Stefan Grabiński – Il demone del moto. Racconti fantaferroviari

Titolo: Il demone del moto. Racconti fantaferroviari

Autore: Stefan Grabiński

Editore: Stampa Alternativa

Anno: 2015

Pagine: 270

Prezzo: € 14,00

“Là fuori nel mondo mulinavano in continuazione cambiamenti, impazzava l’eterno moto padre di vita e di morte, germogliavano nazioni giovani, venivano deposte nella tomba quelle vecchie e abbruttite, culture e società si sviluppavano, alcune svettavano in alto, altre precipitavano nell’abisso… e lui resisteva in eterno e viveva indifferente a tutto, solo, ai margini.”

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Il nome di Stefan Grabiński, fuori da una ristretta cerchia di cultori della letteratura weird, potrebbe risultare sconosciuto ai più. Eppure ci troviamo di fronte ad uno degli esempi più originali di narrativa fantastica dell’intero Novecento, tanto da portare la critica dell’epoca a definirlo “il Poe polacco“. Grabiński nacque infatti in Polonia nel 1887 e fu autore di svariati romanzi, raccolte di racconti e drammi teatrali, tutti caratterizzati dal senso dell’ignoto e dal fascino della morte. Proprio la sua raccolta più famosa, “Il demone del moto“, è stata riproposta da Stampa Alternativa, con traduzione, per la prima volta in Italia, direttamente dal testo polacco da parte della curatrice Mariagrazia Pelaia. All’antologia principale si vanno ad aggiungere poi una manciata di altri racconti, che arricchiscono così il volume.

Essendo un amante del genere fantastico, sono stato immediatamente attirato da Grabiński, ed in particolare dal sottotitolo dell’opera: “Racconti fantaferroviari“. Infatti la quasi totalità delle storie presenti nel libro si svolgono all’interno di convogli e stazioni ferroviarie. Un’ambientazione singolare e quanto mai affascinante, che mi ha spinto ad approfondire le visioni e gli orrori scaturiti dalla penna dell’autore polacco. Orrori che hanno origine dai più banali gesti quotidiani, che si insinuano lentamente ma inesorabilmente nella nostra vita abitudinaria e che vengono ben rappresentati dalla metafora dell’incedere spietato del progresso tecnologico. Il volume si apre con la suggestiva “La zona morta (Ballata ferroviaria)“, in cui un conduttore in pensione decide di consacrare il resto della sua esistenza alla custodia e alla protezione di un tratto di binari ormai inutilizzato. Ma l’eccentrico e solitario casellante, ritratto dello stesso Grabiński, scoprirà una connessione particolare che lo legherà a quel tratto ferroviario, che si dimostrerà vivo e “pensante”. E’ poi il turno della storia che da il titolo alla raccolta: “Il demone del moto” narra di uno dei tanti viaggi di Tadeusz Szygoń, personaggio dagli aspetti molto singolari, che periodicamente viene come posseduto da una forma di sonnambulismo che lo costringe a saltare sul primo treno e ad intraprendere ogni volta un tragitto diverso, per poi risvegliarsi in una città europea senza sapere come ci sia finito. Il viaggio in questione diventa pretesto per una discussione scientifico-filosofica sulla velocità delle macchine create dagli uomini, velocità quasi demoniaca ma pur sempre limitata alla sfera terrestre. Il finale quanto mai inaspettato contribuisce poi a dare un taglio squisitamente macabro al tutto. “Segnali” è una brevissima parentesi che si può accostare alle più classiche ghost stories, forse più banale dei racconti precedenti, ma non per questo meno suggestiva. In “Una strana stazione (Fantasia futuristica)“, Grabiński ci propone il treno del futuro: l’Infernal Méditerrané n. 2, in grado di fare il giro del Mediterraneo in soli tre giorni. Ma attraversando la costa ligure il convoglio troverà lungo il proprio cammino la stazione di Buon Ritiro, apparsa dal nulla e immersa in una strana luce violacea. Il titolo del quinto racconto è particolarmente esplicativo riguardo al suo contenuto: “Il treno fantasma (Leggenda ferroviaria)” ci catapulta all’interno di una stazione ferroviaria in cui tutto è organizzato fin nei minimi particolari, senza aver però tenuto conto appunto del treno fantasma, il cui passaggio porterà disordine e caos. Si prosegue poi con “Binario morto“, una delle narrazioni più particolari dell’intero volume: protagonista è il gobbo casellante Wior, che predica gli strabilianti poteri di un binario morto, affascinando e terrorizzando il suo ignaro pubblico. Fino a quando i passeggeri del treno su cui si svolge la vicenda iniziano a percepire uno strano cambiamento nell’aria, che porterà la maggior parti di essi ad abbandonare il convoglio prima dello sconvolgente finale. “Ultima Thule” chiude la serie di racconti tratti da “Il demone del moto” narrando di Joszt, capostazione dagli strani poteri psichici, in grado di sapere in anticipo se qualcuno morirà. Proprio una delle sue visioni lo porterà a coinvolgere un amico in un inquietante esperimento in grado di stabilire una connessione con il mondo dei morti. “La parabola della talpa di galleria” è quasi un’apologia della natura e della sua simbiosi con l’uomo, in contrasto con il mondo della tecnologia e della distruzione. Antoni Florek, l’ultimo custode di una galleria ferroviaria scavata nei monti, farà la conoscenza di una misteriosa creatura insediatasi centinaia di anni prima nel ventre della montagna e che rappresenta perfettamente la fusione tra essere umano e ambiente naturale. La conturbante “L’amante di Szamota (Pagine di un diario trovato)“, è l’unico racconto a non avere uno scenario ferroviario, ma bensì cittadino. Qui Grabiński esplora il tema del doppio e del vampirisimo psichico, attraverso la stravagante ed angosciante storia d’amore tra il protagonista e Jadwiga Kalergis, donna bellissima e indecifrabile. Chiude il volume “Un caso“, che ci immerge nel pieno degli incontri clandestini tra il narratore e la sua amante, ogni volta sullo stesso tratto ferroviario, fino al tragico finale.

