Mario Soldati – Storie di spettri

Titolo: Storie di spettri

Autore: Mario Soldati

Editore: Mondadori

Anno: 2010

Pagine: 208

Prezzo: € 9,50

“Perché non aveva il coraggio di seguire le impronte dei piccoli passi fino alla magnolia? Fra pochi minuti la neve le avrebbe cancellate, e lui non avrebbe mai più saputo: avrebbe perso, con la prova che non era un’allucinazione e che quelle impronte erano vere, l’ultima occasione di sapere. Ma forse era proprio questo il suo scopo. Non voleva sapere. Aveva paura di sapere.”

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Autore particolarmente prolifico, il torinese Mario Soldati è stato scrittore, giornalista, sceneggiatore, regista e autore televisivo. All’interno della sua vasta produzione, la forma breve è stata sicuramente fondamentale nella costruzione della sua poetica. Tra la miriade di racconti scritti dall’autore piemontese, negli anni ’60 la Mondadori pensò bene di raccogliere in un unico volume 20 storie che avessero come filo conduttore gli spettri. Ma non dobbiamo lasciarci fuorviare dall’ingannevole titolo: chi si aspetta infatti di trovare le classiche ghost stories che ricalcano i maestri del genere come M.R. James, Le Fanu o Conan Doyle, rimarrà deluso. Gli spettri che evocano i racconti di Soldati sono i fantasmi dell’anima, gli spiriti dell’inconscio, che scaturiscono dalle zone più buie della nostra psiche, le ombre di un passato che ritorna. Il soprannaturale viene soltanto sfiorato, lasciando disorientato più di una volta il lettore, in bilico sul sottilissimo filo che separa il reale dall’irreale.

Elemento che accomuna queste venti istantanee intrise di malinconia e mistero, è l’ambientazione tutta italiana: ovviamente Torino, città natale di Soldati, che ben si presta con la sua aura arcana, ma anche Roma e Genova. Ritroviamo in questo modo la media borghesia italiana, costituita da impiegati e professionisti, alle prese con fatti inspiegabili e conturbanti o semplicemente con struggenti ricordi della propria gioventù e di amori ormai perduti. Così un banale scambio di persona porta a congetture e riflessioni dai toni soprannaturali (“Il tarocco numero 13”) o un amore platonico viene bruscamente spezzato dall’angoscia sprigionata da strane figure appostate a guardia della casa di lei (“L’alloggetto del seminterrato”). E ancora antichi alberghi di provincia che si dissolvono (“L’albergo di Ghemme”), borse che vengono ritrovate, turbando con il loro contenuto l’ignaro protagonista (“La borsa di coccodrillo”) o oniriche partite di tennis giocate al crepuscolo (“La pallina da tennis”). Ma Soldati ci narra con innata maestria anche di uomini che ricercano disperati anni dopo l’unica donna che abbiano mai amato in vita loro (“Un paese in O”), anziani che sperano di essere aggrediti per certificare la malvagità del mondo (“L’aggressione”) o l’utilizzo di strani metodi per scegliere la propria moglie (“San Mamete”). Un racconto in particolare, a mio avviso, riassume perfettamente il connubio di inquietudine e di tenero struggimento che pervade l’intera raccolta, miscelando sapientemente pennellate di mistero con le reminiscenze di una passione giovanile ormai perduta per sempre. “I passi nella neve”, il cui sfondo è una Torino assolutamente perfetta per rappresentare quanto Soldati intende evocare con la sua penna, è la narrazione  di una fuga notturna alla ricerca delle tracce di un amore tanto antico quanto ancora potente. Un piccolo capolavoro, che condensa in poche pagine tormentate l’imperscrutabile e la nostalgia insista nell’animo umano.

