Anton Čechov – Racconto di uno sconosciuto

Titolo: Racconto di uno sconosciuto

Autore: Anton Čechov

Editore: Elliot Edizioni

Anno: 2016

Pagine: 120

Prezzo: € 13,50

“Credo anch’io che le future generazioni si orienteranno meglio e più facilmente di noi nella vita e, forse, la nostra esperienza potrà servirgli, ma si vive per noi stessi, non per le generazioni future, o almeno non esclusivamente per loro. La vita non ci è data che una sola volta; si dovrebbe viverla in un modo energico, sensato, bello. Si vorrebbe recitare una parte principale, partecipare alla storia in modo tale che le generazioni future non fossero autorizzate a dire di ognuno: “Era una nullità o peggio”. Riconosco la necessità, la concatenazione dei fenomeni che ruotano intorno a noi, ma cosa importano queste necessità, queste concatenazioni e perché dovrei sacrificare per loro il mio “Io”?”

Lo ammetto: a livello di letteratura russa per me è ancora tutto uno scoprire e meravigliarsi, cercando di trovare la giusta direzione da percorrere nel cammino che mi sta portando a conoscere autori fondamentali per la letteratura dell’Ottocento e del Novecento. In particolare ho scelto di approcciarmi all’opera di Anton Čechov attraverso il romanzo breve “Racconto di uno sconosciuto“, ripubblicato lo scorso anno da Elliot in una elegante e curatissima edizione. Un romanzo di introspezione psicologica, in cui la trama è esile come un filo teso e in cui Čechov incentra lo sviluppo narrativo quasi interamente sugli stati d’animo e i sentimenti del protagonista.

Voce narrante è il rivoluzionario Stepan, che riesce ad introdursi al servizio del nobile Orlov, figlio di un eminente uomo di Stato, considerato un nemico irriducibile della rivoluzione anarchica portata avanti dal protagonista e dai suoi compagni. L’obiettivo è quello di carpire segreti e punti deboli del famigerato politico: in questo Stepan è aiutato dal libero accesso a ogni stanza della casa, condizione privilegiata derivante dal suo status di domestico. Ben presto però il fine ultimo dell’ingresso fraudolento di Stepan nella vita di Orlov perde sempre più importanza, riducendosi ad un sottofondo quasi fastidioso, sovrastato da un’urgenza ben più pressante e passionale. È Zinaida Fëdorovna, l’amante di Orlov, a stravolgere i piani dell’impotente Stepan, trasferendosi in pianta stabile nella dimora del suo amato. Dapprima in punta di piedi, poi come una marea in grado di spazzare e sconvolgere qualsiasi cosa si trovi dinanzi, l’amore del protagonista per la bella Zinaida esplode incontrollato, portandosi dietro una scia interminabile di dolore e disperazione. La sua impossibilità a reagire contro Orlov, rivalendosi dei torti subiti da Zinaida, porta Stepan ad una condizione insostenibile, sempre sul punto di svelare a Zinaida il proprio amore e a screditare il sentimento poco limpido del suo amante. La narrazione si svolge quasi interamente in un ambiente chiuso, focalizzandosi sui rapporti che nascono tra il rivoluzionario in incognito e le altre persone che gravitano attorno alla vita di Orlov: la volgare e invidiosa serva Polja, l’untuoso e arrivista Kukuškin o ancora l’influente Pekar’skij. Il centro di tutto rimane però sempre la bistratta Zinaida, ignara dell’affetto cristallino che cova nel cuore di Stepan ma costantemente alla ricerca di un gesto d’amore del cinico Orlov. In “Racconto di uno sconosciuto“, Čechov sembra voler esaltare la sfera affettiva degli esseri umani e tutti i sentimenti di pietà e dolcezza che vi ruotano attorno, contrapposti all’indolenza e alla meschinità dei funzionari e della sprezzante nobiltà russa. Ma l’autore pare volerci confidare che davanti all’amore e ad una vita serena e piena, anche gli ideali della rivoluzione sbiadiscono di colpo, lasciando in chi li persegue, senza altro scopo nella vita, un vuoto incolmabile. Vuoto che assalirà anche Stepan, senza lasciargli via di scampo.

Racconto di uno sconosciuto” è un romanzo amaro, carico di rimpianto e solitudine, in cui ognuno esce sconfitto dalla vita, magari senza accorgersene, come l’indifferente Orlov, che per proteggersi dal dolore fugge qualsiasi emozione. Una profonda e malinconica ricerca di se stessi e dei veri valori dell’esistenza, con un finale carico di pathos che ci insegna che la realtà, quando vuole, sa essere spietata.

Mr. P.

Voto: 3,5/5

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