Il demone del moto” è una raccolta di novelle insolite e grottesche, capace di guadagnarsi un proprio spazio all’interno del panorama fantastico del novecento. L’originalità dell’ambientazione e il retrogusto filosofico e psicologico contribuiscono sicuramente a rendere l’opera di Grabiński una lettura fondamentale per gli amanti del weird e dell’horror, ma che saprà stupire anche i lettori più curiosi che poco masticano del genere. Dopo aver letto questi dieci racconti, potete essere certi che viaggiare in treno non sarà più la stessa cosa.

Voto: 4/5

Mr. P.

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Autori vari – Amori che durano poco. Microfinzioni

Titolo: Amori che durano poco. Microfinzioni

Autore: Autori vari

Editore: Edizioni Arcoiris

Anno: 2016

Pagine: 156

Prezzo: € 12,00

“«Per l’ultima volta» ripetè. E anche se entrambi sapevano che era una menzogna, si guardarono con reale struggimento, perchè sapevano pure che l’emozione stimola il desiderio, fissa il ricordo e giustifica, soprattutto, la tristezza.”

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Scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo è una delle cose che rendono la vita degna di essere vissuta. A me è successo recentemente in campo letterario, grazie ad Edizioni Arcoiris e alla sua Collana “Gli Eccentrici”: sono venuta a conoscenza, infatti, di un genere ancora poco consolidato in Italia, un genere che però ha assunto un’identità di tutto rispetto nel contesto ispanoamericano. Sto parlando della microfinzione: non so se esista una vera e propria definizione, accettata univocamente da tutti, per descrivere questo fenomeno letterario. Dopo aver letto “Amori che durano poco” – un’antologia di questi piccoli racconti, per l’appunto – le idee mi si sono schiarite proprio grazie alle parole d’introduzione di Marcella Ruggiero: «E’ difficile fornire una definizione della microfinzione, un genere così brioso e mutevole da sperimentare continue fasi evolutive che ne ostacolano la catalogazione. […] Si può dire che una microfinzione appare riuscita quando esprime l’essenziale con un minimo di parole». Brevità, uso impeccabile delle parola, inizi in medias res, ironia e finali ad effetto sono solo alcune delle caratteristiche che contraddistinguono queste narrazioni, lunghe spesso poco meno di una pagina.

