Alberto Laiseca – Uccidendo nani a bastonate

Titolo: Uccidendo nani a bastonate

Autore: Alberto Laiseca

Editore: Edizioni Arcoiris

Anno: 2016

Pagine: 156

Prezzo: € 12,00

“Per essere efficace un titolo deve possedere le seguenti caratteristiche: UNO deve essere corto DUE deve avere a che vedere con l’opera TRE non deve inquietare QUATTRO deve essere intelligente ma non troppo CINQUE deve intrigare SEI deve essere ironico SETTE non deve assomigliare a nessun altro titolo OTTO non deve dar luogo a equivoci NOVE non deve essere ermetico, né contenere riferimenti scatologici.”

Tredici racconti: o forse sarebbe meglio dire tredici irresistibili deliri, tutti parte del medesimo, schizofrenico e geniale, universo narrativo. In “Uccidendo nani a bastonate”, lo scrittore argentino Alberto Laiseca inventa infatti un proprio cosmo, fatto di popoli dai nomi bizzarri e dalle abitudini ancora più strambe. Un intero mondo fantastico, che affonda però le radici ben salde nel nostro, in un mix esplosivo, che fa dell’atipicità e di una incontrollabile follia i propri punti di forza. Un tuffo a occhi chiusi nell’assurdo, ignari di cosa ci sarà ad aspettarci in queste pagine.

Il pianeta partorito dall’immaginazione di Laiseca è dominato dalla Tecnocrazia, un governo dittatoriale, che fa della guerra e dello sterminio le proprie bandiere. L’autore azzarda più di un parallelismo con l’esercito nazista, descrivendo camere a gas e campi di concentramento quali metodi primari di violenza e reclusione. Ma lo scenario non deve trarre in inganno: i racconti sono quanto di più variegato si possa immaginare e, anche quando trattano di smaltimento cadaveri o di metodi di tortura, altamente spassosi.
Numerosissimi i curiosi personaggi che popolano queste storie: scienziati, egittologi, scrittori in crisi, mariti spietati e piante magnetofoniche. Ci imbattiamo così nella feroce vendetta della mummia di Mozart (“La mummia del clavicordo”), in un incosciente esperimento all’interno di una tromba d’aria (“Viaggio nel tornado”) o nel peggior supplizio che l’uomo abbia mai inventato (“Il serpente Kundalini”). Non mancano un commissario politico che si tramuta in un farneticante dittatore (“Il delirio del delirio”) o un sovrano che costruisce palazzi per segregare le proprie consorti (“Gradinata di gioielli”). Un turbinio di situazioni eccentriche, impietose ma irresistibili nello stesso tempo, che ci conducono alla genialità del racconto che chiude la raccolta. Protagonisti di “Inventando titoli nella caverna d’inverno” sono due vivaci scrittori alla ricerca di un titolo per la propria opera: così, tra titoli assurdi, grotteschi e ingegnosi, si arriva alla rivelazione finale. Menzione a parte merita “Il cecoslovacco”, il racconto che più ho amato e che narra delle violenze psicologiche inflitte da un marito crudele a una moglie indifesa. Un piccolo e terribile gioiello narrativo.

Alberto Laiseca confeziona una raccolta difficile da catalogare, in cui il lettore non può fare altro che mollare ogni reticenza e lasciarsi trasportare dal flusso impetuoso di questi tredici racconti. Un viaggio nell’incredibile, in cui ogni cosa può accadere ma dove il fantastico e l’ironia non rimangono fini a se stessi ma guardano con occhio lucido alla diversità, alla discriminazione, al servilismo verso i poteri forti. Un autore che non conoscevo ma che mi ha favorevolmente impressionato, con un’opera che rientra di diritto tra le più originali che abbia mai letto.

Voto: 4/5

Mr. P.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...