Autori vari – Racconti ispanoamericani del terrore del XIX secolo

Titolo: Racconti ispanoamericani del terrore del XIX secolo

Autore: Autori vari

Editore: Edizioni Arcoiris

Anno: 2015

Pagine: 148

Prezzo: € 12,00

“La coscienza del mio essere, delle mie idee, dei miei pensieri, delle mie azioni passate che galleggiano nella mia memoria come resti di un vascello naufragato avvolto dalle onde, con l’impreciso profilo e i contorni confusi di fantasmi vaganti nella nebbia.”

9788896583852

Essendo appassionato di racconti del terrore mi sono approcciato a questa antologia con una curiosità particolare. Infatti, quando penso a storie che narrano di spettri, di ritorni dall’oltretomba o dei complicati meccanismi della follia umana, associo immediatamente questi temi alle lande nebbiose dell’Inghilterra vittoriana o all’America di Edgar Allan Poe. Invece qui ci troviamo di fronte a nove racconti che affrontano sì i temi classici dell’orrore, ma che fuoriescono dalle penne di altrettanti autori di lingua spagnola. E chi avrebbe mai associato il terrore, quello autentico, ai caldi ed assolati paesaggi dell’America Latina? A colmare questa lacuna ci pensa Edizioni Arcoiris che, all’interno della collana “Gli Eccentrici”, porta nel nostro paese scrittori poco conosciuti o addirittura mai tradotti.

Così in questi nove scritti troviamo animali demoniaci, ossessioni che conducono all’abisso e all’annullamento della coscienza, defunti che provengono da quella zona d’ombra che non dovrebbe essere mai attraversata.
La raccolta si apre con uno dei pochi autori giunti anche in Italia, nonché capostipite del fantastico sudamericano, Leopoldo Lugones. “Il rospo” affonda le proprie radici nelle antiche tradizioni popolari, attraverso la narrazione di un’anziana signora ad un bambino. E così scopriamo che anche un animale apparentemente inoffensivo come un rospo è capace di trasmettere una sottile inquietudine, che si tramuta in un autentico incubo.
L’ombra nera” di Casimiro del Collado narra invece di un incontro con un misterioso uomo nero, giunto da un oceano di tenebre, e della visione quasi estatica di donne fatali. Una trama che, letta adesso, può forse non apparire così originale, ma che nell’Ottocento avrà sicuramente regalato notti insonni a più di un lettore.
E’ poi il turno di Rubén Darío e della sua “Thanatopia”, che non avrebbe sfigurato in una raccolta di Poe. Il protagonista del racconto è letteralmente preda di una paura ancestrale, che trova la sua origine nell’aldilà e nel mondo dei morti. Anche qui centrale è la figura femminile, portatrice di orrore e follia.
Arriviamo ora alla narrazione maggiormente visionaria dell’intera raccolta: “La confessione di Pelino Viera” di William Henry Hudson, altro autore non del tutto sconosciuto in Italia. La paura qui nasce dalla stregoneria e da una moglie che nasconde un orribile segreto. Un vero e proprio viaggio, delirante ed irrazionale, tra creature alate e multiformi. Un viaggio che viene raccontato attraverso una confessione tanto assurda quanto impregnata di verità.
Il posto centrale dell’antologia è occupato, a mio avviso, dal capolavoro del libro: “Il cane interiore” di Carlos Octavio Bunge. E proprio il cane, terribile e famelico, che infesta il subconscio del giovane protagonista, altro non è se non il nostro oscuro passeggero, la zona buia che ognuno porta dentro di sè. L’istinto primordiale che cerca costantemente una via d’uscita dalla nostra coscienza anestetizzata.
Con “Tristán Cataletto” di Julio Calcaño torniamo su territori più convenzionali all’horror di matrice classica: il vampiro infatti è la figura che domina le atmofere torbide evocate dall’autore.
Di fronte alla giuria”, scritta da Alejandro Cuevas, è la storia di un’ossessione e dell’influsso nefasto di un amico. Narrata in forma di confessione, è un racconto che, durante la lettura, ho associato più volte ad un capolavoro della narrativa del terrore, quale è “Il cuore rivelatore” di Poe. E se un autore viene paragonato a Poe la qualità certo non manca.
Il penultimo brivido lungo la schiena ce lo regala Juan Montalvo, che con “Gaspar Blondín” ritorna a narrarci della terribile presenza di un uomo misterioso, per poi sfociare nel colpo di scena finale.
La conclusione è affidata a Juana Manuela Gorriti e al brevissimo “Una visita infernale”, a parere di chi scrive il racconto più debole dell’antologia, che narra di un’apparazione demoniaca ma lasciando un po’ di amaro in bocca.

I “Racconti ispanoamericani del terrore del XIX secolo” è, come tutte le raccolte, contenitore di piccoli capolavori da riscoprire e di racconti meno d’impatto. Ma sicuramente la qualità letteraria è presente in tutte le storie di questa antologia. Dobbiamo allora ringraziare la lungimiranza e l’audacia di un piccolo editore, che ci ha regalato la possibilità di gustarci brevi narrazioni di genere, che altrimenti sarebbero rimaste ingiustamente in un immeritato oblio.

Voto 3,5/5

Mr. P.

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