Émilie De Turckheim – Una primavera tranquilla

Titolo: Una primavera tranquilla

Autore: Émilie De Turckheim

Editore: Edizioni Clichy

Anno: 2016

Pagine: 158

Prezzo: € 15,00

“Nessuno può essere solo giorno o solo notte. Lucette dice che viviamo tutti all’imbrunire. Significa che ci troviamo tutti nel momento della giornata in cui non fa né giorno né notte e da lontano non si può mai sapere se uno è l’uno o l’altro.”

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Cosa c’è di meglio, quando il sole estivo incombe sulle nostre teste, che godersi una sana lettura? Magari un giallo pieno di intrighi e di mistero, genere letterario perfetto per trascorrere qualche ora ossigenando il cervello e magari provando anche qualche piccolo brivido lungo la schiena. Se avete già dato fondo a tutta la collezione di Conan Doyle e della Christie che avete in libreria, ci pensa Edizioni Clichy a darvi lo spunto per nuove letture. È nata infatti la collana “Quai des Orfèvres”, che vuole essere un’esplorazione nel mondo del giallo classico e del noir da una prospettiva focalizzata sui risvolti umani e psicologici. Il compito di inaugurare la collana tocca a Émilie De Turckheim, scrittrice francese di 36 anni, e al suo “Una primavera tranquilla”, primo libro dell’autrice a essere tradotto in Italia.

Paragonato per atmosfera al capolavoro “Dieci piccoli indiani”, la vicenda è narrata attraverso gli occhi di Aimé, ragazzo dalla mentalità infantile e, soltanto apparentemente, innocente. Proprio il racconto in prima persona di Aimé, personaggio poco acculturato e affetto da ritardo mentale, caratterizza lo stile di scrittura dell’intera opera. Un modo di esprimersi semplice ed elementare, che non appesantisce la narrazione, ma anzi ci fa immergere totalmente all’interno della storia. Tutto prende il via quando Monsieur Louis, ricco tenutario proprietario di una villa immersa nella campagna francese, muore a causa di un colpo di fucile. Aimé, tuttofare da anni al servizio di Monsieur Louis, scopre che, nel proprio testamento, il suo datore di lavoro ha deciso di lasciare in eredità la casa e i boschi che la circondano ai suoi cinque migliori clienti. Questo perchè ogni anno, in autunno, la villa viene trasformata in albergo per dare rifugio ad ospiti benestanti che giungono da ogni parte del paese per cacciare nei boschi di Monsieur Louis. Ciò disturba enormemente Aimé, ma soprattutto Martial, altro dipendente della tenuta, orribilmente sfigurato in volto a causa di un misterioso incidente. Da quando ha subito la mutilazione, Martial balbetta continuamente, ha paura di scorgere il proprio riflesso negli specchi e cerca in tutti i modi di sfuggire agli sguardi curiosi e terrorizzati dei clienti. Ma qual è stato il disgraziato incidente che ha causato la malformazione al viso del povero Martial? E perchè Aimé, quando viene interpellato in merito, sigilla le labbra senza sputare fuori una sola parola? Un primo enigma inizia a farsi strada nella mente del lettore: cosa nasconde il torbido passato di Martial? I cinque invitati giungono quasi in contemporanea alle porte della villa campestre, allettati dalla concreta notizia di un’eredità: non serve altro che attendere il notaio, decidere la spartizione della tenuta in parti uguali e il gioco è fatto. Così si presenta davanti ad Aimé e Martial un quintetto piuttosto disomogeneo e caratteristico di individui appartenenti al genere umano: una coppia poco raccomandabile, un ispettore di polizia ormai in pensione, un enigmatico militare e il tenutario di una casa chiusa. Cinque personaggi che apparentemente non hanno assolutamente nulla in comune, tranne l’essere stati clienti di Monsieur Louis. Ma siamo davvero sicuri che non ci sia un sottile filo invisibile che li lega in modo fragile ma indissolubile? Inizia così la lunga attesa per l’arrivo del notaio, previsto per il giorno dopo, che viene ingannata dai racconti dei nuovi venuti circa il loro primo incontro con Monsieur Louis, inframmezzata dalle osservazioni involontariamente ironiche e pungenti di Aimé. Ma la prospettiva di una tranquilla e rilassata serata, viene sconvolta da un’orribile tragedia, che getta nel panico l’intero casolare. Come se non bastasse, trascorsa la nottata, il giorno seguente il notaio tarda ad arrivare, mentre il nervosismo aumenta, quasi a significare che ci sia qualcosa di più alla base del testamento. Un indizio dopo l’altro, l’autrice ci mette di fronte alla sconcertante verità, che esplode in un finale perfetto, anche se forse un po’ prevedibile. Un’attenzione particolare la merita inoltre Lucette, l’unico vero amore di Aimè, ormai perduto per sempre, dispensatrice di piccole perle di saggezza, proprio attraverso i ricordi del ragazzo.

Émilie De Turckheim confeziona un ottimo giallo classico, che ha tutte le caratteristiche proprie del genere, arricchito da un’approfondita analisi psicologica dei personaggi. Una lettura agile e coinvolgente, che trasporta il lettore per qualche ora nelle stupende (ed inquietanti) campagne francesi, regalando una storia avvincente che si legge tutta d’un fiato. Una buonissima prima uscita per la nuova collana di gialli edita da Edizioni Clichy che, sono sicuro, saprà regalarci altre piccole perle letterarie come questa.

Mr. P.

Voto: 4/5

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