Top 5 libri delusioni nel 2015

Breve premessa

I libri di cui parlerò a breve non sono per me libri brutti, ma mi hanno sinceramente lasciato, chi più chi meno, un po’ d’amaro in bocca. Su ciascuna opera ero piena di aspettative e, purtroppo, sono state quasi tutte deluse. Forse è colpa del momento in cui li ho letti – c’è un tempo giusto per ogni romanzo –, forse mi hanno trasmesso poco o magari qualcosa mi ha infastidita. Oppure, sono semplicemente meno meravigliosi di quanto si decanti in giro.

GEORGES SIMENON – LA CAMERA AZZURRA

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Il mio primo Simenon. Non sarà di sicuro l’ultimo, perchè tra le centinaia di titoli che questo autore ha sfornato ce ne sono alcuni la cui trama m’ispira parecchio, spero solamente che non siano così scontati. “La camera azzurra” è una sorta di romanzo noir che tratta i temi dell’amore ossessivo e del tradimento. Temi che, di solito, mi attirano molto e che mi lasciano sempre qualcosa. Ma non è assolutamente ciò che è successo con questo libro. Pur scrivendo parecchio bene, ho trovato le vicende un po’ banali, a tratti noiose (seppure ad un certo punto della narrazione ci sia un buon colpo di scena) e quindi la sensazione che il romanzo mi ha lasciato è l’indifferenza, la mediocrità, nessun grande difetto ma neanche nessun pregio.

IRVIN YALOM – LA CURA SCHOPENHAUER

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Ho iniziato questo romanzo con tantissime aspettative, per due motivi principali: primo, avevo letto, sempre dello stesso autore, “Le lacrime di Nietzsche”, e mi era piaciuto tantissimo, mi aveva quasi commossa; secondo, ho a che fare con la psicologia ed amo la filosofia. Le premesse c’erano tutte, dunque: un autore già conosciuto che era riuscito a toccarmi il cuore, una trama che parlava di uno psichiatra che contattava un vecchio paziente, fissato con Schopenhauer, e con cui iniziava una terapia di gruppo. E invece no. Il libro è farcito da una serie di luoghi comuni sul vivere la vita, fare quello che amiamo, aiutare gli altri, e blablabla. Che all’inizio potrebbero anche starci, ma dopo un po’ anche no. Le trascrizioni delle sedute di gruppo sono interessanti, ma siccome praticamente tutti i protagonisti (ad eccezione di Philip, per quanto mi riguarda) sono super irritanti, alla fine ci si stanca – e ci si confonde pure tra i nomi, si fa fatica a distinguerli. Le piccole intrusioni biografiche sulla vita di Schopenhauer non sono male, ma alla lunga rischiano di diventare solo una summa di tutti i suoi aforismi. Le avventure di Pam in India è meglio se non ne parliamo neanche. Insomma, qualche piccolo spunto c’è, ma mi aspettavo veramente tanto di più. Banalissimo e costruito male.

JOHN WILLIAMS – STONER

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E qui mi aspetto una pioggia di insulti e parolacce. Ai primi due libri che ho citato ho dato 3 stelline su 5, gli ultimi se ne beccano 3.5/5, sono stata un po’ più magnanima. Ma veniamo al dunque: “Stoner”. E’ stato definito uno dei libri più belli degli ultimi anni, quindi ero veramente curiosa di leggerlo. Forse mai delusione fu più grande. “Stoner” è un romanzo irritante. Il protagonista, William Stoner, è un uomo normale, segue una certa linea per tutta la sua vita e non appena devia un po’ da quella che per lui e gli altri è la norma, cede e torna subito alla quotidianità. Egli vive fino alla fine dei suoi giorni un’esistenza convenzionale, costellata da numerose sfortune e ben poche gioie. E tutto ciò è irritante perchè il lettore si ritrova a pensare “Dai Stoner, forse questa volta ce la fai, se t’impegni veramente, se non ti rassegni, se cambi qualcosa nella tua vita, se, se, se…” eppure niente. Stoner nacque e Stoner rimase. E per chi odia l’inettitudine, per chi vuole fare qualcosa e non accettare invece silenziosamente ciò che accade, tutto questo è inaccettabile. Sono conscia del fatto che molto spesso vada così, ma io non cedo a questa visione, non ancora almeno. John Williams comunque rende il libro abbastanza piacevole perchè scrive bene, e certi passi sono molto poetici ed eleganti. L’amore per la letteratura, l’odio sottile nelle relazioni più intime, sono trattati anche questi temi, ma, purtroppo o per fortuna, un romanzo del genere non riesco proprio a definirlo un capolavoro. Se non altro, mi ha insegnato come non vivere la mia vita futura.