Il titolo dell’opera, “Amori che durano poco”, sta ad indicare proprio le due componenti principali di questa raccolta: i racconti, componimenti di ben ventitrè autori differenti, affrontano il tema dell’amore , in tutte le sue sfaccettature, quelle negative e quelle positive, quelle che si presentano durante gli inizi di una storia e quelle che sfociano alla sua fine. Sono racconti appartenenti però al genere della microfinzione, e, proprio per questo motivo, ‘durano poco’. Addentrarsi tra le pagine di questo libro significa esplorare l’amore in tutte le sue fasi, provare sentimenti di gioia, speranza, illusione, dolore. La prima “sezione” è intitolata ‘Amore-ponte / amore-punto’: il sentimento amoroso è visto come un ponte che lega due anime, fin dall’inizio; si ritrovano qui relazioni nate nel mondo virtuale e lì rimaste, amori che durano fino alla morte, sentimenti che mutano e si trasformano in odio, emozioni che disgregano letteralmente i corpi. Durante la seconda sezione, ‘Fascinazione’, ci si immerge in quello che è il corteggiamento, crudo e nudo: la seduzione qui è il tema principale, è un’arma da usare a proprio piacimento non soltanto per ottenere il corpo della persona che si desidera conquistare, ma anche la sua anima. Ne ‘La piccola morte’ incontri occasionali e passioni senza fine si mischiano con ardori primordiali sfociando in carnalità violente e delicate: il culmine del desiderio viene quindi raggiunto. E’ poi con il quarto capitolo, ‘Vincoli’, che il rapporto si evolve e raggiunge una certa stabilità: ma essa non è data per sempre, bisogna curare la propria relazione giorno dopo giorno, altrimenti la comunicazione diventa impossibile, ci si perde e ci si ritrova soltanto in vecchi sogni ingialliti, che riportano a galla fantasmi del passato. In ‘Tradimenti e ossessioni’ viene messa in risalto la natura maniacale e perennemente insoddisfatta dell’essere umano: non senza eccellenti picchi d’ironia, sono narrate le storie di coppie scoppiate a causa di ingegnosi robot, uomini assillati dalle fotografie della donna amata, relazioni a tre sfociate in tragedia. La penultima sezione, ‘Disamori e disincanti’, chiude metaforicamente il cerchio; l’amore è ormai giunto alla fine, le diversità vengono a galla e l’abitudine prende il sopravvento. Per non terminare il libro con una nota del tutto negativa, però, gli editori hanno deciso di inserire un ultimo capitolo finale, chiamato ‘Ipotesi di apoteosi’: qui il destino fa da padrone a quegli amori che non sono mai riusciti a sbocciare, per un motivo o per l’altro, a quegli amori che a volte ci tormentano per tutta la vita e su cui altre volte, invece, ci si mette l’anima in pace, per sempre.

Riconosciuta come genere letterario solo verso gli anni Ottanta, la microfinzione, messa in risalto principalmente da autori dell’America Latina, permette ai lettori di assaporare piccole perle un poco alla volta: le storie narrate sono tutte diverse ed è possibile prendersi una pausa tra un racconto e l’altro – tanto loro saranno sempre lì ad aspettarci. In “Amori che durano poco” ho trovato storie geniali, intriganti, commoventi (‘L’ultimo caffè’, ‘Il bacio’, ‘A catena’, ‘Storia di incontri II’, ‘Comunque, dovunque’, ‘Vite parallele’, ‘Atti che creano abitudini II’), microfinzioni che descrivono le relazioni amorose in modo piuttosto realistico (‘Comunicazione’, ‘Il passare del tempo’, ‘Manhattan e rum’, ‘L’amore che volevo raccontare’) ma anche qualche racconto un po’ più banale ed ambiguo (‘Appetenze erotiche’, ‘Transiti’, ‘Folle passione’, ‘La vita reale dopo la fine del racconto’). In generale, comunque, si tratta di un’antologia che riesce a percorrere, con ironia e profondità, uno dei temi su cui forse si è più scritto al mondo: l’amore.

