Intervista ad Alberto Chimal

Oggi abbiamo il grande piacere e onore di avere ospite sul nostro blog lo scrittore messicano Alberto Chimal, creatore di una vera e propria “letteratura dell’immaginazione”, che ha saputo racchiudere dagli anni Novanta ad oggi in numerose raccolte di racconti, romanzi e saggi.
Dopo essere stato tradotto in numerose lingue, finalmente la sua opera è giunta quest’anno anche nel nostro paese, grazie ad un progetto di crowdfunding organizzato da Edizioni Arcoiris, casa editrice che con la sua collana “Gli Eccentrici”, ha già portato in Italia numerose opere letterarie di qualità di matrice sudamericana.
A febbraio è infatti stata pubblicata la raccolta di racconti “Nove”, contenente nove storie che pescano a piene mani nell’universo visionario e allucinato di Chimal. Per chi volesse approfondire la sua opera, questa è la nostra recensione.
Ma bando alle ciance e diamo la parola direttamente a questo grande autore!

Ciao Alberto e grazie davvero per esserti reso disponibile a rispondere alle nostre domande. Iniziamo subito con una domanda classica, ma fondamentale per comprendere il background letterario di uno scrittore: quali sono stati gli autori che maggiormente hanno influenzato il tuo modo di scrivere e a cui ti sei ispirato per creare le tue storie?

La maggior parte di loro sono autori che ho letto molto presto, durante l’infanzia o quand’ero adolescente. Ho avuto una curiosa serie di prime letture, perché in casa di mia madre c’era una discreta biblioteca, non tanto ordinata ma sicuramente molto eterogenea. Tra questi trovai opere di Jorge Luis Borges, Juan José Arreola, Edgar Allan Poe, Angélica Gorodischer, Philip K. Dick, Julio Cortázar, Mario Levrero, Francisco Tario, e raccolte di racconti sia antichi che moderni (che contenevano testi di Guy de Maupassant, Antón Chéjov, Ernest Hemingway, Flanery O’Connor, Yukio Mishima, Marcel Schwob, Elena Garro e altri). Al contrario di come avviene qui in Messico per gli autori più giovani, al tempo gli scrittori statunitensi non erano tra i privilegiati, lo erano piuttosto i latinoamericani o gli europei. Il primo autore italiano per cui provai una forte passione fu Italo Calvino.

La tua opera è stata descritta come “letteratura dell’immaginazione”: ti trovi d’accordo con questa definizione? Altrimenti come definiresti le tue storie?

Ho proposto io stesso questa denominazione riferendomi ad alcune opere e ad alcuni autori messicani. Non ho però voluto intenderla come “genere” o categoria, ho preferito utilizzarla per descrivere una strategia narrativa per la quale provo particolare interesse: l’utilizzo dell’immaginazione fantastica. Niente di più. L’intenzione era trovare, utilizzando un altro nome, una possibilità di lettura differente per quella che in passato si sarebbe semplicemente chiamata “letteratura fantastica”. Ai giorni nostri quest’ultima definizione è decisamente più chiusa e delimitata di quanto non lo fosse nei secoli anteriori e credo che non sia più sufficiente per descrivere la grande varietà di ciò che si sta scrivendo nel panorama latino americano e in altri paesi.

Quando hai sviluppato seriamente l’idea di diventare uno scrittore? Sentivi l’esigenza di scrivere fin da piccolo oppure è un bisogno ed una passione che sono maturati con il passare degli anni?

Non iniziai proprio subito, però sì, molto presto. Mi avvicinai al mondo degli scrittori durante l’infanzia, con le letture a casa di mia mamma; da lì il mio interesse crebbe e vinsi il mio primo premio letterario in un concorso municipale organizzato dalla mia città natale, Toluca, quando avevo 16 anni. Però, la conferma di ciò che realmente volevo fare nella vita la ebbi nel corso degli studi, quando stavo intraprendendo una carriera “di convenienza”, non artistica, per esigenze familiari. Avrei potuto assicurarmi una vita relativamente semplice, da classe media, imboccando questa via, ma non riuscii a tollerare l’idea di lasciare la scrittura, e per fortuna non lo feci.

Com’è il tuo rapporto con il racconto, una forma narrativa che noi amiamo moltissimo ma che molto spesso, purtroppo, viene ingiustamente sottovalutata?