Storie di spettri” è una raccolta preziosa e dai toni raffinati, capace di cullarci con le sue atmosfere agrodolci e nello stesso tempo di turbare e far sussultare il nostro animo. Distillati delle più pure emozioni umane, quali la paura e il rimpianto, da bere a piccoli sorsi, cercando di gustarli il più possibile. Piccoli affreschi carichi di sentimento da conservare gelosamente e leggere e rileggere, magari in una notte estiva con la finestra spalancata e il vento che trasporta echi e strani rumori o in una gelida serata invernale, con un camino scoppiettante e una tazza di the a tenerci compagnia.

Voto: 4,5/5

Mr. P.

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Ray Bradbury – Il popolo dell’autunno

Titolo: Il popolo dell’autunno

Autore: Ray Bradbury

Editore: Mondadori

Anno: 2002

Pagine: 278

Prezzo: € 10,00

“Dunque, che cosa siamo? Siamo creature che sanno e sanno troppo. E questo ci carica di un fardello che ci impone una scelta: dobbiamo ridere o piangere. Nessun altro animale può ridere o piangere.”

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Incasellare “Il popolo dell’autunno”, opera che Ray Bradbury pubblicò nel 1962, all’interno di un genere è estremamente complicato. Leggendolo ci addentriamo in atmosfere gotiche e fantastiche, le sue pagine sprigionano l’inquietudine e la paura strisciante che solamente gli horror di qualità sanno regalare e ci ritroviamo compagni di viaggio di due ragazzini che intraprendono un percorso psicologico e spirituale che li porterà a scoprirsi diversi da come si immaginavano. Horror, weird, fantasy, gotico, romanzo di formazione: ognuno di questi elementi viene amalgamato da Bradbury insieme agli altri, ottenendo un risultato unico, che trascende i generi, e che possiamo soltanto definire come grande letteratura. Il tutto impreziosito da una scrittura poetica e ricercata, senza mai scadere nel ridondante e nel prolisso.

I protagonisti del romanzo sono Will e Jim, da sempre amici per la pelle, accomunati dall’inquietante data di nascita. Entrambi infatti hanno visto la luce la notte di Halloween, un minuto prima della mezzanotte Will e un minuto dopo Jim. La loro tranquilla esistenza a Green Town, divisa tra giochi infantili e il desiderio ardente di diventare adulti, viene sconvolta dall’arrivo di una sinistra locomotiva, dalla quale scende un nutrito e variegato assortimento di fenomeni da baraccone. I due ragazzi, spiandoli eccitati, assistono alla realizzazione di un misterioso luna park, pronto ad accogliere gli ignari abitanti di Green Town. I due amici, fantasticando l’intera notte sul segreto custodito da quel singolare parco di divertimenti, si recano il giorno dopo, entusiasti e intimoriti, in esplorazione del magico tendone. Lì incontrano la signorina Foley, loro insegnante, sconvolta e profondamente turbata dopo la visita al labirinto degli specchi, asserendo di aver visto una ragazza, molto simile a lei da giovane, in procinto di affogare. Gli specchi infatti raffigurano l’incedere inesorabile del tempo e la materializzazione delle nostre più recondite e nascoste paure, come avranno anche modo di sperimentare Will e Jim. I due ragazzi fanno poi la conoscenza dei due titolari del luna park, il signor Cooger, un uomo robusto dai capelli rosso fuoco e il signor Dark, detto anche Uomo Illustrato, a causa degli orribili tatuaggi che gli ricoprono l’intero corpo. I due amici scoprono così un’altra attrazione dai poteri oscuri: si tratta di una giostra che, a seconda del senso in cui la si fa girare, ha la facoltà di ringiovanire o invecchiare chiunque ci salga sopra. Un fascino tenebroso che non mancherà di sedurre i ragazzi, smaniosi di scavalcare la loro infanzia per approdare all’età adulta. Ma i loro desideri inappagati fortunatamente verranno mitigati da Charles Halloway, padre di Will e bibliotecario di Green Town. Charles rappresenta la saggezza e il coraggio dell’uomo adulto, che però continua a tenere un piede nell’età magica dell’adolescenza, mantenendo intatte dentro di sé l’allegria e le risate dell’infanzia. Proprio Charles aiuterà il figlio e l’amico a sfuggire al pericoloso signor Dark e ai suoi fenomeni da baraccone: la Strega della Polvere, vecchissima indovina dagli occhi cuciti con ragnatele, o il nano, in cui i due amici riconoscono con sgomento un venditore di parafulmini che avevano conosciuto qualche giorno prima. Ma sfuggire al popolo dell’autunno è impresa ardua e Charles, Will e Jim dovranno appellarsi a quanto di più autentico e spensierato risiede nei loro cuori, per poter fronteggiare la malvagità sprigionata dal luna park.

