Hjalmar Söderberg – Smarrimenti

Titolo: Smarrimenti

Autore: Hjalmar Söderberg

Editore: Lindau

Anno: 2015

Pagine: 192

Prezzo: € 16, 50

“Il suo sogno segreto era un’esistenza tra pochi intimi sui quali poter profondere il proprio affetto, per poi, a cuore tanto più leggero, gettare in faccia al resto del mondo il suo pallido, mordace disprezzo.”

Smarrimenti

 Ci sono libri su cui non è possibile esprimere un’opinione una volta terminata l’ultima pagina. Ci sono libri che si devono concludere, lasciar andare, e poi riprendere, qualche tempo dopo, insieme alla speranza di poter entrare in sintonia con loro, con ciò che l’autore ci vuole mostrare, con i luoghi descritti e la psicologia dei personaggi in essi racchiusi. E’ esattamente questo il rapporto che ho avuto con “Smarrimenti” di Hjalmar Söderberg: l’ho letto una volta, mi sono sentita a disagio – potrei dire quasi, riprendendo l’azzeccatissimo titolo, smarrita -, ho lasciato passare un paio di mesi, l’ho preso nuovamente in mano, e mi sono rituffata tra le sue pagine. Alcune sensazioni si sono ripresentate, altre nuove sono sorte, e finalmente mi sono sentita (quasi) pronta per parlarne. Non fraintendetemi: “Smarrimenti” non è un libro sconvolgente di per sè, nonostante abbia dato un grande scalpore negli anni in cui fu pubblicato. E’ che, inizialmente, non mi ha catturata abbastanza, pur lasciandomi un senso di vicinanza, e, finita la prima lettura, non ero in grado di formulare un giudizio complessivo. Aprendolo per la seconda volta invece, grazie anche alla familiarità acquisita precedentemente, ho  cominciato a capire un po’ di più il tutto, sapendo ormai che cosa aspettarmi, ed il romanzo ha preso una piega diversa. Penso che tutto ciò sia successo anche perchè questo è stato il mio primo approccio con un ‘classico’ della letteratura nordica: solitamente leggo italiani, inglesi, francesi, americani, ed approdare per la prima volta in un territorio pseudo sconosciuto non è mai facile. Per fortuna però grazie ad Edizioni Lindau ho avuto quest’opportunità, e sono felice di aver fatto questo salto nel buio.

“Smarrimenti” segue le vicende di Tomas Weber, un giovane ventenne biondo, esile, con gli occhi azzurri ed una bocca che «esprimeva un energico desiderio di prendersi tutto quanto la vita poteva offrire». Tomas ha da poco terminato gli studi, ed ha grandi sogni per il futuro: desidera sposare Märta Brehm, la ragazza che dice di amare, e diventare un ricco medico o un politico famoso. Egli sembra sapere esattamente ciò che vuole, ma fin dalle prime pagine si nota un’inquietudine di fondo, una presenza invisibile, un qualcosa di oscuro che instilla in noi l’ombra del dubbio: forse Tomas non è poi così sicuro, non si conosce ancora così bene. Il dubbio diventa certezza in pochissimo tempo: il protagonista infatti sviluppa una forte attrazione per una giovane donna, Ellen Karlsson, conosciuta per caso in un negozio di guanti. Si comincia a percepire fin da subito l’ambiguità di Tomas, i suoi sentimenti contrastanti: «Era Märta che amava, eppure gli sembrava di perdere qualcosa di essenziale della felicità della vita, se non avesse mai visto quelle braccia nude e bianche allungarsi verso di lui da qualche angolo oscuro di una stanza con le tende abbassate». In un pomeriggio di fine aprile il ragazzo incontra Ellen su di un tram e, a seguito di una passeggiata, i due si baciano. Proprio da qui inizieranno quegli “smarrimenti” da cui la signora Weber, madre di Tomas, ha sempre cercato di proteggere il figlio. Il protagonista infatti comincia a condurre la sua esistenza girovagando per una Stoccolma che sembra ricordare il suo animo: cupa, buia, descritta molto spesso nei suoi angoli meno illuminati, come i caffè al calare della notte, pieni di uomini dediti all’alcool. Conscio dell’impossibilità di avere una relazione seria con Märta a causa della loro giovane età, il ragazzo esplora i piaceri della carne con la povera e devota Ellen, in un continuo tira e molla. Ad aggiungersi ai suoi problemi c’è la mancanza di denaro, che comincia a farsi sentire prepotentemente; non volendo ricorrere all’aiuto del padre, Tomas si affida ad una figura sinistra, malevola e melliflua: il commerciante di mattoni. E’ a questo punto che il giovane uomo brillante e determinato si rivela per quello che è: semplicemente un ragazzo, con i suoi istinti e le sue passioni, con le sue esigenze egoistiche ed il cuore pulsante. Lasciandosi trascinare dalle situazioni, Tomas interrompe l’avventura con Ellen e, nel bel mezzo dell’estate, torna dalla sua Märta, incurante delle conseguenze che un gesto così avventato può portare. Gli esiti di questa sua decisione saranno disastrosi: la colpa irromperà nella vita dei due giovani amanti, e con lei la paura, il dolore, la consapevolezza di aver sbagliato. Il protagonista urla al mare infinito e vuoto i suoi tormenti, pentito: ma ormai è troppo tardi. Con la prima neve, all’inizio di novembre, è chiaro che non c’è più speranza. L’anno sta per terminare, e con lui tutto ciò che aveva permesso a Tomas di essere felice per brevi istanti; il commerciante di mattoni s’insinua continuamente nella sua vita, per riavere ciò che ha prestato, l’amore è ormai un lontano ricordo e la città svedese sembra riempirsi di tetri presagi: cortei funebri, campane che emettono inquietanti melodie, una sirena anti nebbia che sembra perseguitare il protagonista ovunque vada. Il paesaggio rispecchia esattamente le emozioni fosche di Tomas, che prende una decisione irreversibile, ormai disperato. Qui, però, sta il genio di Söderberg: il finale di “Smarrimenti” è uno dei più poetici che io abbia mai letto. Vi dirò di più: vale l’intero libro. Perchè l’autore ci riserva una flebile, pacata e timida speranza, una speranza che sa di biancheria pulita e di neve soffice. La stessa speranza che può provare un cavaliere ferito che si rialza coraggiosamente, pronto ad andare avanti, ancora.