Voto: 3,5/5

Mrs. C.

Oscar Wilde – Racconti

Titolo: Racconti

Autore: Oscar Wilde

Editore: Rizzoli

Anno: 2011

Pagine: 293

Prezzo: € 8,90

“E’ sempre una cosa molto pericolosa, raccontare una storia con la morale!”

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Non è mai facile discorrere di un classico della letteratura senza sembrare presuntosi o boriosi. Anche perchè quando si analizzano le opere di mostri sacri, più che di una recensione si può parlare di una chiacchierata. E così mi accingo a fare con Oscar Wilde e la produzione completa dei suoi racconti. Negli anni passati mi era sempre capitato di leggere alcune sue storie sparse in raccolte e antologie, sempre con crescente curiosità, così quando ho trovato questo volume comprendente tutte le sue short stories, non me lo sono lasciato scappare.

Il libro si divide in tre parti, costituite dalle tre raccolte pubblicate da Wilde: “Il principe felice e altri racconti“, “La casa dei melograni” e “Il delitto di lord Arthur Savile e altri racconti“. Nelle prime due si respira l’aria dolce e leggera delle fiabe, mentre l’ultima parte presenta ai lettori i racconti più maturi e sarcastici di Wilde. “Il principe felice e altri racconti” raccoglie due delle favole più conosciute e più amate della produzione wildiana: “Il principe felice” e “Il gigante egoista“. Nella prima, la statua interamente d’oro raffigurante un principe, sacrifica, complice un amico passerotto, i gioielli e il metallo prezioso di cui è composta, per aiutare i poveri ed i bisognosi. Nella seconda, un gigante proprietario di un giardino stupendo, capisce il valore dell’amore solo dopo aver cacciato i bambini che giocavano spensierati nel suo parco. Completano la prima parte “L’usignolo e la rosa“, breve racconto sui capricci dell’amore e sugli inutili sacrifici che a volte comporta, “L’amico devoto“, triste parabola sui rischi di un’amicizia trasformatasi in devozione e “Il razzo“, storia incentrata sulla vanità e la comica superiorità di un razzo. Cinque narrazioni intrise di morale e perfette da leggere la sera ai più piccoli, ma dove si intravede già qualche tocco del sarcasmo che ha reso celebre lo scrittore irlandese. “La casa dei melograni” si apre con “Il giovane re“, fiaba dal sapore religioso, in cui un ragazzo destinato al trono capisce che per regnare in modo giusto non occorre alcuna ricchezza, ma pietà e comprensione. “Il compleanno dell’infanta” accantona il lieto fine tipico delle favole, per dipingere l’amore grottesco e straziante di un nano verso una principessa. “Il pescatore e la sua anima” ci affascina narrandoci le vicende di un pescatore che si innamora follemente di un’ondina, delicata creatura marina, al punto di rinnegare la propria anima, costretta a vagare senza pace per il mondo intero. Chiude “Il figlio delle stelle“, altra storia in cui la morale la fa da padrona, in cui un giovane venuto dal cielo dovrà imparare a proprie spese il valore autentico dell’affetto verso la propria madre. La terza ed ultima parte del volume inizia con “Il delitto di lord Athur Savile“, parodia della chiaroveggenza e della chiromanzia e, contemporaneamente, sprezzante presa in giro dell’aristocrazia inglese. Il giovane lord Arthur, in procinto di sposarsi, scopre tramite un sedicente chiromante di essere condannato a compiere un delitto. Per evitare che ciò si compia dopo le nozze, con il rischio di venire ripudiato dalla moglie, lord Arthur cercherà di uccidere un anziano parente dopo l’altro, con risultati tanto disastrosi quanto spassosi. “La sfinge senza segreti” è un breve excursus nel giallo, in cui il protagonista cerca in tutti i modi di carpire il segreto della donna di cui è innamorato, finendo poi per rimanerne profondamente deluso. Si prosegue poi con il vero capolavoro del Wilde scrittore di storie brevi, ovvero la stupenda “Il fantasma di Canterville“. Divertentissima storia di fantasmi, in cui per una volta la vittima è lo spirito ed i persecutori sono gli uomini. Infatti lo spettro di lord Canterville infesta da secoli la magione di famiglia, fino a quando arriveranno degli americani a stravolgere la sua esistenza, con scherzi e sberleffi. Nel finale la piccola Virginia proverà pietà di lui, aiutandolo a liberarsi dalla maledizione che lo affligge. Chiude il volume “Il milionario modello“, storiella che miscela ironia ed eticità.

