Roberto Arlt – Saverio, il Crudele / L’isola deserta

Titolo: Saverio, il Crudele / L’isola deserta

Autore: Roberto Arlt

Editore: Edizioni Arcoiris

Anno: 2016

Pagine: 120

Prezzo: € 11,00

“Tutti voi marcirete come topi schifosi in mezzo a tutti questi libri. Un giorno vi ritroverete con il sacerdote venuto a somministrarvi l’estrema unzione. E mentre vi ungeranno d’olio la pianta dei piedi, vi direte: «Cosa ho fatto della mia vita? L’ho consacrata alla contabilità». Bestie.”

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Ogni volta è la stessa storia. Se devo scegliere un libro, non so esattamente per quale motivo, mi oriento quasi sempre sulla letteratura che conosco meglio: un classico francese, un contemporaneo inglese, qualcosa d’italiano, o di statunitense. Mi sono più familiari, in qualche modo. Solo ultimamente ho imparato ad aprirmi anche ad altre culture, a cercare di esplorare generi diversi e terre lontane. Sono così giunta a Roberto Arlt, autore argentino vissuto nella prima metà del Novecento. I miei dubbi (mi piacerà poi davvero? non narrerà forse di cose troppo distanti da quelle a cui sono abituata?) sono stati dissipati immediatamente. Ho terminato la mia lettura con gli occhi sgranati e la bocca semi spalancata, e non sto esagerando. Arlt mi ha dato qualcosa, uno stupore particolare, una consapevolezza maggiore. Non posso fare a meno di ringraziare Edizioni Arcoiris, e in particolare la collana ‘Gli Eccentrici‘, per aver portato in Italia questi due, meravigliosi, testi.

“Saverio, il Crudele” è la prima opera teatrale davanti cui ci si ritrova aprendo il libro. Fin dall’inizio è possibile individuare quello che è uno dei temi principali della pièce, ovvero l’inganno. Susana ed un gruppo di suoi amici e familiari hanno deciso di approfittarsi della probabile ingenuità di un uomo di nome Saverio, di mestiere fornitore di burro, inscenando uno scherzo alle sue spalle. Con un tranello (la proposta di un affare) lo attirano a casa loro; qui, Pedro, Luisa e Juan gli comunicano che Susana, purtroppo, non può riceverlo in quanto è improvvisamente impazzita. La ragazza, infatti, pensa di essere una regina, il cui trono è stato rubato da un crudele Colonnello. L’unico modo per guarirla – gli riferiscono, disperati – è stare al suo gioco ed inscenare quello in cui crede: ghigliottinando il perfido militare e recuperando il suo regno, infatti, probabilmente la giovane donna tornerà normale. E’ necessario dunque che qualcuno, in questa farsa terapeutica, interpreti il ruolo del Colonnello: ed è esattamente a questo che serve la presenza di Saverio, il quale accetterà, un po’ titubante. Tutti sono d’accordo, numerose sono le persone coinvolte in questa burla, tranne la sorella della protagonista, che si oppone, indignata, alla pubblica derisione di un estraneo. Ma, come afferma Juan, «Il bello sta proprio lì, Julia. Che interesse ci sarebbe nella farsa se uno dei partecipanti non ignorasse il segreto? Il segreto, in un certo senso, è la buccia di banana che il passante distratto calpesta camminando». A poco a poco, però, cominciamo a capire qual è il vero scopo di Arlt: non offrirci uno spettacolino grottesco, comico per i più goliardi e penoso per i più sensibili. Lo scrittore vuole invece ribaltare le carte in tavola, mettere in luce il fatto che anche il più mite degli uomini, se posto nelle giuste condizioni, può rivelarsi uno spietato boia. Così, quindi, Saverio comincia ad immedesimarsi fin troppo bene nel ruolo che gli è stato affidato, prendendo alla lettera una frase dei Vangeli, che scrive “Siate astuti come serpenti e candidi come colombe”. Alla festa organizzata a casa di Susana, occasione in cui la donna dovrebbe riprendersi l’ipotetico trono, Saverio fa il suo ingresso trionfale e di lì a poco gli eventi precipiteranno. I lettori rimarranno sconvolti da una serie di colpi di scena, e, terminata l’opera, non potranno che domandarsi quale sia il prezzo da pagare per quello che sembrava un innocente scherzo e che invece sotto nascondeva molto di più.

Come se non bastasse il turbamento d’animo provocato dalla prima pièce, Roberto Arlt, con il suo secondo lavoro qui raccolto, ci da il colpo di grazia. “L’isola deserta” è una storia breve, non molto complessa, ma letale. I personaggi principali sono un gruppo di impiegati, per lo più senza nome, che lavorano con impegno in un ufficio al decimo piano di un palazzo. Nonostante la loro continua forza di volontà, però, non rendono quanto dovrebbero ed il Capo, figura minacciosa e razionale, li rimprovera dei numerosi errori commessi. Tutto d’un tratto uno di essi, Manuel, confessa al superiore di non riuscire più a lavorare: l’ufficio ha infatti una finestra immensa che si affaccia sul porto e questo continuo andare e venire di navi distrae lui ed i suoi colleghi, li rende pensierosi e malinconici, gli impedisce di concentrarsi assiduamente nelle loro mansioni. A partire da questa lamentela, dunque, ha inizio una conversazione tra i vari dipendenti, che si accentua maggiormente con l’arrivo del fattorino mulatto Cipriano: quest’ultimo, infatti, comincia a narrare le numerose avventure a cui ha preso parte lavorando sulle navi. L’orientalismo introdotto da questo personaggio fa sì che emerga il desiderio di esplorare, viaggiare e liberarsi da un lavoro ripetitivo e monotono. Manuel, María e gli altri rimangono incantati dai racconti di Cipriano e sognano una vita altrove, su un’isola deserta, un’esistenza diversa, e non sanno che, in un certo senso, quest’ultima starà proprio per cambiare.

Dal poco che sono riuscita a carpire su di lui, per Roberto Arlt scrivere era vitale: egli desiderava con tutto se stesso ricercare la verità e la felicità (due cose che molto spesso non coincidono), e gettare nero su bianco era un modo per farlo. In queste due opere c’è tutto: il metateatro, la finzione, la fiaba, la follia, il grottesco, l’assurdo, l’evasione, l’infelicità, l’abitudine, il coraggio. Inutile dire che questo scrittore mi ha incuriosita veramente molto, mi ha lasciato sensazioni fortissime e soprattutto la voglia di scoprirlo ancora, di entrare nuovamente nel suo universo. Consigliatissimo!

Voto: 4.5/5

Mrs. C.

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