AA. VV. – Freeman’s. Scrittori dal futuro

Titolo: Freeman’s. Scrittori dal futuro

Autore: AA. VV.

Editore: Edizioni Black Coffee

Anno: 2018

Pagine: 224

Prezzo: € 12,00

“La fragilità dell’uomo era patetica. Milioni di anni di evoluzione avevano prodotto creature del tutto inadeguate all’ambiente che le ospitava, un fatto reso evidente dalle sofferenze che pativamo in carenza di cibo o per i più insignificanti mutamenti di temperatura: una vulnerabilità umiliante a ogni sorta di condizione atmosferica, all’esposizione alla materia fisica e ad altri organismi, per non parlare dell’ancora più umiliante vulnerabilità della nostra mente dinanzi a sciocchezze quali l’ansia o la speranza. Eravamo semplicemente inadatti alla natura. Veniva da sé che volessimo distruggerla.”

Oggi partirò facendovi un’ammissione: il mio rapporto con le riviste letterarie è sempre stato – ahimè – pressoché nullo. Questo riguarda sia le riviste italiane che quelle straniere. Conosco alcuni grandi nomi, certo (The Paris Review e Granta, per esempio), ma il mio interesse non è mai andato oltre. Non so neanche il motivo di ciò, probabilmente è dato dal fatto che preferisco la forma del romanzo ai racconti ed esistono milioni di libri che ancora voglio leggere. “È quindi il caso di andarsi ad impelagare con le riviste?”, mi sarò domandata. Bene, oggi una risposta ce l’ho: sì, è proprio il caso. Il mio cambio di direzione lo devo a Black Coffee Edizioni, che quest’anno ha deciso di tradurre e pubblicare in Italia il quarto numero di Freeman’s, periodico americano lanciato nel 2015 da John Freeman. Lo scrittore e critico letterario statunitense ha stabilito, per quest’ultimo numero, di cambiare un po’ le regole che contraddistinguevano il suo lavoro: la rivista infatti non è più incentrata su un tema soltanto (le precedenti erano vere e proprie piccole antologie sull’ “arrivo”, la “casa”, la “famiglia”) ed è quasi esclusivamente composta da voci e autori nuovi, alcuni poco conosciuti, definiti appunto “scrittori dal futuro”. Perché, però, questo termine? Per Freeman la lettura è un atto politico, una questione etica, quasi un modo per superare i confini della propria cultura nazionale. È importante rivolgersi verso nuovi orizzonti e proprio per questo motivo ha interpellato decine di editori, critici, scrittori, traduttori affinché lo aiutassero nella ricerca di un numero assai variegato di autori che potessero essere, in modo auspicabile, il “futuro della scrittura”: «In queste pagine si celebra la multiculturalità in ogni sua forma. La bellezza non ha mai avuto passaporto. Si presenta senza invito, è un’imbucata. Per questo ho selezionato gli scrittori presenti in questo numero senza stabilire limiti di età, sesso o lingua. Cercavo vite e carriere sul punto di decollare, autori che a mio parere devono ancora essere riconosciuti in tutta la loro grandezza e fra le cui pagine si scorge una possibilità come un faro nel buio. Vengono da esperienze e mondi diversissimi fra loro, ma non li ho selezionati in virtù di ciò che li distingueva: il più anziano è un saggista texano di settant’anni, il più giovane un romanziere francese di ventisei».

Quello che più mi ha colpito di Freeman’s è stata proprio la molteplicità che ho trovato sfogliando le sue pagine: si passa dalla poesia alle short stories, dai saggi ad estratti di romanzi mastodontici. Ma non solo: molteplici sono anche le nazionalità degli autori, i luoghi del mondo in cui sono ambientate le storie, i generi stessi dei racconti. Tranne qualche piccola eccezione, che non mi ha entusiasmata particolarmente, ho scoperto davvero un numero consistente di autori che mi hanno stupita, che non conoscevo e che non vedo l’ora di andare ad approfondire. Alcuni di questi scrittori sono editi in Italia, altri ancora no ma io vi consiglio, una volta terminata la rivista, di segnarvi i nomi che più vi hanno impressionato perché, bene o male, alcune storie continueranno a rimbombarvi nella mente e un giorno, per caso, sono sicura che vi verrà voglia di cercare qualche altro loro lavoro. È impossibile riassumere le ventinove opere qui presenti ma penso che un breve accenno a quelle che più ho amato sia doveroso, quindi partirò con tre racconti che mi hanno totalmente sconvolta, per motivi diversi. In “Materiale di prima scelta” di Sayaka Murata (scrittrice giapponese che, nonostante i numerosi premi aggiudicati, continua quotidianamente a fare la commessa in un minimarket) il mondo è un luogo in cui gli esseri umani continuano ad essere utili anche dopo la loro morte: grazie alle loro ossa vengono costruiti modernissimi corredi di tavoli e sedie, con i capelli sono invece intessuti deliziosi maglioncini. “Dove sei, tesoro”, dell’argentina Mariana Enriquez, è invece la storia di una donna che si eccita con i rumori cardiaci e, più nello specifico, con i cuori malati. Mieko Kawakami – una delle voci più interessanti della letteratura giapponese, presto in Italia grazie alla casa editrice E/O – ne “Il giardino” narra dell’attaccamento ossessivo che è possibile provare per un’abitazione e quanto forte possa diventare quando la si deve lasciare. Altri racconti, invece, mi hanno lasciato una sensazione d’amarezza, un mix tra rabbia, tristezza e una dolce malinconia: è il caso di “Il liberatore” di Tania James, che c’insegna quanto la casualità possa far parte della vita e ferire a morte. “Maledizione”, del giovane Édouard Louis, è uno spaccato di vita violento, uno scorcio su ciò che la famiglia può diventare per un figlio; “Mezzanotte e venti” (Daniel Galera), “Una canzone per Robin” (Heather O’Neill) e il lavoro del nordico Johan Harstad sono tre estratti di altrettanti tre romanzi, commoventi storie che parlano di cambiamenti, crescita e abbandono.

Eterogeneità e multiculturalità. Continua scoperta. Una lettura diversa, qualcosa di nuovo a cui affacciarsi, perfetto per quei lettori curiosi che non hanno paura di avventurarsi – magari anche per la prima volta – tra le pagine di una rivista letteraria. Alcuni dei racconti più belli, significativi e inaspettati che abbia mai letto. Insomma, tutto questo è, semplicemente, “Freeman’s. Scrittori dal futuro”.

Voto: 4,5/5

Mrs. C.

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