesorabilmente in un vero e proprio sdoppiamento della personalità. La sua vita si fonde con quella di Pernath, in un magma di ricordi confusi e di pensieri che celano dubbi ancestrali. Così l’io narrante inizia un percorso di innalzamento spirituale, sempre in bilico tra la via del male, rappresentata dal maligno rigattiere Aaron Wassertrum, e la via del bene, incarnata dall’impiegato municipale Hillel e dalla pura e innocente figlia Miriam. Collante dell’intera vicenda, la figura inquietante ed enigmatica del Golem, che scopriamo aggirarsi nei vicoli di Praga ogni trentatré anni, seminando panico e terrore. Così il confine tra il mondo reale e tangibile e quello dei sogni (o degli incubi?) si fa sempre meno definito, tanto che uno sconfina nell’altro in un’amalgama di sensazioni interiori e di visioni deliranti. L’altro mondo è ben visibile davanti ai nostri occhi: basta squarciare il velo che li copre per perdersi nei suoi abissi.

Il Golem” non è un romanzo semplice. Richiede una lettura accurata e la disposizione d’animo giusta per immergersi completamente, anima e corpo, nei vicoli della Praga magica dei primi anni del novecento. Ma se il lettore saprà lasciarsi trasportare dal fascino e dall’oscurità che sprigionano queste pagine, il viaggio letterario che ne scaturirà avrà pochi eguali: estraniante, misterioso, a tratti impenetrabile ma ricco di significati nascosti e con il pregio di scavare a fondo nella coscienza umana. Un romanzo che ha influenzato gran parte della letteratura fantastica e weird degli anni a venire, apprezzato da mostri sacri quali Lovecraft e Kafka. Permettetemi quindi di concludere con un’espressione ormai largamente abusata ma che calza assolutamente a pennello: un’autentica esperienza di lettura.

Voto: 4/5

Mr. P.