HENRY JAMES – RITRATTO DI SIGNORA

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Un pomeriggio, accendendo la televisione, ho cominciato a vedere un film che aveva Nicole Kidman come protagonista: “Ritratto di signora”. Non lo conoscevo, ma ho subito scoperto che era tratto da un romanzo di un autore anche piuttosto famoso: nientepopodimeno che Henry James. Siccome la pellicola già mi stava appassionando dopo pochi minuti, ho deciso d’interromperla e di comprare il libro, detestando vedere prima le trasposizioni cinematografiche. Così, qualche mese dopo, è giunto nelle mie mani. Ci ho messo un sacco a finirlo. Forse perchè l’ho letto durante la sessione d’esami, o forse perchè è un tomo di più di 600 pagine in cui non succede poi granchè. Se vi aspettate colpi di scena a non finire, non è il libro che fa per voi. “Ritratto di signora” è un romanzo per lo più introspettivo, ed ho iniziato ad apprezzarlo davvero solo oltre la metà. Le descrizioni di James di città come Londra o Roma mi hanno trascinata esattamente in quei posti, nelle strade nebbiose della prima e tra le rovine antiche della seconda. Nonostante io ami i classici e tutte quelle opere che scavano dentro l’animo umano, non sono rimasta folgorata da questo libro, mi aspettavo forse di più, e a fine lettura mi sono ritrovata un po’ provata da tutta questa pesantezza.

DINO BUZZATI – IL DESERTO DEI TARTARI

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Ecco, qui mi vergogno un po’. Perchè so che il mio problema con questo libro di Buzzati è in realtà dato dal sentimento principale che l’autore voleva far provare al lettore: la lentezza, l’attesa, l’inesorabilità del tempo. A volte mi sono chiesta “Ma quando finisce?!?”. Non perchè fosse un libro brutto, ma proprio a causa del continuo aspettare qualcosa, una svolta, questi benedetti Tartari! In realtà, non mi è dispiaciuto. Buzzati, come sempre, scrive molto bene, certi monologhi interiori sono veramente belli e la storia in sè è piena di poesia. L’autore riesce a descrivere perfettamente la solitudine umana, la speranza, l’attesa continua. Perchè sì, questo è un libro sulle attese. Il protagonista aspetta per tutta la vita una guerra, un evento forse mitico, un qualcosa che però potrebbe dare senso alla sua esistenza; Giovanni Drogo prova a tornare nel suo mondo, quello prima dell’esperienza alla Fortezza, ma non ci riesce, nonostante fosse uno dei suoi desideri maggiori il primo giorno di servizio. Lui deve aspettare, sa che succederà qualcosa, o, per lo meno, ci spera. Questo romanzo richiede concentrazione ed una buona dose di tempo: ciò che ha fatto sì che lo inserissi in questa lista è proprio la lentezza, lentezza che giustamente serve a dare il ritmo malinconico di cui è pervaso. Insomma, riconosco che Buzzati abbia avuto un’idea geniale, ma tutto questo attendere mi ha un po’ stancata.

Ecco quindi alcuni dei libri che mi hanno meno entusiasmata, durante questo 2015. E per quanto riguarda voi? C’è qualche libro da cui vi aspettavate molto e che invece vi ha delusi? Fatecelo sapere!

Mrs. C.

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Top 5 libri letti nel 2015

L’anno sta per finire e, naturalmente, è tempo di classifiche. Durante questo 2015 sono riuscita a leggere “soltanto” 34 libri.  Devo dire, però, che quelli che mi hanno colpita nel profondo si possono contare sulle dita di una mano. Ecco, quindi, la mia top 5, i migliori libri letti durante questi ultimi 365 giorni!

NATSUO KIRINO – LE QUATTRO CASALINGHE DI TOKYO

TOKYO

Questo è IL libro. Il libro più bello, avvincente e disturbante del 2015, quello che mi ha dato più dipendenza e che non vedevo davvero l’ora di leggere appena avevo un momento di tempo. Non sono una profonda conoscitrice della letteratura giapponese e questo è il primo romanzo che leggo di Natsuo Kirino, ma mi ha davvero spiazzata, colpita ed affondata. Su “aNobii” qualcuno aveva scritto «Quentin Tarantino potrebbe farci un film» ed effettivamente sarebbe proprio il suo genere. La trama è semplice: quattro donne, colleghe ma non propriamente amiche, si ritrovano legate l’una all’altra a causa di un omicidio che cercano di coprire. Da qui il libro si sviluppa ulteriormente, in una spirale di colpi di scena, atrocità, violenze, inganni e ricatti. Ogni capitolo alterna un punto di vista diverso sulla vicenda, sondando la parte più oscura della nostra mente. Scritto divinamente, non è nè un thriller, nè un giallo, nè un romanzo psicologico, ma forse un mix di tutti e tre, un noir ambientato in una Tokyo probabilmente neanche poi così lontana da certe realtà.

