Thomas Ligotti – Lo scriba macabro

Titolo: Lo scriba macabro

Autore: Thomas Ligotti

Editore: Elara

Anno: 2015

Pagine: 224

Prezzo: € 16,50

“Da giovane studente in filosofia usavo dire a me stesso: apprenderò la follia delle cose. Era qualcosa che sentivo il bisogno di sapere… qualcosa col quale sentivo il bisogno di confrontarmi. Se fossi riuscito ad affrontare la follia delle cose, pensai, allora non avrei avuto nient’altro da temere. Avrei potuto vivere nell’universo senza la sensazione di cadere a pezzi, senza la sensazione di essere sul punto di esplodere della follia delle cose che per la mia mente  era il vero fondamento dell’esistenza. Volevo strappare via il velo che copre le cose e guardarle per come sono, non rendermi cieco ad esse.” 

L’enigma Thomas Ligotti: autore di culto, fin dagli anni ’80, nel circuito weird e fantastico statunitense, lo scrittore americano di origini italiane non riesce però mai a emergere a livello mondiale, restando una figura imprescindibile soltanto per una ristretta cerchia di appassionati della weird fiction. Affetto da depressione e allergico a qualsiasi apparizione pubblica (non ha mai presenziato alle innumerevoli vittorie al Bram Stoker Award), la figura di Ligotti rimane quasi un mistero fino a quando, nel 2012, Nic Pizzolatto e la serie tv “True Detective” lo fanno conoscere al mondo. Il nichilismo e la cupa visione esistenziale del protagonista Rust Cohle, pescano infatti a piene mani nella poetica ligottiana, divisa tra saggi e racconti. Le opere dell’autore americano arrivano così anche in Italia, grazie a Il Saggiatore e a Elara, anche se c’è da dire quest’ultima aveva visto lungo, pubblicando la raccolta “I canti di un sognatore morto” (2007) in tempi non sospetti.

Lo scriba macabro” è la seconda antologia personale di Ligotti, risalente al 1991 e portata in Italia da Elara nel 2015.
Immergersi nella narrazione di Ligotti significa perdersi in un universo oscuro, dove lo spazio e il tempo sembrano assumere forme diverse, in cui l’ombra regna incontrastata e la luce, per quanto si sforzi, non riesce a penetrare. I personaggi dei racconti di Ligotti vanno incontro alla loro dannazione quasi inconsapevoli, in un crescendo di orrore che non dà tregua. Non esistono possibilità di redenzione o spiragli di salvezza: il destino dell’uomo non può fare a meno della sofferenza e della solitudine, sentimento e condizione portanti dell’esistenza umana. Il terrore che Ligotti sa instillare con le sue storie è onirico e strisciante. Un’angoscia che si annida sotto pelle, per poi fuoriuscire adagio fino a saturare ogni più piccolo poro degli sventurati protagonisti e di chi gli sta intorno.
Ligotti pesca a piene mani sia nell’orrore cosmico di Lovecraft, fatto di universi paralleli, creature senza nome e visioni inimmaginabili, sia nell’orrore psicologico di Poe, in cui il quotidiano viene destabilizzato e non si riesce più a distinguere tra realtà e finzione. Ma i lusinghieri paragoni non devono fuorviare: l’opera dell’autore statunitense possiede una considerevole originalità propria, costruita attraverso trame e intrecci mai banali e sempre sorprendenti. Addentrandoci nel cosmo allucinato di Ligotti possiamo trovare un’istitutrice la cui anima viene divorata da suoni e visioni perturbanti (“Miss Plarr”), creature senza nome oggetto di esperimenti grotteschi (“I bozzoli”) e onirici pedinamenti notturni (“Sognare a Nortown”). Non mancano però anche un cinema dai contorni surreali, nera sorgente degli incubi (“Fascino”) e un manoscritto foriero di morte (“Nethescurial”).
Menzione a parte meritano le decadenti ambientazioni elaborate da Ligotti che, da semplice sfondo, spesso diventano vere e proprie protagoniste delle storie narrate. Luoghi pregni di corruzione, che paiono avulsi dal mondo per come lo conosciamo, bui anfratti carichi di mistero. Basti pensare ai corridoi ricoperti di una densa e odorosa sostanza scura del racconto “Scuola serale” o alla chimerica casa di “Nell’ombra di un altro mondo” che pare costruita con “materiali illeciti…come se sogno e vapore si fingessero materia solida”.
Un piccolo appunto va all’edizione: molto curata per quanto riguarda copertina e impaginazione, meno dal punto di vista della traduzione, con una quantità di refusi davvero eccessiva.

Ligotti ci fa dono di una preziosa collezione di turbamenti, descritti con uno stile complesso e dalle sfumature auliche, forse non adatto a tutti i palati, ma che saprà regalare grandi soddisfazioni a chi si immergerà totalmente nella sua poetica e nella sua continua ricerca linguistica. Racconti che affascinano e inquietano, che profumano di horror vecchio stampo ma che regalano nello stesso tempo stranezze quanto mai originali. Compagni perfetti per trascorrere queste fredde notti invernali.

Voto: 4/5

Mr. P.

Annunci

Abissi: la prima raccolta di racconti di Paolo Cabutto alias Mr. P.

