James Graham Ballard – Il condominio

Titolo: Il condominio

Autore: James Graham Ballard

Editore: Feltrinelli

Anno: 2015

Pagine: 189

Prezzo: € 8,50

“Anche il disfacimento del grattacielo era un modello del mondo in cui sarebbero vissuti in futuro. Era uno scenario post-tecnologico, dove ogni cosa o era in abbandono o più ambiguamente rivista secondo modalità inaspettate e più significative.”

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Ballard diede alla luce Il condominio” nel 1975 ma, per il lettore che si appresta a scoprirlo nel 2016, l’impatto straniante e destabilizzante che sanno provocare la violenza fisica e psicologica emanata dalla sue pagine rimane immutata. “Il condominio” è un pugno in pieno volto, sferrato quando meno lo si aspetta, ma nello stesso tempo è anche un’analisi accurata e, oserei dire, quasi scientifica della depravazione della coscienza umana e degli angoli bui e poco rassicuranti nascosti nel più profondo del nostro io. Un’opera poco facile da digerire, che rimane sullo stomaco, in attesa di essere metabolizzata e, forse, compresa.

La narrazione prende il via durante una giornata uguale a tutte le altre, in cui nulla sembra discostarsi minimamente dal concetto di normalità. Ma dopo appena un paio di righe, il lettore non può non strabuzzare gli occhi e rileggere le poche parole che la sua mente deve ancora assimilare: “Era trascorso qualche tempo e, seduto sul balcone a mangiare il cane, il dottor Robert Laing rifletteva sui singolari avvenimenti verificatisi in quell’immenso condominio nei tre mesi precedenti.” Il dottor Laing, docente alla facoltà di medicina da poco divorziato e uno dei tre protagonisti del romanzo, è assorto nelle sue meditazioni mentre sgranocchia placidamente un cane. Ed ecco che l’apparente normalità subito si sgretola e un senso di spaesamento inizia languido a farsi strada, instillando dubbi e inquietudine. L’intera vicenda si svolge all’interno di un condominio immenso, un mostro di cemento alto 40 piani, che accoglie tra le sue fauci spalancate 2.000 persone. Un avamposto della tecnologia, dotato di ogni comfort e completamente autosufficiente. Un supermaket, una banca, un ristorante, due piscine, un parco giochi per i più piccoli: un ecosistema avulso dal resto del mondo, in cui ognuno può condurre una vita appartata e autonoma, senza il bisogno di contatto umano e rapporti sociali. Un modello di fredda perfezione tecnologica in cui però, il minimo difetto all’interno di un ingranaggio, può risulta fatale. Quando una bottiglia, gettata dal balcone del trentunesimo piano durante una festa, si fracassa sul terrazzino del suo appartamento, il dottor Laing diventa il testimone involontario dell’apertura di una minuscola falla all’interno del condominio, il primo passo verso il caos e la violenza delle settimane seguenti. Violenza che inizia a manifestarsi quando, durante un blackout, viene ritrovato nella piscina il cadavere galleggiante di un levriero afghano annegato. Gli istinti primordiali dei condomini iniziano a manifestarsi in tutta la loro rozzezza e squallore. Le notti sono caratterizzate da feste sfrenate che non si concludono prima dell’alba, in cui vengono prodotte montagne di rifiuti, che iniziano ad intasare gli scivoli progettati per gettare la spazzatura, invadendo i corridoi con piccole barricate e sfracellandosi sopra i parabrezza e le capote delle costosissime auto parcheggiate ai piedi del condominio. Ormai la spirale di disordine e ferocia è stata innescata ed è impossibile arginarla. In base alla classe sociale di appartenenza, il condominio viene diviso in tre sezioni, che rispecchiano tristemente il mondo al di fuori. I piani bassi sono caratterizzati dalla piccola borghesia, costituita da hostess e piloti di aerei, tecnici e impiegati. I primi piani si trasformano in una vera e propria giungla, con i condomini che si riuniscono in tribù comandate da capi branco, devastando e saccheggiando gli appartamenti incustoditi. In centro troviamo i piani cuscinetto, formati dalla media borghesia, dove abita anche il dottor Laing. I piani alti sono invece costituiti da attori, presentatori televisivi e ricchi professionisti, dove la follia generale viene percepita in ritardo e si cerca di mantenere una parvenza di umanità. Insieme al dottor Laing, seguiamo da vicino le vicende di Anthony Royal, l’architetto che ha progettato l’edificio, proprietario dell’attico al quarantesimo piano. Royal è forse il personaggio più riflessivo e assennato dell’opera, anche se il suo disprezzo per i piani inferiori lo porterà ad isolarsi in cima insieme agli stormi di uccelli, gli unici esseri, secondo lui, in grado di comprenderlo. Completamente all’opposto è il regista televisivo in cerca di riscatto Richard Wilder, che dai piani bassi tenta la scalata del condominio, sfidando Royal nell’ottenere la supremazia sulla prigione di cemento e vetro in cui si è tramutato l’edificio. Man mano che Wilder persegue il suo compito, gli istinti violenti e la bestialità da troppo sopita nel suo animo prendono il sopravvento, trasformandolo in un vero e proprio predatore. La sopravvivenza ormai è l’unica cosa che ancora conta in un microcosmo in cui l’escalation di violenza, il solo elemento che fa da collante sull’intera comunità, porterà alla saturazione e ad un inquietante e profetico finale.

Il condominio” è una metafora, quanto mai attuale, dell’alienazione in cui è piombata l’esistenza umana, in cui le relazioni autentiche sono state spazzate via da una tecnologia sempre più invadente e resa purtroppo necessaria per la sopravvivenza dell’uomo. Un monito che Ballard ha lanciato alle generazioni future, consapevole di quanto l’animo umano possa sprofondare senza ritorno nel proprio io, diventando indifferente a quanto lo circonda e relegandolo in un angosciante isolamento, in cui il ritorno agli istinti primordiali sembra l’unica soluzione.

Voto: 4/5

Mr. P.

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3 pensieri su “James Graham Ballard – Il condominio

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