Javier Argüello – A proposito di Majorana

Titolo: A proposito di Majorana

Autore: Javier Argüello

Editore: Voland

Anno: 2017

Pagine: 333

Prezzo: € 16,00

“E vidi, come mai prima di allora, che cercare di ricostruire una storia – una qualsiasi storia –  rappresenta forse la più grande assurdità alla quale si possa essere esposti.”

In questi ventisei anni ancora non ho capito se credo al destino. Spesso mi ritrovo a pensare che no, non è possibile né razionale, esistono le coincidenze, il caso e niente più. Gli accadimenti non sono tutti intrinsecamente connessi, i nostri passi non sono già stati scritti da qualcuno e dobbiamo anzi assumerci la responsabilità di ogni nostra azione, perché noi e soltanto noi scriviamo la nostra vita. A volte, però, accadono delle cose che mi fanno mettere in dubbio tutto ciò. Spesso sono episodi assolutamente banali, che fanno sorridere e nient’altro (“Oh, ieri notte ho sognato Tizio e guarda chi incontro, dopo dieci anni, in treno, oggi!”). Altre volte, invece, queste casualità mi fanno quasi rabbrividire e non riesco a non pensarci a distanza di giorni. È stata dunque una fortuita combinazione ritrovarmi con questo libro in mano, leggerlo, e rimanere sconcertata non soltanto dal tema di fondo (sì, si parla di destino) ma anche dai luoghi descritti – da me visitati pochi giorni prima – e dalle riflessioni scaturite da queste pagine, così vicine a ciò che provavo in quel periodo della mia vita? Probabilmente sì, è stata una semplice e banale coincidenza. Eppure, una parte di me, non riesce a non credere che questo romanzo, in qualche modo, mi abbia chiamata, in quelle confuse settimane di novembre, perché aveva qualcosa da dirmi, e non poteva farlo che in quel preciso momento.

Esistono dei libri che sono una vera e propria scoperta, una sorpresa. A me è accaduto precisamente questo, con “A proposito di Majorana”. Non mi aspettavo nulla di quello che ci ho trovato dentro. Ad una prima, distratta, occhiata, il lavoro di Javier Argüello può sembrare un giallo: l’intera vicenda, infatti, ruota attorno ad un’indagine. Fin dall’inizio, però, notiamo qualcosa di diverso, di atipico, per un romanzo che sembra di genere. Il protagonista non è né un poliziotto né un detective: egli è, infatti, un giornalista. Ernesto Aguiar è un “uomo medio”. Apparentemente la sua vita sembra normalissima: ha una fidanzata che sta per sposare, Ana, un lavoro che gli permette di sopravvivere, un’esistenza pacata. Ma proprio dietro la sua pacatezza si nasconde tutta la sua insoddisfazione: il lavoro da giornalista è in realtà uno specchietto per le allodole, in quanto la sua vera mansione è redigere necrologi. Prova un forte sentimento per la sua compagna ma sente che lei non riesce e non riuscirà mai a comprenderlo a fondo. Le sue certezze, inesorabilmente, crollano una dopo l’altra e Aguiar si sente perso, solo, senza più un appiglio. È però a questo punto che giunge, inaspettatamente, un’opportunità d’oro: il suo capo gli offre un incarico che lo porterà per qualche giorno lontano da Barcellona, la sua città. È necessario, infatti, scrivere un pezzo su uno dei fisici più importanti al mondo, Ettore Majorana e, più specificamente, sulla sua misteriorsa scomparsa, avvenuta ottant’anni prima. Il protagonista si dovrà quindi recare a Napoli per portare avanti un’inchiesta dai contorni piuttosto sfocati. L’occasione è perfetta per lui: allontanarsi dalla realtà che lo circonda quotidianamente è quello di cui ha bisogno, soltanto distanziandosi da tutto potrà fare chiarezza («D’un tratto la direzione che dovevano prendere le cose mi fu chiara come poco altro nella vita. Pure l’assurdo incarico del mio capo si rivelava un passo necessario. Sparire. Quando lo capii, la parola riecheggiò nella mia testa ma stavolta con un significato diverso, come se all’improvviso avesse acquisito maggiore solidità, come se all’astratto impulso di fuga di qualche ora prima si fossero aggiunti un piano preciso e un pretesto concreto, come se un fenomeno confinato fino ad allora al mero campo delle probabilità si fosse di colpo materializzato in una forma compiuta. E a quel punto non mi sembrò più una follia. D’un tratto l’impossibile divenne reale. E il reale si trasformò in inevitabile»). L’incontro con un vecchio compagno di scuola, Ross il Biondo, è un ulteriore segno: l’amico, infatti, lo invita ad accompagnarlo in un viaggio in barca a vela che stava organizzando da un po’, promettendogli un passaggio fino a Napoli. Ogni cosa sembra cadere a pennello, tutto in qualche modo va ad assecondare il suo impulso di fuga, che fino ad ora aveva sempre celato cautamente.

Il romanzo di Argüello – e lo si capisce fin dalle primissime pagine –  si snoda su differenti livelli temporali: lo scrittore alterna continuamente il passato (la traversata marittima di Aguiar e Ross il Biondo) al presente (la vita del protagonista, ormai giunto a Napoli). Allo stesso modo, due sono le scomparse davanti a cui ci si ritroverà: non soltanto quella, ormai quasi dimenticata, di Majorana, ma anche quella di Ross il Biondo, dissoltosi nel nulla dopo un incidente con la barca sulle coste di Sorrento. Come dicevo inizialmente, però, l’aspetto poliziesco è soltanto una parte di ciò che nasconde questo romanzo: le vicende di Aguiar e le indagini che lo coinvolgeranno sono un pretesto per avventurarsi in sentieri molto più profondi e complicati, sentieri che riguardano l’animo umano, il tempo, la fisica, il destino  e «l’inesorabile unità delle cose che si influenzano reciprocamente e cercano la loro forma nel luogo verso cui tutte convergono». Preferisco non aggiungere nulla alla trama perché la bravura di Argüello sta proprio nel dipanarla lentamente, con un tocco di suspense, con riflessioni intime e ricercate sull’esistenza. Posso soltanto consigliarvi di lasciarvi sfiorare dalle sue parole, dai rumori e dagli odori di una Napoli descritta meravigliosamente, dalla vita che emerge in questo libro. Forse, giunti al termine della vostra lettura, avrete più domande che risposte ma io penso che il segreto – se un segreto esiste, naturalmente – sia proprio questo: non smettere mai di porsele, queste domande.

Voto: 5/5

Mrs. C.

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