È con grande gioia e soddisfazione che vi presento “Abissi”, il mio esordio letterario pubblicato da Talos Edizioni, casa editrice free e dall’animo fieramente indipendente.
Perché oltre a essere da sempre un lettore vorace e, da un paio d’anni, un blogger che si diletta a parlare di libri, ho scoperto che, trascorrere gran parte del mio tempo libero con il naso infilato tra le pagine, mi ha trasmesso una sana passione per la scrittura.

Cos’è “Abissi”?
È una raccolta di tredici racconti in bilico tra horror, thriller e noir. Una collezione d’istantanee cariche d’inquietudine in cui il lettore si potrà imbattere in un vicino di casa che ci conosce meglio di quanto immaginiamo, in macabri incontri in un cinema di periferia e in una stazione della metro che sembra sussurrare il nostro nome. O ancora in una tragedia shakespeariana che diventa realtà e nell’ultima giornata di lavoro di un killer professionista.  Ma questo è solo un pizzico di quello che troverete in “Abissi”.

Dove si può acquistare?
Oltre che sul sito della casa editrice, il libro è ordinabile in tutte le librerie e disponibile su AmazonIbsFeltrinelliMondadori e negli altri principali store online.

Perché hai scelto la forma narrativa del racconto?
Semplicemente perché adoro le raccolte di racconti. Senza nulla togliere ai romanzi, che continuano a essere una delle portate principali della mia dieta da lettore, ma un buon racconto è come una caramella: appena terminato non puoi resistere senza passare a quello successivo. Una buona storia colpisce nel segno in poche pagine, lasciandoti stordito e affamato di nuove avventure. Questo deve saper fare ogni raccolta che si rispetti. Spero, nel mio piccolo, di esserci riuscito.

Perché proprio l’horror?
Perché i racconti del terrore sono stati il mio primo amore letterario, grazie a una piccola e preziosa antologia di storie di Poe, Maupassant, Conan Doyle e altri maestri della letteratura nera. Bene o male fantasmi, strane creature, assassini o incubi della mente hanno sempre accompagnato il mio percorso letterario fino alla creazione di “Abissi”.

Sì, ok, tutto molto bello. Ma Paolo Cabutto come scrive?
Ho pensato anche alla vostra curiosità con qualche piccolo estratto. Buona lettura!

Pennellate d’inquietudine
«Quando rientrai a casa presi con estrema cura la tela e la riposi nello studio, mantenendola coperta per evitare d’incrociare quello sguardo agghiacciante che avrebbe di certo inquinato il dolce ricordo di uno spensierato pomeriggio.
Un uomo, un dipinto. Una piacevole compagnia, uno sguardo atroce.
Un volto e due entità che si stavano fronteggiando in singolar tenzone, a colpi d’incontrollabile eccitazione e insano turbamento, nella sempre più confusa e stordita arena della mia psiche.»

Prima visione
«“Tutto questo non può essere reale!” pensò rifugiandosi nella vana convinzione che stesse vivendo l’angoscia di un banale incubo.
Tentò di urlare nella speranza di risvegliarsi sudato, impaurito, ma sano e salvo nell’abitacolo della sua auto. Però, come era accaduto nella sequenza d’immagini che lo avevano fatto fuggire dal cinema a gambe levate, nessun suono gli uscì dalla bocca. Cercò di divincolarsi, ma era immobilizzato.
Uno stridente cigolio accentuò il panico da cui era ormai del tutto avvinto. I suoi occhi abituati all’oscurità vennero feriti da un improvviso fascio di luce, costringendolo a ritrarre i muscoli del viso in una grottesca smorfia di fastidio. Qualcuno era entrato nella stanza e Davide sapeva con certezza chi fosse.»

Incubi di mezzanotte
«Intanto il coltello scintillò in alto e, come un esiziale raggio di morte baciato dalla luna, calò con forza sulla vittima, costretta contro la parete.
Il disgraziato emise un rantolo soffocato e un fiume di sangue iniziò a sgorgargli dalla gola. Dopo pochi secondi di straziante agonia, l’uomo si accasciò a terra senza vita.
L’assassino emise un grugnito animalesco e si voltò di scatto, puntando addosso a Francesco un paio d’occhi carichi di follia omicida. Col coltello stretto in mano avanzò a piccoli passi verso l’imbocco del vicolo, fino a quando il viso venne illuminato dalla fioca luce di un lampione. Il suo volto, sfigurato da una profonda cicatrice che lo attraversava in diagonale e che gli conferiva un aspetto mostruoso, si fregiava di un sorriso che incarnava l’essenza stessa dell’incubo.»

Ultima fermata
«Pensa, rimugina, cammina e intanto il tempo trascorre senza che nessun treno transiti su quei binari. Nella sua mente comincia a maturare l’idea che la metropolitana lo abbia attirato di proposito in quella stazione maledetta.
Gli pare addirittura che i muri siano vivi al punto tale che per un istante ha la netta percezione di sentirli ansimare. Ma non dà seguito a quell’assurdità e si aggrappa a un appiglio razionale.
“Si sa che l’aria viziata e il freddo pungente possono confondere la mente di un uomo.”
Eppure sente come se qualcosa di malvagio, un’occulta energia dal potere mortale, corra lungo quei binari su cui, di contro, gli attesi convogli continuano a latitare.»

Mr. P.