Joseph Incardona – La metà del Diavolo

Titolo: La metà del Diavolo

Autore: Joseph Incardona

Editore: NN Editore

Anno: 2016

Pagine: 278

Prezzo: € 17

“Come se gli uomini avessero bisogno di una catastrofe per capire cosa stanno perdendo. Come se riavvicinarsi potesse improvvisamente cambiare il corso degli eventi.”

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Con il giungere dell’estate ci si trova molto spesso, letterariamente parlando, di fronte a due scelte: o ci si rimbocca le maniche e si affronta il “libro-mattone”, quello super spesso di cui si è sempre rimandata la lettura durante l’anno per mancanza di tempo – quale occasione migliore delle vacanze, dunque? – , o ci si affida ad un buon vecchio thriller (che in alcune varianti può anche essere un giallo), pronti a tuffarsi tra misteri, colpi di scena e psicopatici assassini. Proprio avendo in mente quest’ultimo tipo di lettura mi sono avvicinata a “La metà del Diavolo”, un libro che sembrava avvincente al punto giusto, ma che da subito mi ha attratta anche per qualcos’altro. Una citazione postata da NN Editore, infatti, mi ha convinta nel profondo che sotto all’etichetta del genere, ci fosse altro. Leggendolo, non mi sono affatto ricreduta, anzi: avevo ragione al cento per cento. Joseph Incardona non ha scritto soltanto un’opera dalle tinte thriller e noir, ha ispezionato l’animo umano, i suoi tormenti, i suoi istinti, le sue paure, la sua forza. Incardona è riuscito a trascinarmi nei meandri della mente dei suoi personaggi, mai totalmente cattivi nè totalmente buoni, pieni di sfumature, dovute per lo più alle loro storie, mai banali, e spesso tragiche. La copertina (nota di merito ad NN Editore per la scelta dei progetti grafici, sempre meravigliosi!) rispecchia perfettamente il cuore del libro: un’autostrada vuota ed un’automobile che si dirige verso una bocca sconosciuta, aperta, pronta ad inghiottirla. La disperazione, l’ignoto, il nulla.

A Pierre Castan la vita ha riservato un destino totalmente diverso da quello che lui si immaginava; le premesse per trascorrere una vita felice c’erano tutte: una moglie, una figlia, un lavoro da medico legale. Famiglia, esperienza, successo. Tutto questo improvvisamente gli è stato portato via quando la piccola Lucie è scomparsa. Pierre lo sa, ormai si è rassegnato all’idea di non rivederla mai più: non si è dileguata magicamente e non è fuggita via, la sua bambina è stata rapita e sente, come lo può sentire un padre, che il suo cuore ha cessato di battere. Di fronte ad una tragedia del genere, un uomo o si arrende, accettando ciò che gli è stato riservato, dandosi risposte più o meno vaghe, rassegnandosi; o diventa tormentato, ossessionato ed ostinato nel voler trovare chi gli ha rovinato l’esistenza, con un solo scopo in mente: la vendetta. La strada che Pierre Castan ha deciso d’intraprendere è proprio la seconda: da mesi vive vagabondando per il tratto di autostrada in cui sua figlia è sparita, cercando una traccia, un piccolo indizio, spiando, parlando con sconosciuti. Sua moglie, Ingrid, si è rinchiusa in casa, attende notizie attaccata al telefono, trascorre la sua esistenza mettendo in atto compulsioni (auto)erotiche e bevendo Bloody Mary, disperata. La situazione di stallo in cui la coppia si trova, però, cambia improvvisamente quando un’altra bambina (ormai la terza nel giro di poco tempo) scompare sull’autostrada: il lettore stesso assiste al suo ultimo pranzo in autogrill, ai suoi genitori in crisi, al suo rapimento. Non è più un caso, non è più una coincidenza ormai: c’è la stessa persona dietro tutto questo orrore, qualcuno che vediamo muoversi lentamente, attento in ogni suo gesto, un emarginato, un escluso, un sadico. Intervengono allora il capitano Julie Martinez, affiancato dal tenente Gaspard e dalla sua squadra: è una corsa contro il tempo, due fazioni opposte che desiderano giungere allo stesso obiettivo, con fini però diversi. Riuscirà la polizia ad incastrare l’assassino, sarà invece Pierre Castan ad ucciderlo? O ancora, il subdolo rapitore (la cui identità verrà svelata ben presto nel corso del libro) la farà franca, pronto anzi ad agire ancora?

Ciò che rende diversa l’opera di Incardona da un qualsiasi altro noir è l’attenzione al mondo interiore dei personaggi, che sono, tra l’altro, numerosi: diversi punti di vista si affiancano nelle pagine del romanzo. Oltre ai coniugi Castan e alla Gendarmeria, infatti, vediamo susseguirsi i pensieri e le azioni dell’assassino stesso, uomo all’apparenza mite ed innocente ma dall’animo nero, quelli di Marc e Sylvie -genitori dell’ultima ragazzina rapita, Marie. Ed insieme a loro, tutta una serie di persone che vivono nei dintorni dell’autostrada, che ne hanno addirittura assunto alcuni tratti: la confusione, la transitorietà, l’insicurezza. Facciamo la conoscenza di Pascal e di Lucino, che lavorano nella ristorazione e rappresentano entrambi il marcio, per due motivi diversi; ma incontriamo anche Lola, che vende cinicamente il suo corpo all’interno di una tenda ai bordi della strada, Jacques Baudin, un uomo che colleziona nella sua baracca tutto ciò che trova nell’area di sosta accanto a cui vive e Tía Sonora, un’anziana donna che sembra poter predire il futuro delle persone a cui legge la mano. “La metà del Diavolo” è un romanzo dallo stile tagliente, pungente, ritmico e denso. I punti si susseguono uno dopo l’altro, a frasi brevi (composte addirittura molto spesso da un solo nome, da un solo aggettivo) si alternano veri e propri elenchi, come quello delle ossessioni che mi aveva tanto colpita all’inizio, prima ancora di entrare in questo tunnel buio. “La metà del Diavolo” è un vero e proprio viaggio all’inferno, un viaggio, come afferma la traduttrice Claudine Turla, nel “non-luogo” per eccellenza, l’autostrada: tutto si svolge lì, nel bel mezzo dell’estate e sembra davvero di ritrovarsi al centro della Terra, in preda ad un caldo infernale, con una speranza che si fa via via – pagina dopo pagina – sempre più debole a causa del Male che ci circonda. Imitando la linea editoriale di NN, che da, sul retro copertina, dei consigli a chi vuole leggere i loro libri, tento, molto umilmente, di farlo anche io. Questo libro è per chi ha visto l’oscurità da vicino e sa cosa significa perdersi in essa, per chi vuole sondare le tenebre umane e lotta affinchè giustizia venga fatta, sempre. Questo libro è per chi si è fermato in autogrill, un’afosa notte di luglio, dopo un concerto, e non ha potuto non pensare alla fatalità della vita, che, a volte, è in grado di sovrastarci tutti.

Voto: 4/5

Mrs. C.

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