Il popolo dell’autunno” è un romanzo, dolce e inquietante allo stesso tempo, che affronta con delicatezza il passaggio dall’infanzia all’età adulta, uno dei temi cari a Bradbury, attraverso l’angosciante svolgersi di una moderna favola nera. Un libro in grado di farci tornare ai giorni magici della nostra infanzia, esorcizzando le nostre paure e lasciando che il nostro cuore si identifichi con Will e Jim, con i loro terrori e le loro speranze. Un viaggio appassionante ed inquieto, che lascerà un ricordo indelebile a chi si lascerà travolgere dalle sue pagine.

Voto: 4,5/5

Mr. P.

Top 5 libri letti nel 2015

L’anno sta per finire e, naturalmente, è tempo di classifiche. Durante questo 2015 sono riuscita a leggere “soltanto” 34 libri.  Devo dire, però, che quelli che mi hanno colpita nel profondo si possono contare sulle dita di una mano. Ecco, quindi, la mia top 5, i migliori libri letti durante questi ultimi 365 giorni!

NATSUO KIRINO – LE QUATTRO CASALINGHE DI TOKYO

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Questo è IL libro. Il libro più bello, avvincente e disturbante del 2015, quello che mi ha dato più dipendenza e che non vedevo davvero l’ora di leggere appena avevo un momento di tempo. Non sono una profonda conoscitrice della letteratura giapponese e questo è il primo romanzo che leggo di Natsuo Kirino, ma mi ha davvero spiazzata, colpita ed affondata. Su “aNobii” qualcuno aveva scritto «Quentin Tarantino potrebbe farci un film» ed effettivamente sarebbe proprio il suo genere. La trama è semplice: quattro donne, colleghe ma non propriamente amiche, si ritrovano legate l’una all’altra a causa di un omicidio che cercano di coprire. Da qui il libro si sviluppa ulteriormente, in una spirale di colpi di scena, atrocità, violenze, inganni e ricatti. Ogni capitolo alterna un punto di vista diverso sulla vicenda, sondando la parte più oscura della nostra mente. Scritto divinamente, non è nè un thriller, nè un giallo, nè un romanzo psicologico, ma forse un mix di tutti e tre, un noir ambientato in una Tokyo probabilmente neanche poi così lontana da certe realtà.

ORIANA FALLACI – LETTERA A UN BAMBINO MAI NATO

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Primo approccio con la Fallaci, libro completamente differente dal primo in classifica, ma crudo e doloroso quanto il precedente, anche se in un modo totalmente diverso. “Lettera a un bambino mai nato” è il lungo monologo di una donna al bambino che si ritrova a portare in grembo, è una lettera piena di dubbi esistenziali: è giusto mettere al mondo un figlio in un’epoca come questa, dove la violenza dilaga ed il rispetto viene continuamente a mancare? E’ giusto abortire? E di chi è la responsabilità in questo caso? E’ un un’opera che in primis tutte le donne dovrebbero leggere, intenzionate o meno ad avere figli. E’ però anche uno scritto che ogni uomo dovrebbe interiorizzare, prima o poi, per comprendere le difficoltà ed il dolore che, molto spesso, le donne si ritrovano a subire. Un libro breve ma tagliente come pochi.