I racconti di Oscar Wilde sanno donarci qualche ora di piacevolissima lettura, facendoci immergere prima in un’atmosfera tenue e fiabesca, per poi catapultarci nella Londra aristocratica con la giusta dose di sarcasmo. Vale sicuramente la pena recuperarli, per scoprire il lato più fanciullesco e delicato dell’autore ricordato in particolare per il capolavoro “Il ritratto di Dorian Gray” e per i suoi aforismi immortali.

Voto: 4/5

Mr. P.

Rebecca Lee – Lince rossa e altre storie

Titolo: Lince rossa e altre storie

Autore: Rebecca Lee

Editore: Edizioni Clichy

Anno: 2016

Pagine: 221

Prezzo: € 15,00

“Il mio cuore era avvinto al presente, il suo pulsare più dimesso ma comunque ostinato nell’affermare che si trattava di un inizio, non della fine”.

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Le raccolte di racconti sono una delle cose più difficili al mondo da recensire: ogni storia è un microcosmo a sè stante, i personaggi non sono quasi mai intrecciati gli uni con gli altri, gli argomenti ed i temi trattati possono essere i più disparati, se non c’è un fil rouge che li unisce. Non è semplice quindi mettere insieme delle parole su qualcosa che è stato concepito come distinto, molteplice, dalle mille sfaccettature. Con “Lince rossa e altre storie” Rebecca Lee, scrittrice statunitense, ha vinto il Believer Book Award nel 2013, guadagnandosi pian piano un nome tra gli scrittori americani di questa generazione. La collana Black Coffee di Edizioni Clichy ci ha visto lungo decidendo di pubblicare questa raccolta, volendo – come affermano loro stessi – “dare voce con coraggio alle istanze più proprie della parola scritta”. Non smetterò mai di ringraziare queste realtà editoriali indipendenti che permettono a noi lettori di avvicinarci a tutto quello che viene prodotto oltre oceano e che, molto spesso, è dimenticato o bellamente ignorato dall’editoria più grande e conosciuta.