Non è stato semplice per me entrare in sintonia con questo romanzo e con il suo protagonista, nè con Stoccolma, che è il secondo ‘personaggio’ principale del libro: la città viene frequentemente descritta come ombrosa, silenziosa, e poi improvvisamente viva. Una città dalla doppia faccia, un po’ come Tomas stesso: ambiguo, cupo, dedito ad un continuo rimuginare da una parte, ma improvvisamente energico nella sua giovinezza dall’altra. “Smarrimenti” è pervaso da un continuo senso di oppressione, d’immutabilità ed i temi che qui vengono esplorati hanno tutti bene o male a che fare con queste sensazioni: i personaggi che ruotano intorno a Tomas, la sua famiglia, gli amici, la borghesia stoccolmese che lo circonda, sono tutti spesso nostalgici, presi dai ricordi, dal passato felice che fu, sono persone disilluse e fragili, incarnate perfettamente nella figura del cugino della signora Weber, Gabriel Mortimer, il quale svaluta continuamente l’amore e consiglia a Tomas di evitarlo come la peste, se non vuole avere guai. Nonostante la malinconia dilagante, le pagine finali del romanzo esprimono un’esasperata voglia di vivere, di dimenticare le brutture nell’immediato e poi di ricordarsene soltanto nel futuro, in modo da guardarle da lontano, in un diverso tempo e spazio, per poterne ridere. Che è qualcosa che dovremmo senz’altro imparare a fare tutti, prima o poi.

Voto: 3/5

Mrs. C.

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Hjalmar Söderberg – Il disegno a inchiostro e altri racconti

Titolo: Il disegno a inchiostro e altri racconti

Autore: Hjalmar Söderberg

Editore: Edizioni Lindau

Anno: 2015

Pagine: 101

Prezzo: € 12,00

“La mia vita è un sogno oscuro e confuso. Un giorno mi sveglierò in un altro sogno più vicino alla realtà e con un senso più profondo dell’attuale. Da quel sogno mi sveglierò in un terzo e poi in un quarto, e ogni nuovo sogno sarà più vicino alla realtà del precedente. In questo avvicinarsi alla verità consiste il senso misterioso e profondo della vita.”