PATRICIA HIGHSMITH – IL TALENTO DI MR. RIPLEY

RIPLEY

Un paio di anni fa (nonostante sia uscito nel 1999) ho visto per la prima volta l’omonimo film di Anthony Minghella e ne sono rimasta completamente affascinata. Ho quindi deciso poi di leggere il libro da cui la pellicola era stata tratta, sperando di non rimanerne delusa – perchè sì, quando a volte si vede prima la versione cinematografica, poi si corre il rischio di perdere tutti i colpi di scena e le novità che si assaporerebbero nella lettura. Fortunatamente, con il capolavoro di Patricia Highsmith non è successo. Tom Ripley è un giovane americano che campa organizzando piccole truffe; è piuttosto insoddisfatto della sua vita ma, per una volta, la buona sorte gli viene in soccorso. Incontra infatti il signor Greenleaf, padre di un suo vecchio compagno di scuola, Dickie, che lo persuade – pagandolo anche discretamente – a recarsi in Italia, nel paesino marittimo di Mongibello, dove il figlio risiede, per convincerlo a tornare in America. Ha luogo quindi quello che per Tom è un “nuovo inizio”: incontra Dickie, ne rimane ammaliato, e decide di dar luogo ad uno scambio d’identità che gli permetterà di assumere una nuova, magnifica, ricca vita. Senza spoilerare troppo, vi dico che questo romanzo, ambientato per la maggiorparte in Italia, è un thriller psicologico veramente appassionante, e, nonostante il protagonista non sia propriamente una brava persona, non potrete non affezionarvi a lui.

OSCAR WILDE – DE PROFUNDIS

WILDE

Passiamo ora ad un libro cosiddetto “classico”. Non è facile descrivere il mix di emozioni che ha suscitato in me questa lunga lettera scritta col cuore in mano da Oscar Wilde al suo amico e compagno (o forse è meglio dire “ex amico e compagno”) Alfred Douglas, detto Bosie. Sono pagine piene di dolore, rancore, amore ma anche infelicità quelle a cui mi sono trovata davanti. L’autore le ha scritte mentre era incarcerato anche a causa del suo giovane amante, in quanto fu condannato per il reato di sodomia. Si ritrova qui un Wilde che appare meno “brillante” del solito: ciò che intendo dire è che, pur mantenendo un altissimo livello di scrittura, traspare in pieno una figura devastata dal dolore, irritata, debole e fragile in tutta la sua umanità. Wilde qui non è più soltanto l’eccentrico dandy conosciuto da tutti per i suoi aforismi e la sua eleganza innata: è anche e soprattutto un uomo che esterna la sua passività ed il suo vittimismo nei confronti di un ragazzino viziato ed egocentrico. Una coltellata in pieno petto per chi si è ritrovato almeno una volta nella vita inerme nelle mani della persona che amava.

ITALO CALVINO – GLI AMORI DIFFICILI

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Questo libro in realtà non ha ricevuto le cinque stelline su cinque, ma si è aggiudicato un 4.5/5. Il motivo per cui non gli ho dato il massimo è perchè “Gli amori difficili” inizia con un paio di racconti che non mi hanno entusiasmato granchè e che sono, a mio parere, nettamente inferiori alle piccole perle che si trovano successivamente. Il mio disappunto iniziale (ed anche finale, in quanto gli ultimi due racconti, quelli più lunghi, li ho trovati ugualmente meno belli rispetto agli altri) ha fatto sì che questo non rientrasse pienamente nei libri amati alla follia nel 2015, ma comunque una quinta posizione se la conquista lo stesso, perchè Calvino è Calvino, e prima o poi stupisce e rapisce comunque. La maggior parte delle storie qui narrate ha a che fare con l’amore, un amore che però nasconde molto spesso una grande amarezza, anche se a volte commuove quasi fino alle lacrime. L’autore scrive meravigliosamente, fa dei piccoli gesti quotidiani e degli incessanti dubbi della mente il suo cavallo di battaglia e riesce ad infiltrarsi con dolcezza nel cuore del lettore. Il racconto che vale da solo forse l’intero libro è senz’altro “L’avventura di un automobilista”, disarmante.

