Michele Orti Manara – Il vizio di smettere

Titolo: Il vizio di smettere

Autore: Michele Orti Manara

Editore: Racconti Edizioni

Anno: 2018

Pagine: 170

Prezzo: € 14,00

“Prenderci in giro, prenderci poco sul serio, era una cosa che facevamo sempre; quel pomeriggio però, per la prima volta da quando lo avevo conosciuto ormai tredici anni prima, mi pareva che ogni battuta ci raschiasse la gola. Si scherzava, ma ogni frase era un po’ più seria di quella prima.
Era come salire una scala verso qualcosa di poco piacevole, oppure rendersi conto di camminare nelle sabbie mobili solo quando le ginocchia sono già sprofondate.
Continuare a salire o ad andare giù, con un sorriso bugiardo stampato in faccia.”

La prima cosa che salta all’occhio de “Il vizio di smettere”, seconda opera di Michele Orti Manara, è l’incredibile copertina disegnata da Francesca Protopapa. Ognuno di quei personaggi ritratti sembra lì per te: fingono di non guardarti, apparentemente persi nei loro pensieri, ma in realtà ti scrutano, sogghignando, increspando le labbra o con il viso imbronciato. Ognuno custode di un proprio mondo interiore, tanto diversi quanto simili l’uno con l’altro. Una copertina che più azzeccata non poteva essere ma, a mio avviso, anche fuorviante. Perché i racconti di Orti Manara, oltre a irradiare i mille colori che dipingono le nostre vite quotidiane, ben rappresentati dalla cover, sprigionano una malinconia e un dolore che ricoprono di bianco e nero ogni cosa. Insomma, un acquerello dalle sfumature dense e imprevedibili.

Protagonista assoluta delle sedici storie raccolte nel volume, è l’esistenza di persone ordinarie, alle prese con lutti, amori che finiscono o che non sono mai cominciati, i bilanci delle proprie vite, incomprensioni e solitudini. Un’esistenza in cui chiunque potrà ritrovarsi, senza per questo risultare banale o stereotipata. Tutt’altro: le emozioni che si respirano a pieni polmoni negli scritti dell’autore veronese sono quanto di più autentico ci si possa aspettare. Un centrifugato di umanità che tocca nel profondo, sempre a metà strada tra inquietudine e ironia, tra la necessità di una metamorfosi e l’istinto di rimanere se stessi, nel bene e nel male. Così, quasi senza accorgercene, ci ritroviamo immersi, senza via di scampo, nella verità di un ragazzino che ha perso il fratello o nell’ironia caustica che fa da sfondo a un legame d’amicizia che viene diviso da migliaia di chilometri. E diventa poi inevitabile ritrovarsi a fare il tifo per quell’adolescente solitario che quando tenta di avvicinarsi a qualcuno, finisce sempre per deluderlo. O provare tenerezza per quella donna ormai disillusa che per il suo cinquantesimo compleanno decide di bere tanti ciuputi quanti sono gli anni che compie.
Nei racconti di Orti Manara fanno però anche capolino ossessioni incontrollate, come nel geniale “L’assicurazione”, una short story che nella sua brevità ho trovato perfetta, lo sberleffo che fa sorridere il lettore (l’ottimo trittico “Tre disillusioni editoriali”) e l’ineluttabilità di un destino già scritto (“La missione”). A sorpresa, non manca anche qualche momento squisitamente surreale, come l’irresistibile gatto parlante de “La malvagità della coda” e l’enigmatico ragazzo di “Una vita in venti minuti”, forse il racconto più criptico e originale della raccolta, e proprio per questo una piccola gemma.

Viscerale, disincantato, onirico, beffardo: questo l’universo che scaturisce dalla penna dell’autore, che fa dell’ordinaria insensatezza quotidiana il suo cavallo di battaglia. Costantemente al crocevia tra picchi di dolce afflizione e spennellate di perturbante sarcasmo, “Il vizio di smettere” si dimostra una delle raccolte di racconti italiane migliori degli ultimi tempi. Sperando che, a discapito dell’irresistibile titolo, Orti Manara non si lasci contagiare e continui a sfornare piccole perle come quelle qui raccolte.

Voto: 4/5

Mr. P.

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