Dario Pontuale – La biblioteca delle idee morte

Titolo: La biblioteca delle idee morte

Autore: Dario Pontuale

Editore: Bordeaux Edizioni

Anno: 2013

Pagine: 138

Prezzo: € 10,00

“D’accordo, forse non camperò scrivendo romanzi o racconti, ma certamente sopravviverò leggendoli.”

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La biblioteca delle idee morte” è l’opera d’esordio di Dario Pontuale, scrittore romano e studioso di letteratura otto-novecentesca, autore di tre romanzi. Anche se, quando parliamo di “La biblioteca delle idee morte“, identificarlo come romanzo, nell’accezione più classica del termine, è riduttivo. Infatti il primo libro di Pontuale racchiude al proprio interno cinque racconti, che si fondono e diventano una cosa sola con la storia principale narrata dal protagonista. Il tutto poi è una splendida e sentita dichiarazione d’amore verso quel mondo fatto di carta e inchiostro, che al suo interno racchiude emozioni a non finire. I libri, e di conseguenza la lettura e la scrittura, sono i veri e indiscussi protagonisti dell’opera di Pontuale, che diventa un’ode alla letteratura, senza alcuna forma di distinzione.

La narrazione prende il via attraverso le parole del protagonista, un ragazzo che lavora presso una casa editrice di piccole dimensioni. Nonostante i suoi gloriosi sogni di successo legati al mondo editoriale, al momento l’unica occupazione che è riuscito a trovare è quella di tuttofare (svuotare i cestini, riordinare le scrivanie, spegnere le luci, chiudere le ante degli armadi rimaste aperte). Questo suo ruolo, che lui ama definire come “il perfezionista dell’azienda”, gli consente di essere sempre l’ultimo che la sera abbandona gli uffici. Ciò gli permette di attuare una sua personale crociata verso i manoscritti rifiutati, per salvaguardarli e dare loro l’attenzione che si meritano. Da tre anni infatti il narratore sottrae, dalle immense pile presenti sulle scrivanie, alcuni degli scritti che non verranno mai pubblicati, creando così la propria personale biblioteca. Ogni volta che sfoglia uno dei volumi rubati, gli sembra di addentrarsi in un luogo ancora inesplorato e di essere così un privilegiato rispetto agli altri lettori, che non potranno mai godere di quelle pagine. Il protagonista ci fa così entrare quasi sottovoce all’interno del suo mondo, scegliendo di leggerci alcuni dei racconti che nel corso degli anni lo hanno maggiormente toccato nel profondo. Espediente narrativo che ho trovato particolarmente originale e intrigante, è stato l’associare ad ogni manoscritto un odore che lo impregna e con cui il narratore non può fare a meno di identificarlo. Il primo racconto di cui andiamo alla scoperta è “Tentazione” o “Racconto alla lavanda”. Francesco De Fabris è un solitario e abitudinario professore di diritto, la cui vita si trascina lenta e senza sorprese. Sarà un avvenimento semplice e banale che arriverà a fare caos nella sua esistenza. Infatti il professore riceve per sbaglio una scatola indirizzata ad un’altra persona, tale Francesco De Fabbris, e ciò scatenerà una serie di dubbi e tormenti interiori senza precedenti nella vita dell’uomo. La deve aprire oppure la deve restituire? Sarà stato un errore di ortografia oppure è davvero indirizzata ad un’altra persona? Tra incertezze e angosce, ci facciamo strada verso il secondo racconto, “Senza neanche bussare” o “Racconto al caffè”. Protagonista è il signor Renato, medico di un piccolo paese, che improvvisamente si ritrova faccia a faccia con il suo doppio, che gli propone di fingersi morto, così da dimostrare al dottore come la gente reagirà di fronte alla sua dipartita. Dapprima scettico ma poi lasciatosi convincere, il signor Renato scoprirà che ciò che gli altri pensano di lui non è esattamente come se lo immaginava. Si prosegue con “Di certo ero piccolo” o “Racconto al pane caldo”, che ci riporta ai tempi dell’infanzia, quando un cortile polveroso, un pallone e una porta improvvisata erano tutto il nostro mondo. Narrato in prima persona, il protagonista è un ragazzino che sbaglia un tiro lanciando il pallone sui rami di un albero, dove rimane incastrato. Incidente all’apparenza di poca importante, assume contorni giganteschi agli occhi del piccolo narratore, che trasformerà il recupero del pallone in una vera e propria missione. “Sguardi da un vetro” o “Racconto alla polvere” è sicuramente la storia con i maggiori risvolti filosofici e riflessivi. Lorenzo decida di abbandonare il paese in cui è cresciuto per iniziare altrove una nuova esistenza. Mentre sul treno guarda con occhi nostalgici quanto si sta lasciando indietro, fa la conoscenza di un bizzarro anziano, che gli aprirà la mente verso nuove prospettive e punti di vista. Nell’ultimo racconto, “Purgatori artificiali” o “Racconto all’aria”, seguiamo i tortuosi e toccanti pensieri di un lavoratore estremamente particolare. Chi narra la storia è infatti un guardiano di magazzini di sogni sfumati, che ci prende per mano e ci introduce all’interno della sua strana occupazione, tra clienti misteriosi e un capo spietato.

La biblioteca delle idee morte” è un romanzo nel romanzo, che alterna commoventi spaccati di vita ad intense e penetranti riflessioni esistenziali del narratore. Un vero e proprio elogio dell’arte della scrittura e di quegli scrittori che, anche se non troveranno mai qualcuno che creda nelle loro opere, avranno sempre qualcosa di bello ed importante da dire. Un invito ai lettori a non fossilizzarsi su quanto ci propone in superficie il mercato editoriale, ma a scavare  con la passione che contraddistingue  chi della lettura ne ha fatto uno stile di vita, riportando alla luce e dando la giusta visibilità a perle letterarie che altrimenti andrebbero perse. E io non posso che essere d’accordo con Pontuale: a volte le idee morte sono più vive che mai.

Mr. P.

Voto: 4,5/5

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