Ma adesso tocca a voi: qual è la vostra top 5 dei libri letti in questo 2015? Fateci sapere, perchè siamo sempre in cerca di nuovi spunti letterari!

Mrs. C.

 

Ray Bradbury – Paese d’ottobre

Titolo: Paese d’ottobre

Autore: Ray Bradbury

Editore: Mondadori

Anno: 2012

Pagine: 306

Prezzo: € 10,00

“Naturalmente lei sa che dei bambini uccidono la madre nascendo. Perché? Potrebbe mai trattarsi di rancore per il fatto di essere costretti a venire in uno sporco mondo come questo?

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Ray Bradbury è sicuramente uno dei più grandi scrittori ed innovatori del genere fantascientifico (basta nominare le “Cronache marziane“) ed ha dato vita ad uno dei classici moderni più belli di tutto il ‘900, “Fahrenheit 451“. Ma mentre la sua mente creava incredibili mondi futuristici, Bradbury scrisse anche una serie di racconti ambientati nei territori della sua infanzia e più precisamente nei piccoli paesi agricoli e nei sobborghi del Midwest. Storie che sono poi state definite le sue “cronache terrestri” e raccolte all’interno di questa antologia. Diciannove piccoli capolavori che prendono per mano il lettore e lo costringono a fare un salto nel bizzarro, nell’imprevedibile, nel misterioso. E ovviamente nella paura. Perchè cosa c’è di più terrificante dell’orrore che irrompe lentamente ma inesorabilmente nella banalità del quotidiano?

Tra le folli pagine di questa raccolta vediamo susseguirsi con stupore sempre crescente un vampiro molto singolare, un uomo ossessionato dal proprio scheletro, una madre terrorizzata dal figlio appena nato, un campo di grano che forse è meglio non falciare. Ma anche la paura assoluta di un uomo verso il vento che spira impetuoso fuori dalle mura di casa sua, la macabra folla che si riunisce ogni volta che accade un incidente, uno scrittore che racconta rilassato della propria presunta morte, una curiosa coppia di anziani assicuratori che cerca di avvisare una donna di un pericolo imminente. Una menzione a parte valgono poi i tre racconti a mio parere migliori dell’intera collezione. “Il barattolo” è l’oscura e inquietante storia di un barattolo acquistato da un contadino per pochi soldi, contenente qualcosa di incomprensibile e indecifrabile e che da adito agli abitanti del paese di lanciarsi nelle congetture più strane, risvegliando vecchie paure. Se poi Stephen King lo ha definito uno dei migliori racconti horror di sempre un motivo ci dovrà pur essere. “Il lago” invece esplora il versante più malinconico di Bradbury: narra infatti di una struggente storia d’amore tra due ragazzini, che nemmeno la morte e il trascorrere del tempo potrà mai cancellare. Toccante e ricco di emozione. Concludo poi con “L’emissario“, terrificante storia di ritorni dall’oltretomba, perfetta per una lettura invernale accanto ad un camino acceso e con un thè caldo in mano.

In “Paese d’ottobre” i generi si mescolano, creando un risultato unico e sorprendente. Ed è stupendo perdersi tra le pagine di questa antologia, divorando una storia dopo l’altra e facendone quasi indigestione. E quando si arriva rabbrividendo alla fine di questo stravagante e pauroso viaggio letterario, una sorta di malinconia ci avvolge: ne vorremmo ancora e ancora. Perchè la mente dell’uomo non è mai sazia di quel senso di stupore che si prova di fronte ad avvenimenti che non si possono spiegare, al mistero che è legato indissolubilmente alla nostra esistenza, al senso dell’ignoto che è parte integrante di noi.

Voto 4,5/5

Mr. P.