Robert Louis Stevenson – Le notti sull’isola

Titolo: Le notti sull’isola

Autore: Robert Louis Stevenson

Editore: Bordeaux Edizioni

Anno: 2016

Pagine: 151

Prezzo: € 16,00

“Vidi quell’isola per la prima volta quando non era né notte né mattino. La luna calava a ovest, ma era ancora grande e luminosa. A oriente, nella luce rosea dell’alba, la stella del mattino brillava come un diamante. La brezza di terra soffiava sui nostri volti e aveva un forte odore di limone selvatico e vaniglia, anche d’altri profumi, ma quelli erano i più intensi; la frescura mi fece starnutire. Debbo dire che ero stato per anni in un’isola bassa vicino l’equatore, vivendo gran parte del tempo in solitudine, fra gli indigeni. Questa era una nuova esperienza: perfino la lingua mi risultava nuova. La vista di quei boschi e di quelle montagne, il loro insolito odore, mi rigeneravano il sangue.”

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Quando parliamo di Robert Louis Stevenson, il primo pensiero che ci balena in testa va sicuramente ai grandi romanzi d’avventura “L’isola del tesoro” o “La freccia nera”, oppure al capolavoro della letteratura fantastica “Lo strano caso del Dr. Jekill e di Mr. Hyde”. Pochi di noi però sanno che lo scrittore scozzese ha al suo attivo anche una nutrita produzione di racconti, che spaziano dal gotico all’avventuroso, passando per il fantastico. La Bordeaux Edizioni ha pensato bene di farci riscoprire proprio una fetta delle opere brevi di Stevenson, purtroppo ingiustamente dimenticate, proponendo in una nuova traduzione la raccolta “Le notti sull’isola”. Il volume comprende tre racconti, profondamente influenzati dal soggiorno di Stevenson in Polinesia, che si protrarrà fino alla sua morte.

Pubblicate nel 1893 e originariamente non concepite come un’opera unica, le storie che compongono “Le notti sull’isola” si possono suddividere in due filoni principali, quello improntato ad un realismo volto alla condanna della presenza dell’uomo occidentale nelle colonie polinesiane, e quello invece impregnato di trovate fantastiche e surreali. “La spiaggia di Falesà”, il lungo racconto che apre il volume, è decisamente rientrante nella prima categoria. La vicenda viene narrata in prima persona dal mercante inglese Wiltshire, sbarcato sull’isola di Falesà con il compito di rilevare e riportare in attività una rivendita commerciale di beni di primo consumo. Già dalle prime pagine e dalla vivida descrizione che il protagonista fa dell’isola, ci sembra di essere catapultati in luogo esotico e fuori dal tempo, dove basta chiudere gli occhi per venire investiti dalla fresca brezza del mattino e sentire il profumo dei limoni selvatici inondarci le narici. La narrazione entra nel vivo quando Wiltshire fa la conoscenza del meschino e senza scrupoli Case, l’unico altro commerciante presente sull’isola. Simulando le migliori intenzioni, Case convince Wiltshire a sposare la bella Uma, indigena oggetto di una superstizione popolare, a causa della quale viene isolata dal resto abitanti. La paura spinge quindi gli isolani a smettere di trattare con Wiltshire, lasciando così a Case il dominio sui traffici commerciali di Falesà. Quando il narratore scopre l’inganno in cui è a caduto ad opera del rivale, giura di vendicarsi, senza però rinnegare il suo amore verso Uma. Iniziano così una serie di strani consulti con un missionario poco ortodosso e uno dei singolari vecchi a capo dell’isola, cercando di smascherare Case e le sue illusioni a danno degli indigeni, perpetrate profanando un luogo sacro mediante una subdola e diabolica messinscena. Il racconto vuole essere una denuncia del colonialismo occidentale a discapito dei popoli che abitano le isole del Pacifico, sfruttati e portati al degrado da chi invece avrebbe dovuti educarli e civilizzarli. La raccolta prosegue cambiando registro narrativo e avvolgendoci con atmosfere surreali e oniriche. “Il diavolo nella bottiglia” vede come protagonista un indigeno di nome Keawe, che entra in possesso – pagandola una miseria – di una misteriosa ed oscura bottiglia abitata da un orribile diavolo. Il mistico oggetto consente a chi lo possiede di realizzare qualsiasi desiderio, condannando però il proprietario alla dannazione eterna. L’unico modo per sfuggire alla sorte maledetta, è quello di venderlo a qualcun’altro ad un prezzo inferiore. La bottiglia condurrà Keawe sull’orlo della disperazione, intrecciando i suoi desideri con la scoperta del vero amore. Il visionario “L’isola delle voci“, ultimo racconto della raccolta, narra le vicende di Keola, genero di uno dei maghi più potenti al mondo. Venuto a conoscenza dello stravagante e pericoloso metodo utilizzato dal suocero per arricchirsi, tenta di sfruttare i suoi poteri a proprio vantaggio. Tutto ciò che però ottiene Keola è di rimanere imprigionato in un’isola dal sinistro appellativo dell’Isola delle voci, a causa dei continui bisbigli e mormorii che si odono sulla spiaggia e che gli abitanti attribuiscono agli spiriti. Keola dovrà fronteggiare una serie di inquietanti eventi, per riuscire a sfuggire al suo orribile destino. Completano il volume una bella prefazione di Ernesto Ferrero sull’importanza di leggere i classici e un’approfondita introduzione all’opera di Stevenson a cura di Dario Pontuale.

I racconti di Stevenson sprigionano un fascino irresistibile, disegnando immagini intense e colorate, in grado di trasportarci in un attimo dall’altra parte del mondo. Piccoli tesori da scoprire lentamente, lasciandosi avvolgere dall’immaginario avventuroso e irreale che sanno dipingere. Una lettura di evasione ma allo stesso tempo pregna di significati ed insegnamenti nascosti, che farà felici sia gli amanti della forma breve, sia chi cerca storie dal sapore esotico e originale.

Voto: 4/5

Mr. P.

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