Alter Ego Edizioni: classico e contemporaneo

Conoscevo la Alter Ego Edizioni principalmente come ottima casa editrice di autori emergenti ma ero all’oscuro della loro bellissima collana di classici tascabili “Gli Eletti”, di cui mi è stato proposto di leggere le ultime due uscite, consistenti nella riscoperta di racconti ingiustamente dimenticati di Luigi Capuana (“Il drago e Il tesoro nascosto” con prefazione di Cristina Ubaldini) e Jack London (“Finis e La fine della storia” con prefazione di Donato Di Stasi). Curatore della collana è Dario Pountale, uno che di classici se ne intende e che ho avuto modo di apprezzare nei mesi scorsi come autore con l’appassionante lettura dei suoi tre romanzi e che è uscito da poco, sempre per Alter Ego, con il gustoso racconto “I dannati della Saint George”, un piccolo tributo ai grandi classici d’avventura. Una triplice esperienza di lettura che mi ha accompagnato durante gli ultimi giorni di questa torrida estate.

Luigi Capuana – Il drago e Il tesoro nascosto
Dello scrittore siciliano, tra i fondatori insieme a Verga del Verismo, ci vengono proposti il racconto “Il drago”, che ricalca fortemente tale corrente letteraria e la fiaba “Il tesoro nascosto“, che invece potremmo annoverare nel filone della letteratura fantastica.
Protagonista de “Il drago” è Don Paolo Drago, anziano agricoltore ormai disilluso dopo la perdita prematura della moglie e delle due figlie, sua unica ragione di vita. Drago però si interessa alle sorti di due sventurate orfanelle, costrette a mendicare da una zia senza cuore, a cui il vecchio ha appioppato l’appellativo di “strega”, giocando così per tutto il racconto sulla conflittualità ironica tra due esseri fantastici come un drago e una strega. Impietosito dalle continue richieste di elemosina delle due bambine, Don Paolo decide di prenderle con sé, in un disperato tentativo di far rivivere le sue povere figliole, tanto da ribattezzare le fanciulle con il loro nome. Con il protagonista combattuto tra la tormentata consapevolezza di vivere un inganno e il bisogno sempre più forte di colmare il proprio vuoto interiore con il lucido delirio in cui si è gettato, la novella ci insegna che mentire a sé stessi nel tentativo vano di cambiare la propria vita, possa portare una serenità illusoria, ma che il rimorso e la spietata coscienza della realtà siano sempre in agguato dietro l’angolo.
Il tesoro nascosto” ha invece il sapore della favola, in cui il tesoro sepolto in una caverna può essere disseppellito, a detta del vecchio agricoltore che lo custodisce, soltanto da un uomo senza braccia. Così, tra uno stolto furfante che si fa amputare le braccia per arraffare l’oro e un malinconico ragazzo privo degli arti fin dalla nascita, la fiaba arriva al classico e confortante lieto fine. Una storia che fa delle braccia l’immagine simbolica di ciò che diamo per scontato e che in realtà vale infinite volte di più di qualsiasi ricchezza materiale.
Voto: 3,5/5

Jack London – Finis: una tragedia nel lontano nord-ovest e La fine della storia
Cambiamo completamente registro con i due racconti di Jack London, ambientati entrambi nell’artico canadese, riconducibili a quel filone avventuroso di cui lo stesso London è stato maestro indiscusso.
Finis” narra le peripezie e l’estenuante attesa di Morganson, cercatore d’oro caduto in disgrazia, divorato dalla fame e dal desiderio bruciante di raggiungere il sud. Un racconto crudele e spietato sull’istinto di sopravvivenza più bieco, in cui ogni parvenza di umanità e moralità viene spazzata via dalla necessità di agguantare la vita che sta lentamente sfuggendo di mano, tra infruttuosi appostamenti in attesa del passaggio di un qualsiasi essere umano e il freddo glaciale dell’inverno canadese. Costretto a razionare il cibo e le energie, Morganson sprofonderà sempre più in vortice di negatività e ombra.
La fine della storia” è invece un racconto di redenzione, quasi di catarsi spirituale. Protagonista è Linday, medico che non esercita più la professione ma che viene chiamato per curare le violente ferite subite da un cercatore d’oro dall’attacco di una pantera. Dopo un viaggio disseminato di ostacoli, Linday si troverà di fronte a una dolorosa sorpresa, riguardante l’identità del misterioso malato. Il medico dovrà mettere da parte ogni risentimento, in un percorso di cura del corpo devastato del povero paziente che si tramuta in guarigione dell’anima, cicatrizzando vecchie ferite e dando nuova linfa al suo spirito martoriato.
Due racconti che sanno trasportare il lettore nella solitudine di lande desolate, in una truce, ma nello stesso tempo appassionante, ricerca di sé stessi.
Voto: 4,5/5

Dario Pontuale – I dannati della Saint George
Dopo due classici riscoperti, per terminare in bellezza è la volta di un autore contemporaneo che ha scritto un racconto dal retrogusto classico. Questo però non implica assolutamente scopiazzature ma una giusta dose di ispirazione, che ha permesso a Dario Pontuale di fare propria la lezione di maestri immortali del racconto d’avventura come Robert Louis Stevenson e Joseph Conrad, rielaborandola nel suo personalissimo e riconoscibile stile. Narratore e protagonista della storia è il custode portuale Libero Gori, che ci racconta del suo formidabile incontro con il corsaro Black Sam e con i dannati della Saint George, veliero affondato con l’intero equipaggio nel 1761. A metà strada tra racconto di mare e storia di fantasmi (di cui lo stesso Stevenson è stato egregio autore), lo scritto di Pontuale sa rapire il lettore, catapultandolo in una Livorno di inizio Novecento, oscura e inquietante, in cui il tema del viaggio, tanto caro allo scrittore, viene contaminato dal fantastico e dal perturbante. Impreziosiscono il tutto le belle illustrazioni interne di Doriano Strologo. Una lettura agile ed entusiasmante, che ci narra un’avventura dal gusto esotico e senza tempo, che sa regalare al lettore un piacevolissimo momento d’evasione.
Voto: 4/5

Mr. P.

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