Rebecca Lee – Lince rossa e altre storie

Titolo: Lince rossa e altre storie

Autore: Rebecca Lee

Editore: Edizioni Clichy

Anno: 2016

Pagine: 221

Prezzo: € 15,00

“Il mio cuore era avvinto al presente, il suo pulsare più dimesso ma comunque ostinato nell’affermare che si trattava di un inizio, non della fine”.

Lee

Le raccolte di racconti sono una delle cose più difficili al mondo da recensire: ogni storia è un microcosmo a sè stante, i personaggi non sono quasi mai intrecciati gli uni con gli altri, gli argomenti ed i temi trattati possono essere i più disparati, se non c’è un fil rouge che li unisce. Non è semplice quindi mettere insieme delle parole su qualcosa che è stato concepito come distinto, molteplice, dalle mille sfaccettature. Con “Lince rossa e altre storie” Rebecca Lee, scrittrice statunitense, ha vinto il Believer Book Award nel 2013, guadagnandosi pian piano un nome tra gli scrittori americani di questa generazione. La collana Black Coffee di Edizioni Clichy ci ha visto lungo decidendo di pubblicare questa raccolta, volendo – come affermano loro stessi – “dare voce con coraggio alle istanze più proprie della parola scritta”. Non smetterò mai di ringraziare queste realtà editoriali indipendenti che permettono a noi lettori di avvicinarci a tutto quello che viene prodotto oltre oceano e che, molto spesso, è dimenticato o bellamente ignorato dall’editoria più grande e conosciuta.

Rebecca Lee racchiude in questa raccolta sette storie, sette piccole vite che si diramano una dopo l’altra, ognuna con le sue particolarità, ma tutte contraddistinte da una prosa scorrevole ed elegante, e da un lessico ricercato ma mai esagerato. Il matrimonio e la natura ingannevole dell’essere umano sono i temi trattati in “Lince rossa“, il racconto che da il titolo all’intera opera. La protagonista della storia porta il lettore nel bel mezzo di una cena fra amici e conoscenti, una cena che sarà in grado di porre dubbi e questioni irrisolte a numerosi commensali. In poco più di una ventina di pagine Rebecca Lee è in grado di svelare le più innate paure dell’uomo, le domande che tutti prima o poi si pongono nella loro intimità, avendo timore di pronunciarle ad alta voce: «Cioè, cos’è il matrimonio, in fin dei conti? Cos’è?». […] Susan scruta con attenzione i nostri volti, uno alla volta. Sta aspettando una risposta, che qualcuno le spieghi perchè le persone si innamorano e si sposano. Nessuno lo sa, vorrei dirle. Nessuno lo sa davvero. Ma questo non ci esime dal farlo. La realtà è messa in luce così com’è, nuda e cruda, e la fragilità dei sentimenti, il passato che bussa alla porta, il tradimento della donna che si ama non riescono a rimanere nascosti a lungo tra le righe di questa storia. “Sulle rive della Vistola” narra del curioso rapporto nato tra un professore universitario di Linguistica ed una studentessa del suo corso: i due entrano in contatto quando l’allieva copia interamente un saggio da un libro trovato in biblioteca e l’anziano insegnante, non riconoscendo il plagio, ne rimane affascinato e turbato allo stesso tempo. Il lavoro della ragazza, infatti, gli ricorda gli anni passati nella sua nazione, la Polonia, durante l’oppressione sovietica, a cui egli stesso però, in un modo oscuro e misterioso, prese parte. Sicuramente meno interessante degli altri racconti, rimane comunque un buon spunto per riflettere sul potere delle parole, della frase, sull’importanza di produrre qualcosa che abbia un significato, che riesca a smuovere negli altri delle emozioni, anche quelle che si sarebbe preferito dimenticare. Il terzo ed il quarto racconto sono due piccole perle, nonchè i miei preferiti – insieme al penultimo. “Da qui al sole” ha come protagonista Margit, una giovane donna che riesce a combattere i propri demoni interiori (passati e presenti) in un modo particolare, insegnatogli da uno psicologo quando era piccola: sollevandosi dal mondo reale, allontanandosi da quello che sta accadendo, guardandolo dall’alto. Rebecca Lee riesce ad esplorare la malinconia più nera – la depressione – e a renderla leggera come una piuma che vola nel vento. L’incessante ricerca dell’amore e la lotta per i propri diritti sono i temi esplorati in “Min“: il racconto narra del legame tra Sarah e Min, compagni d’università divenuti amici per puro caso. Il loro rapporto, con il passare del tempo, diventerà talmente intenso da permettergli di trascorrere insieme una lunga estate ad Hong Kong, a casa del ragazzo. Proprio lì Sarah conoscerà la sua famiglia, e le verrà commissionato un compito spiacevole ed affascinante allo stesso tempo: trovare una donna degna di diventare la futura moglie del suo amico. A far da cornice al bizzarro incarico e all’ambiguo rapporto tra i due, la situazione dei rifugiati vietnamiti giunti in Cina e costretti dal governo a rimpatriare, nonostante le loro condizioni disperate. “Festa mondiale” è un racconto, per me, da stroncare in pieno: non penso di aver capito il senso di questo breve spaccato di vita di una donna, suddiviso in cinque capitoletti. L’essere madre della protagonista s’intreccia con la sua professione universitaria e con l’ambiente accademico: al di là di questo, mi dispiace davvero dirlo, non so andare. L’ho trovato un pesce fuor d’acqua, totalmente estraneo agli altri racconti. Per fortuna, il libro si risolleva con “Fialta“, il pezzo forte della raccolta. Cinque apprendisti vengono ammessi nel laboratorio di ‘Fialta’, immensa costruzione sulle colline del Wisconsin, in cui il celebre architetto Franklin Stadbakken farà loro da mentore. Gli studenti si ritroveranno a vivere a contatto giorno dopo giorno, immersi nell’arte: la realtà del piccolo mondo di Fialta darà luogo a precoci amori, tormenti interiori e conflitti più o meno espliciti. La passione per il proprio lavoro, la vocazione insita nell’animo di alcuni protagonisti, la connessione mentale che si crea tra un gruppo di persone vi trasporteranno dritti tra quelle mura. Conclude il libro “Coloni“, un racconto che segue le vicende di un gruppo di amici nel corso del tempo: vengono a galla così tutte le fragilità dell’animo umano, le rinunce e le mancanze a cui ci si deve abituare durante gli anni, le bugie e le incomprensioni a cui si va incontro crescendo.

Lince rossa e altre storie” racchiude, vicenda dopo vicenda, molto semplicemente, qualcosa che non è semplice affatto: l’uomo. Forse proprio perchè l’impresa è particolarmente ardua, la Lee riesce solo in parte nel suo lavoro: l’essenza stessa degli esseri umani non può essere colta interamente e, nonostante l’autrice ci si avvicini piuttosto bene in alcuni raccolti, in altri rimane lontana da ciò che si cela nel profondo dei suoi personaggi, donandoci soltanto un assaggio di ciò che provano e non approfondendo i loro vissuti. Nonostante questo, la sua scrittura è piacevole e scorrevole, e, grazie anche alla particolarità di alcuni temi trattati, non potrà non lasciarvi qualcosa.

Voto: 3,5/5

Mrs. C.

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