ORIANA FALLACI – LETTERA A UN BAMBINO MAI NATO

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Primo approccio con la Fallaci, libro completamente differente dal primo in classifica, ma crudo e doloroso quanto il precedente, anche se in un modo totalmente diverso. “Lettera a un bambino mai nato” è il lungo monologo di una donna al bambino che si ritrova a portare in grembo, è una lettera piena di dubbi esistenziali: è giusto mettere al mondo un figlio in un’epoca come questa, dove la violenza dilaga ed il rispetto viene continuamente a mancare? E’ giusto abortire? E di chi è la responsabilità in questo caso? E’ un un’opera che in primis tutte le donne dovrebbero leggere, intenzionate o meno ad avere figli. E’ però anche uno scritto che ogni uomo dovrebbe interiorizzare, prima o poi, per comprendere le difficoltà ed il dolore che, molto spesso, le donne si ritrovano a subire. Un libro breve ma tagliente come pochi.

PATRICIA HIGHSMITH – IL TALENTO DI MR. RIPLEY

RIPLEY

Un paio di anni fa (nonostante sia uscito nel 1999) ho visto per la prima volta l’omonimo film di Anthony Minghella e ne sono rimasta completamente affascinata. Ho quindi deciso poi di leggere il libro da cui la pellicola era stata tratta, sperando di non rimanerne delusa – perchè sì, quando a volte si vede prima la versione cinematografica, poi si corre il rischio di perdere tutti i colpi di scena e le novità che si assaporerebbero nella lettura. Fortunatamente, con il capolavoro di Patricia Highsmith non è successo. Tom Ripley è un giovane americano che campa organizzando piccole truffe; è piuttosto insoddisfatto della sua vita ma, per una volta, la buona sorte gli viene in soccorso. Incontra infatti il signor Greenleaf, padre di un suo vecchio compagno di scuola, Dickie, che lo persuade – pagandolo anche discretamente – a recarsi in Italia, nel paesino marittimo di Mongibello, dove il figlio risiede, per convincerlo a tornare in America. Ha luogo quindi quello che per Tom è un “nuovo inizio”: incontra Dickie, ne rimane ammaliato, e decide di dar luogo ad uno scambio d’identità che gli permetterà di assumere una nuova, magnifica, ricca vita. Senza spoilerare troppo, vi dico che questo romanzo, ambientato per la maggiorparte in Italia, è un thriller psicologico veramente appassionante, e, nonostante il protagonista non sia propriamente una brava persona, non potrete non affezionarvi a lui.

OSCAR WILDE – DE PROFUNDIS

WILDE

Passiamo ora ad un libro cosiddetto “classico”. Non è facile descrivere il mix di emozioni che ha suscitato in me questa lunga lettera scritta col cuore in mano da Oscar Wilde al suo amico e compagno (o forse è meglio dire “ex amico e compagno”) Alfred Douglas, detto Bosie. Sono pagine piene di dolore, rancore, amore ma anche infelicità quelle a cui mi sono trovata davanti. L’autore le ha scritte mentre era incarcerato anche a causa del suo giovane amante, in quanto fu condannato per il reato di sodomia. Si ritrova qui un Wilde che appare meno “brillante” del solito: ciò che intendo dire è che, pur mantenendo un altissimo livello di scrittura, traspare in pieno una figura devastata dal dolore, irritata, debole e fragile in tutta la sua umanità. Wilde qui non è più soltanto l’eccentrico dandy conosciuto da tutti per i suoi aforismi e la sua eleganza innata: è anche e soprattutto un uomo che esterna la sua passività ed il suo vittimismo nei confronti di un ragazzino viziato ed egocentrico. Una coltellata in pieno petto per chi si è ritrovato almeno una volta nella vita inerme nelle mani della persona che amava.