Rebecca Lee racchiude in questa raccolta sette storie, sette piccole vite che si diramano una dopo l’altra, ognuna con le sue particolarità, ma tutte contraddistinte da una prosa scorrevole ed elegante, e da un lessico ricercato ma mai esagerato. Il matrimonio e la natura ingannevole dell’essere umano sono i temi trattati in “Lince rossa“, il racconto che da il titolo all’intera opera. La protagonista della storia porta il lettore nel bel mezzo di una cena fra amici e conoscenti, una cena che sarà in grado di porre dubbi e questioni irrisolte a numerosi commensali. In poco più di una ventina di pagine Rebecca Lee è in grado di svelare le più innate paure dell’uomo, le domande che tutti prima o poi si pongono nella loro intimità, avendo timore di pronunciarle ad alta voce: «Cioè, cos’è il matrimonio, in fin dei conti? Cos’è?». […] Susan scruta con attenzione i nostri volti, uno alla volta. Sta aspettando una risposta, che qualcuno le spieghi perchè le persone si innamorano e si sposano. Nessuno lo sa, vorrei dirle. Nessuno lo sa davvero. Ma questo non ci esime dal farlo. La realtà è messa in luce così com’è, nuda e cruda, e la fragilità dei sentimenti, il passato che bussa alla porta, il tradimento della donna che si ama non riescono a rimanere nascosti a lungo tra le righe di questa storia. “Sulle rive della Vistola” narra del curioso rapporto nato tra un professore universitario di Linguistica ed una studentessa del suo corso: i due entrano in contatto quando l’allieva copia interamente un saggio da un libro trovato in biblioteca e l’anziano insegnante, non riconoscendo il plagio, ne rimane affascinato e turbato allo stesso tempo. Il lavoro della ragazza, infatti, gli ricorda gli anni passati nella sua nazione, la Polonia, durante l’oppressione sovietica, a cui egli stesso però, in un modo oscuro e misterioso, prese parte. Sicuramente meno interessante degli altri racconti, rimane comunque un buon spunto per riflettere sul potere delle parole, della frase, sull’importanza di produrre qualcosa che abbia un significato, che riesca a smuovere negli altri delle emozioni, anche quelle che si sarebbe preferito dimenticare. Il terzo ed il quarto racconto sono due piccole perle, nonchè i miei preferiti – insieme al penultimo. “Da qui al sole” ha come protagonista Margit, una giovane donna che riesce a combattere i propri demoni interiori (passati e presenti) in un modo particolare, insegnatogli da uno psicologo quando era piccola: sollevandosi dal mondo reale, allontanandosi da quello che sta accadendo, guardandolo dall’alto. Rebecca Lee riesce ad esplorare la malinconia più nera – la depressione – e a renderla leggera come una piuma che vola nel vento. L’incessante ricerca dell’amore e la lotta per i propri diritti sono i temi esplorati in “Min“: il racconto narra del legame tra Sarah e Min, compagni d’università divenuti amici per puro caso. Il loro rapporto, con il passare del tempo, diventerà talmente intenso da permettergli di trascorrere insieme una lunga estate ad Hong Kong, a casa del ragazzo. Proprio lì Sarah conoscerà la sua famiglia, e le verrà commissionato un compito spiacevole ed affascinante allo stesso tempo: trovare una donna degna di diventare la futura moglie del suo amico. A far da cornice al bizzarro incarico e all’ambiguo rapporto tra i due, la situazione dei rifugiati vietnamiti giunti in Cina e costretti dal governo a rimpatriare, nonostante le loro condizioni disperate. “Festa mondiale” è un racconto, per me, da stroncare in pieno: non penso di aver capito il senso di questo breve spaccato di vita di una donna, suddiviso in cinque capitoletti. L’essere madre della protagonista s’intreccia con la sua professione universitaria e con l’ambiente accademico: al di là di questo, mi dispiace davvero dirlo, non so andare. L’ho trovato un pesce fuor d’acqua, totalmente estraneo agli altri racconti. Per fortuna, il libro si risolleva con “Fialta“, il pezzo forte della raccolta. Cinque apprendisti vengono ammessi nel laboratorio di ‘Fialta’, immensa costruzione sulle colline del Wisconsin, in cui il celebre architetto Franklin Stadbakken farà loro da mentore. Gli studenti si ritroveranno a vivere a contatto giorno dopo giorno, immersi nell’arte: la realtà del piccolo mondo di Fialta darà luogo a precoci amori, tormenti interiori e conflitti più o meno espliciti. La passione per il proprio lavoro, la vocazione insita nell’animo di alcuni protagonisti, la connessione mentale che si crea tra un gruppo di persone vi trasporteranno dritti tra quelle mura. Conclude il libro “Coloni“, un racconto che segue le vicende di un gruppo di amici nel corso del tempo: vengono a galla così tutte le fragilità dell’animo umano, le rinunce e le mancanze a cui ci si deve abituare durante gli anni, le bugie e le incomprensioni a cui si va incontro crescendo.

Lince rossa e altre storie” racchiude, vicenda dopo vicenda, molto semplicemente, qualcosa che non è semplice affatto: l’uomo. Forse proprio perchè l’impresa è particolarmente ardua, la Lee riesce solo in parte nel suo lavoro: l’essenza stessa degli esseri umani non può essere colta interamente e, nonostante l’autrice ci si avvicini piuttosto bene in alcuni raccolti, in altri rimane lontana da ciò che si cela nel profondo dei suoi personaggi, donandoci soltanto un assaggio di ciò che provano e non approfondendo i loro vissuti. Nonostante questo, la sua scrittura è piacevole e scorrevole, e, grazie anche alla particolarità di alcuni temi trattati, non potrà non lasciarvi qualcosa.

Voto: 3,5/5

Mrs. C.