Il racconto è la forma letteraria alla quale sono più affezionato, perché molte di quelle prime letture erano racconti. Anche quando scrivo romanzi ne affronto la stesura affidandomi a molte delle prescrizioni del racconto; non dimentico che la novella italiana medievale era un’altra cosa, un genere giustamente breve, che poi venne trasformato per graduale accumulazione.

Il tuo libro “Nove” è stato pubblicato in Italia da Edizioni Arcoiris: come è avvenuto l’incontro con la casa editrice italiana?

Fui invitato da Loris Tassi, il direttore della collana “Gli eccentrici”, che aveva visionato una mia antologia uscita in Spagna. Naturalmente sono molto contento per questa opportunità: altri editori non sono interessati ad autori che a volte si qualificano come eccentrici, invece Arcoiris ha una raccolta intitolata proprio con questo nome!

Tra i racconti che compongono la tua raccolta “Nove”, ce n’è uno a cui sei legato in modo particolare? Se sì, quale e perché?

Il primo dell’indice, “È stata smarrita una bambina”. L’ho scritto in un momento difficile della mia vita, spinto da profonde sensazioni di dubbio e frustrazione, e mi ha dato tantissime soddisfazioni. E’ un racconto, inoltre, che si fa leggere molto bene a voce alta (almeno in spagnolo), e questa è una cosa che amo molto fare.

Leggendo “Nove”, il racconto che abbiamo trovato maggiormente fuori dagli schemi è stato “Corridoi”: come ti è venuto in mente di mischiare Leonardo di Caprio, Shining e Batman?

Come si intuisce, l’elemento comune di tutto ciò che emerge nel racconto è il cinema. Di Caprio appare trasformato nel suo personaggio di “Titanic”, però non solo, perché è al contempo quello che interpretò in “Inception” di Cristopher Nolan. Allo stesso regista appartiene anche la serie Batman, dal quale ho preso in prestito la versione del personaggio di Christian Bale. Nolan è il discepolo di Stanley Kubrick, eccetera. Tutto quello che c’è nel racconto proviene da qualche film, e infatti la gran parte di quello che dice la voce narrante è una parafrasi dei testi di Alain Robbe-Grillet, che l’attore italiano Giorgio Albertazzi pronuncia nel film L’année dernière à Marienbad” (“L’anno scorso a Marienbad”) di Alain Resnais. Il titolo del racconto si riferisce precisamente ai corridoi di cui parla sempre Albertazzi in quel film allucinante. L’universo a cui appartiene questo racconto è quello dei sogni del cinema, dove i personaggi si perdono e dai quali non possono più uscire.

Siamo curiosi di conoscere i tuoi gusti letterari: ci consiglieresti alcuni autori contemporanei che ti hanno particolarmente colpito?

Tra le mie più recenti letture c’è molto di saggistica e di storia, non so dirvi perché: negli ultimi mesi ho letto libri come “Vanished Kingdoms” di Norman Davies per esempio, o “Terror und Traum” (“L’ utopia e il terrore”) di Karl Schlögel; ho letto anche “Había mucha neblina o humo o no sé qué di Cristina Rivera Garza (un testo ibrido, sperimentale, sull’opera e sulla vita di Juan Rulfo) e adesso sto leggendo “The Invention of Nature” (“L’invenzione della natura”) di Andrea Wulf. Tutto questo lo alterno con opere di narrativa: per esempio, “Jerusalem” di Alan Moore, Under the Skin” (“Sotto la pelle”di Michel Faber, “Noctuary” di Thomas Ligotti. Proprio adesso sto revisionando un’antologia di Francisco Tario che sta per uscire e che spero riuscirà finalmente a togliergli l’etichetta di “autore marginale” che ha avuto per decenni in Messico: è un grande, grande narratore e ho in sospeso “Temporada de huracanes” di Fernanda Melchor (romanziera e cronista molto apprezzata qui).

Per finire puoi svelarci qualcosa dei tuoi progetti futuri e se riusciremo a leggere nuovamente una tua opera tradotta in italiano?

Ho da poco terminato un nuovo libro di racconti, che è in attesa dell’opinione editoriale, e presto uscirà in Messico un romanzo breve per bambini, intitolato “Cartas para Lluvia”Adesso sto lavorando ad un romanzo, e sì, certamente mi piacerebbe molto vedere qualche altro mio libro tradotto in italiano. Spero che “Nove” continui ad avere fortuna.

Grazie mille Alberto! È stato un grandissimo piacere averti ospite sul nostro blog.

Grazie a voi.

Un ringraziamento particolare a Giulia Binando per la traduzione dallo spagnolo.

 Mr. P.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...