Horacio Quiroga – L’aldilà

Titolo: L’aldilà

Autore: Horacio Quiroga

Editore: Edizioni Arcoiris

Anno: 2016

Pagine: 172

Prezzo: € 12,00

“Costretto a terra, ho l’assoluta e chiara consapevolezza che, fra non molto, cesserò di vivere. Mai si è presentata alla mia mente una verità più incontrovertibile di questa. Tutte le restanti certezze ora fluttuano, danzano, come una specie di lontanissimo riverbero di un altro me stesso, in un passato che nemmeno mi appartiene. Se so di essere vivo è solo grazie alla consapevolezza, fulminea e dolorosa come un colpo inferto all’improvviso, che presto sarò morto.”

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Devo ammettere la mia colpa: pur provando un amore viscerale verso la narrativa breve, non avevo fino ad ora ancora approfondito la conoscenza di uno dei più grandi autori di racconti della cultura ispanoamericana, ossia Horacio Quiroga. La possibilità di colmare questa grande lacuna me l’ha concessa Edizioni Arcoiris che ha pubblicato, nella collana di narrativa latinoamericana “Gli Eccentrici”, “L’aldilà”, l’ultima raccolta di racconti scritta dall’autore, due anni prima di morire suicida. “L’aldilà” è impregnato in ogni sua pagina dall’idea della morte, che si intreccia in modo indissolubile all’amore, sia esso il sentimento appassionato di due amanti o l’amore puro e incondizionato di un padre verso il proprio figlio, approdando poi su lidi inquietanti intrisi di follia e disperazione.

Il volume si apre con il racconto che dà il titolo all’opera: “L’aldilà” narra, con tenerezza e struggente malinconia, di come il sentimento d’amore puro di due amanti morti suicidi possa sopravvivere alla morte stessa, avvolgendo le due anime in modo inscindibile, fino a farle svanire. Con “Il vampiro” rientriamo nei binari del classico racconto gotico di stampo britannico, ma arricchito e modernizzato da uno strano esperimento in ambito cinematografico, che prende il via dalla confessione allucinata del protagonista dal letto di un ospedale. Capiamo fin da subito come la donna rivesta un ruolo fondamentale all’interno dei racconti di Quiroga, qui rappresentata da una figura diafana e spettrale, che porterà a conseguenze terrificanti. “Le mosche (replica de L’uomo morto)” è un piccolo capolavoro che ci fa immergere nei tenebrosi e visionari pensieri di un uomo in punto di morte. Con “Il conducente del rapido” Quiroga ci proietta in un viaggio paranoico e delirante nei meandri della follia umana, accompagnando il conducente di una linea ferroviaria dalle prime avvisaglie di malessere fino allo sfociare irruento e fatale di un autentico squilibrio mentale. Ne “La chiamata” troviamo le atmosfere claustrofobiche e sottilmente inquietanti delle migliori ghost stories: si narra infatti dell’amore profondo e disperato di un padre verso la propria figlia, sentimento che sopravvive anche dopo la morte del genitore, trasportando il lettore verso un finale angosciante ed oscuro. Sempre l’amore di un padre verso il figlio fa da collante con il successivo racconto, “Il figlio”, basato però su di un impulso puro e devoto, che fa da contraltare ad una nuova analisi della pazzia insita nella mente umana. Con “La signorina leonessa”, Quiroga abbandona momentaneamente le atmosfere oniriche e tetre dei racconti precedenti, per narrare una sorta di fiaba per adulti, in cui una leonessa viene accolta ed allevata tra gli essere umani, dimenticando però la natura selvaggia e libera che da sempre caratterizza gli animali selvatici. “Il puritano” ci immerge nuovamente nella dimensione cinematografica, dandoci il privilegio di assistere agli incontri clandestini delle defunte star del cinema, in cui si discute di una affascinante quanto tragica storia d’amore. “In assenza” narra invece le vicissitudini di un uomo che ha perso completamente la memoria degli ultimi sei anni della propria vita e che tenta di ricostruire, pezzo dopo pezzo, un puzzle ambiguo e misterioso. Negli ultimi due racconti Quiroga congeda definitivamente il fantastico e l’irreale, per narrare dapprima la singolare e bizzarra corrispondenza tra un uomo e una donna (“La bella e la bestia”), per poi concludere con l’affresco di un seduttore che vede rivivere di fronte a sé uno spiacevole episodio della sua gioventù (“Il tramonto”).

L’adilà” è una raccolta affascinante, dalle mille sfaccettature, in cui convivono sogni e incubi, il soprannaturale e la vita ordinaria, la beatitudine dell’amore e l’angoscia della morte. Quiroga sa dare vita in poche pagine a personaggi difficili da dimenticare, esplorandone con minuzia la psicologia e i recessi delle loro coscienze. Tenui pennellate dalle tinte sfumate piene di dolcezza si tramutano in violenti getti dai colori aspri e violenti, trasportando il lettore in una montagna russa di emozioni e sensazioni, tra allucinazioni e deliri. Undici racconti che non possono mancare nella libreria di chi ama le short stories, ma anche di chi cerca un punto di partenza per inoltrarsi nel mondo della narrativa breve.

Voto: 4/5

Mr. P.

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