Joy Williams – L’ospite d’onore

Titolo: L’ospite d’onore

Autore: Joy Williams

Editore: Edizioni Black Coffee

Anno: 2017

Pagine: 664

Prezzo: € 18,00

“«Mi sento come se avessi passato tutta la vita nell’angolo di una stanza» dice Annie. «È questo il problema. Che sono sempre stata in un angolo. E adesso non vedo niente. Non so nemmeno che stanza è, mi capisci?» Tom annuisce ma lui quella stanza non la vede. La tristezza si è tramutata in sangue, gli scorre dentro. Non esistono stanze.”

Carver, Cheever, Flannery O’Connor: questi sono soltanto alcuni dei mostri sacri a cui viene accostata la penna di Joy Williams, maestra indiscussa del racconto americano e finalista al Premio Pulitzer, ancora inedita in Italia per quanto riguarda la sua produzione breve. A colmare questa enorme lacuna ci ha pensato Edizioni Black Coffee, casa editrice sempre attenta alla (ri)scoperta di autori statunitensi che qui da noi non hanno ancora avuto il giusto riconoscimento. “L’ospite d’onore” contiene infatti ben 46 racconti, ossia la maggior parte della produzione di short storie della Williams. Un intero universo narrativo, che irrompe con forza nel lettore tirandolo a sé, ammaliandolo prima, per poi masticarlo e risputarlo fuori completamente avvinto dagli scritti di questa autrice straordinaria.

Innumerevoli sono i temi che Joy Williams tratta nei suoi racconti, quasi sempre radicati nella provincia americana, ma la parola chiave mi è parsa dare un senso all’intero lavoro è “cambiamento“. Che sia un evento (positivo o negativo) che ha portato a stravolgere le vite dei protagonisti oppure il desiderio struggente di trasformare la propria esistenza o ancora un istinto di sopravvivenza che li porta ad adattarsi al senso di nuovo e di sconosciuto che irrompe nella realtà, il cambiamento in questi 46 racconti è una presenza costante, a volte scomoda, che aggredisce i personaggi. Un cambiamento che a volte porta i protagonisti della Williams a cercare un rifugio nella religione, in una fede troppo spesso opaca e dai contorni illusori, che non aiuta l’uomo ma anzi lo rende ancora più insicuro e confuso. In altri episodi invece il senso di sicurezza che viene a mancare cerca di essere alleviato dall’amore verso un’altra persona, sentimento che non tarda a sconfinare in un’ossessione o in una dipendenza malata.
Altro grande protagonista dei racconti dell’autrice statunitense è la famiglia, intesa come intreccio ermetico di passioni e legami complicati. Troviamo così figlie che disprezzano le proprie madri, genitori che nutrono verso i figli una malsana indifferenza o ancora nonni che si aggrappano con ogni più piccolo residuo di energia alla propria nipotina, unica ancora di salvezza per non perdere di vista la realtà. Famiglie disgregate, che tentano di ricominciare un’esistenza degna di essere vissuta, che appaiono perfette ma che sotto il velo di un’apparente normalità celano l’orrore di una miriade di crepe. Famiglie il più delle volte pervase da un senso di perdita, altra grande chiave di lettura di questi 46 racconti.
La perdita è un concetto che negli scritti della Williams si respira a pieni polmoni. Può essere la perdita del proprio figlio, morto o detenuto in carcere, la perdita di un animale, a cui forse si è più legati che alla persona che si crede di amare, o ancora la perdita dell’innocenza, in cui l’infanzia si tramuta in modo brusco e immotivato in età adulta. Ma anche la perdita dell’illusione consolatoria di vivere una vita stabile e appagante e l’insorgere dell’improvvisa necessità di ricercare uno scopo nella propria esistenza, un obiettivo da perseguire per dimenticare quanto futile e privo di senso possa essere il cammino di un uomo.
Pur essendo una raccolta piuttosto corposa, la qualità media dei racconti si mantiene sempre su ottimi livelli, con pochi casi di scritti leggermente sotto tono. I picchi invece sono parecchi, ma tra tutti ho scelto di citarne tre. “Chimica invernale” narra dell’ossessione morbosa di due amiche per il proprio professore di chimica, in cui il senso di inadeguatezza e l’idealizzazione di un amore irraggiungibile porteranno a un epilogo agghiacciante. In “Congresso” protagonista è invece una moglie che si ritrova dall’oggi al domani a dover badare a un marito paralizzato, aiutata da uno degli studenti del consorte. La brama di poter accedere a una nuova vita e un amore del tutto imprevisto ma incontrollabile si fondono dando vita a un racconto dalle atmosfere dolenti e delicate, a tratti oniriche. Infine come non citare lo stupendo racconto che dà il titolo alla raccolta, in cui una figlia deve convivere con il dolore tremendo di una madre malata, in cui l’attesa della morte e il cercare di riappropriarsi di una vita che non senti più tua diventano autentico struggimento.

L’ospite d’onore” è una raccolta di piccoli gioielli, in cui la quotidianità degli abitanti di un’America di provincia viene scossa da sentimenti estranei e disturbanti, elementi nuovi che si inseriscono nelle vite dei protagonisti, a volte terrorizzando, altre infondendo barlumi di speranza. Un’antologia personale che ci ha permesso di comprendere il grande valore di un’autrice come Joy Williams, capace, in poche pagine, di far vibrare le corde nascoste del nostro animo.

Voto: 4,5/5

Mr. P.

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