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Venti racconti condensati in un centinaio di pagine: le “Historietter” di Hjalmar Söderberg vengono tradotte e proposte in Italia per la prima volta dalla casa editrice torinese Lindau. Scrittore svedese vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento, Söderberg ha dimostrato durante la sua carriera un intenso amore per la forma breve, tratteggiando nel corso degli anni schizzi e storielle dalle sfumature più variegate. Pubblicate a sprazzi su riviste e quotidiani, le short stories dell’autore scandinavo sono state poi raccolte in volume nel 1898, dando così la possibilità ai lettori di immergersi completamente all’interno dell’universo söderberghiano.

Apre l’antologia il racconto che da il titolo all’opera, diventando chiave di lettura per le novelle che seguono. Protagonista è infatti il semplice disegno di un paesaggio, che il narratore mostra ad una ragazza. Ma anzichè ammirarlo e godere unicamente della sua bellezza artistica, la giovane si interroga insistentemente sul significato nascosto nel quadretto. Nonostante il suo struggimento, non le è però possibile risalire a cosa realmente riveli quel disegno. Semplicemente perchè un vero significato non c’è: si tratta solo di un paesaggio, nè più nè meno. Söderberg con questo breve schizzo vuole renderci partecipi dell’impossibilità dell’uomo di comprendere la propria ragione di vita, trasformando così l’esistenza in un guscio vuoto, in cui il destino dell’essere umano diventa assurdo ed inesplicabile. Proprio l’angoscia esistenziale che ne deriva è l’elemento pregnante dei racconti di Söderberg, che la analizzano in tutte le sue tonalità. Troviamo così storie dai risvolti onirici e visionari, come “Il sogno dell’eternità”, in cui il protagonista continua a salire ininterrottamente le scale del palazzo in cui abita, senza mai riuscire a raggiungere la porta della propria abitazione, come se volesse sfuggire ad una realtà carica di angoscia rifugiandosi nel sogno che si trasforma in incubo, quasi a significare che non c’è pace nemmeno estraniandosi da una vita priva di senso. Oppure “L’ombra”, che narra di un amore perduto a causa di un’ombra, o ancora “Incubo”, allucinato resoconto di un sogno che mostra al protagonista lo squallore e l’orrore della propria morte. Ma nelle storie di Söderberg trova spazio anche l’ironia, ben rappresentata in “Spleen”, dove un uomo trova la sua ragione d’essere nel gioco della lotteria, oppure ne “Il carciofo”, in cui due amici discorrono sul sapore di un carciofo, fino a quando uno dei due avrà la meglio. Molti sono i personaggi tratteggiati dalla penna dello scrittore svedese, come il maestro sbeffeggiato dai propri scolari che può solo rifugiarsi nel dolore di una vita spezzata (“Il professore di storia”), il ragazzino preso di mira dai compagni più forti che troverà la propria vocazione nel teatro (“Il buffone”), o ancora il cane che trascorre l’intera esistenza nella speranza di un fischio del suo padrone, ormai morto da anni (“Il cane senza padrone”). Ma il vero capolavoro dell’intera raccolta a mio avviso lo possiamo trovare ne “La pelliccia”, intenso racconti dagli echi gogoliani. Protagonista è un anziano dottore in procinto di morire, che crede di trovare un momentaneo conforto indossando la pelliccia del proprio migliore amico. Avere addosso quella pelliccia lo fa sentire quasi un uomo nuovo con rinnovate speranze, dapprima flebili per poi diventare sempre più consistenti, che si affacciano nei suoi pensieri. Ma anche la pelliccia nasconde un inganno, che gli rivelerà quanto amara e disperata possa essere la vita. Unico difetto è forse l’eccessiva brevità di alcuni scritti, che a mio avviso avrebbero potuto essere meglio sviluppati, lasciando invece un po’ di perplessità nel lettore.

E’ una schiera di uomini disillusi e scoraggiati quella che popola i racconti di “Il disegno a inchiostro”. Alcuni tentanto ancora di aggrapparsi alla vana speranza che il destino dell’uomo possa condurre a più alti scopi, altri invece vivono la propria esistenza con l’angosciosa tristezza della verità, ossia l’assurdità del vuoto che avvolge come un cappio l’esistenza umana, privandola di ogni senso. Söderberg sa scandagliare perfettamente l’animo umano, donandoci una serie di piccoli e feroci ritratti dell’inquietudine che alberga nel cuore di ogni uomo. Una tavolozza di colori a cui attingere per poter godere, con sguardo disincantato, di tutte le sfumature della nostra esistenza.

Voto: 3,5/5

Mr. P.