ITALO CALVINO – GLI AMORI DIFFICILI

 CALVINO

Questo libro in realtà non ha ricevuto le cinque stelline su cinque, ma si è aggiudicato un 4.5/5. Il motivo per cui non gli ho dato il massimo è perchè “Gli amori difficili” inizia con un paio di racconti che non mi hanno entusiasmato granchè e che sono, a mio parere, nettamente inferiori alle piccole perle che si trovano successivamente. Il mio disappunto iniziale (ed anche finale, in quanto gli ultimi due racconti, quelli più lunghi, li ho trovati ugualmente meno belli rispetto agli altri) ha fatto sì che questo non rientrasse pienamente nei libri amati alla follia nel 2015, ma comunque una quinta posizione se la conquista lo stesso, perchè Calvino è Calvino, e prima o poi stupisce e rapisce comunque. La maggior parte delle storie qui narrate ha a che fare con l’amore, un amore che però nasconde molto spesso una grande amarezza, anche se a volte commuove quasi fino alle lacrime. L’autore scrive meravigliosamente, fa dei piccoli gesti quotidiani e degli incessanti dubbi della mente il suo cavallo di battaglia e riesce ad infiltrarsi con dolcezza nel cuore del lettore. Il racconto che vale da solo forse l’intero libro è senz’altro “L’avventura di un automobilista”, disarmante.

Ma adesso tocca a voi: qual è la vostra top 5 dei libri letti in questo 2015? Fateci sapere, perchè siamo sempre in cerca di nuovi spunti letterari!

Mrs. C.

 

David Nicholls – Noi

Titolo: Noi

Autore: David Nicholls

Editore: Neri Pozza

Anno: 2014

Pagine: 431

Prezzo: € 18,00

“C’è un detto, citato anche in una canzone pop: se ami qualcuno lascialo libero. Sciocchezze: se ami qualcuno legalo con una robusta catena di ferro.”

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David Nicholls mi aveva appassionato con “Le Domande di Brian”, mi aveva divertito con “Il Sostituto” e mi aveva commosso con “Un Giorno”: con il suo ultimo romanzo “Noi” è riuscito nel difficile intento di suscitare nel lettore un perfetto mix di tutte queste emozioni. “Noi” narra la storia di Douglas, un uomo come tanti altri, innamorato della scienza, della bella moglie Connie e del problematico figlio Albie. Ma purtroppo a volte l’amore non basta. E così capita che nel bel mezzo della notte Connie svegli Douglas in modo improvviso rivelandogli che, pur amandolo ancora, l’idea di invecchiare insieme la terrorizza: in poche parole lo sta lasciando. Ma prima c’è un’ultima cosa da fare insieme: il grand tour, ossia un viaggio in Europa programmato da mesi, per poter assaporare ancora il gusto dolceamaro di avere la famiglia Petersen riunita al completo prima della partenza di Albie per il college.

Così per Douglas il grand tour diventa una sfida contro se stesso per riconquistare la moglie e riallacciare i rapporti con il proprio figlio, ormai deteriorati da tempo. E proprio il viaggio e il continuo muoversi dei protagonisti è uno degli aspetti più affascinanti dell’opera. Si passa dagli scorci romantici e nostalgici di Parigi al senso di libertà e di trasgressione di Amsterdam, per poi approdare nei vicoli bui e terribilmente affascinanti di Venezia e terminare sulle assolate spiagge di Barcellona, senza dimenticarsi prima di rimanere incantati dalla maestosa Guernica di Picasso a Madrid. Durante tutto il viaggio intensi flashback sul passato di Douglas e Connie ci tengono compagnia, tanto che dopo poche pagine ci sembra già di conoscerli da una vita e vorremmo che fossero la coppia di amici che abbiamo sempre desiderato.

Noi” affronta i temi dei complicati rapporti tra padre e figlio, della perdita straziante di una persona cara, del sentirsi perennemente fuori posto, come racchiuso in una bolla di sapone che vola a qualche metro da terra senza mai poter raggiungere la terraferma e le fragili persone la popolano. Lo fa a volte con profonda malinconia, andando a pizzicare le corde più intime e delicate del nostro io, altre con leggerezza e ironia, strappandoci un sorriso che può anche trasformarsi in una fragorosa risata di gioia. Non si può fare a meno di simpatizzare per Douglas, provando la stessa irritazione e lo stesso senso di sconfitta provocati dai tanti piccoli episodi negativi di cui la sua vita sembra costellata. Ma è anche impossibile non restare ammaliati dall’incredibile voglia di vivere e dal violento amore per l’arte di Connie. E a volte un acuto senso di fastidio per le bravate di Albie ed il suo credersi già adulto sembra spuntare lentamente durante la lettura, per poi tramutarsi però nel comprensivo sorriso di un padre che guarda con amore un figlio troppo diverso da lui, ma splendido proprio perchè è così.

Sicuramente l’intensità e l’autenticità che sprigionano queste pagine ci resteranno incollate addosso per molto tempo dopo aver terminato la lettura. E proprio quando meno ce l’aspetteremo ci tornerà in mente la famiglia Petersen e ci verrà voglia di aprire una pagina a caso e leggere uno stralcio della loro vita. Perchè “Noi” è e resterà sempre un libro prezioso.

Voto: 4,5/5

Mr. P.